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Ermanno Olmi nasce a Treviglio il
31 luglio 1931. Arriva ben presto a Milano, dove frequenta
l’Accademia d’Arte drammatica. Si cimenta con l’arte
cinematografica realizzando, giovanissimo, alcuni documentari e
nel 1958 realizza Il tempo si è fermato, il suo
primo lungometraggio. Nel ’61 realizza Il posto,
con il quale si mette in luce nel panorama internazionale, vincendo tra l’altro il premio della critica al Festival di Venezia.
Con Il posto, Olmi realizza un realistico e riuscitissimo
ritratto di quel periodo di migrazioni
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interne alla ricerca del
benessere e di un posto fisso nella Milano del boom.
Nel 1965 il regista rende omaggio a un illustre conterraneo,
papa Giovanni XXIII, con la pellicola E venne un uomo.
La definitiva affermazione di Ermanno Olmi deve attendere altri
tredici anni, arriva il 1978 e con la Rai di Paolo Grassi a
produrre viene realizzato L’albero degli zoccoli.
Palma d’oro a Cannes ’78. Olmi condensa in quest’opera tutto sé
stesso: la natura, la campagna e la fatica della gente comune,
quella rimasta ai lati del progresso industriale italiano.
Girato interamente nella campagna bergamasca e recitato in
dialetto locale dalle genti del posto, si configura come un
affresco lirico della vita rurale in un tempo a noi non poi così
lontano.
Nel 1982 fonda a Bassano del Grappa (Vi) una scuola di cinema.
Sei anni più tardi realizza La leggenda del santo bevitore,
è la prima volta che il regista bergamasco si cimenta su un
soggetto preesistente (è tratto dal romanzo di Joseph Roth), con
il quale si aggiudica il Leone d’Oro a Venezia. Dieci anni dopo
Cannes, Olmi entra nel ristrettissimo club di autori premiati
sia in laguna che sulla croisette. Trascorrono diversi anni e
ritroviamo nel nuovo millennio un nuovo capolavoro di Ermanno
Olmi: si tratta de Il mestiere delle armi, una
eccellente ricostruzione della vita di Giovanni dalle Bande
Nere. La cinepresa non ha paura di affrontare le nebbie e i bui
degli interni, i dettagli sono ancora una volta curati nei
minimi particolari. Dopo Milano e Bergamo, Olmi prosegue il suo
omaggio alla natia regione e va a girare a Mantova, sempre nelle
campagne, dove tornerà qualche anno più tardi per girare anche
Centochiodi.
Quello che colpisce nel cinema di Ermanno Olmi è il suo
irrefrenabile desiderio di andare dove solitamente il cinema
italiano non va: nelle campagne, tra le nebbie, nei campi, nella
ruralità che non è ancora scomparsa. Una parte del nostro Paese
solitamente lontana dal grande schermo, e Olmi la rappresenta,
la esalta, con poesia e passione. Non ha mai amato affidarsi a
volti noti del cinema nazionale, salvo qualche caso eccezionale,
preferendo mettere attori non professionisti al centro delle sue
storie e ha fatto anche da operatore in quasi tutti i suoi film.
E’ nato da una famiglia contadina e il suo cinema è un immenso,
smisurato, poetico, omaggio alle proprie origini.
di Matteo Bursi,
aprile 2007.
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