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Mantova, 7 settembre 2006 - Il pubblico sta entrando e lei, l'autrice
candidata al Nobel, č giā seduta tra la gente, lontanissima anni
luce da ogni minimo atteggiamento divistico...atmosfere da Festival. I
fari si accendono e la (mantovanissima) scrittrice Elia Malagō prende
parola per una breve perfetta introduzione della poetessa brasiliana che
le siede accanto. Prima che prenda parola, leggo distrattamente e di
sfuggita la sua prima poesia della raccolta e la composizione che le ha
dedicato il poeta Rafael Alberti. Lasciano il segno, da subito.
Marcia Theophilo inizia a recitare alcuni versi tratti dal volume "Amazzonia
respiro del mondo" e subito coinvolge, conquista. Non sta parlando,
non sta recitando, le parole, le sue parole, le sta vivendo e le vuol
far vivere a tutti i presenti. I suoni di quelle parole sono
indimenticabili, la sua poesia č musica, la sua poesia č colore, la sua
poesia č e-co-lo-gia, come lei stessa scandisce (con la g
tipicamente brasiliana) quasi a voler imprimere quelle otto lettere
indelebilmente negli animi di chi ha scelto di venire stasera ad
incontrarla. Ecologia, suoni e colori: č questa la grande grandissima
forza della sua poesia.
"Esiste un popolo indio nell'Amazzoni che ha trovato sedici termini
per descrivere il colore verde. Le multinazionali stanno distruggendo
l'immensa Amazzonia; lā un giorno probabilmente ci muoveremo pių veloci,
ma siamo sicuri che il movimento sia pių importante del colore?" Marcia
Theophilo č tutta in questa domanda. Marcia Theophilo č una poetessa, di
quelle grandissime. Nazim Hikmet mi emozionō in modo simile, immediato.
Non ho avuto perō la fortuna, l'onore di poter sentire di persona
cantare i versi dal poeta turco, č per questo che reputo questa serata
al chiostro di San Barnaba unica e irripetibile.
Gli applausi non sono abbastanza quando si č inondati di colori, di
suoni, di vita. Urutāu č nell'Amazzonia ma il suo messaggio di
resistenza a un mondo che sta per scomparire travalica ogni confine.
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