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Prima che prenda parola, leggo distrattamente e di
sfuggita la sua prima poesia della raccolta e la composizione che le ha
dedicato il poeta Rafael Alberti. Lasciano il segno, da subito.
Marcia Theophilo inizia a recitare alcuni versi tratti dal volume "Amazzonia
respiro del mondo" e subito coinvolge, conquista. Non sta parlando, non
sta recitando, le parole, le sue parole, le sta vivendo e le vuol far
vivere a tutti i presenti. La sua poesia č musica, la sua poesia č
colore, la sua poesia č e-co-lo-gia, come lei stessa scandisce
quasi a voler imprimere quelle otto lettere indelebilmente negli animi
di chi ha scelto di venire stasera ad incontrarla.
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Incontrarlo non č facile, dato che negli ultimi anni ha fatto una vita in viaggio per il mondo.
Immaginate di prendere la vespa e partire per un viaggio di 254.000 km, di attraversi i cinque continenti e 134 paesi: Giorgio Bettinelli lo ha fatto.
Ha visto Africa, Asia, Europa, Nord America, Centro America, Sud America e Oceania, da Roma a Saigon, dall'Alaska alla Terra del Fuoco, da Melbourne a Cittā del Capo e dal Cile alla Tasmania.
Lui, la sua vespa e la sua chitarra; per uno che non sa nulla di motori non male...
Ha imparato sei lingue, studia il cinese, si č sposato con una donna di
Taiwan, č stato rapito in Congo...
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A Mantova, tra musica e parole, Andrea De Carlo ha incantato.
Lo scrittore milanese che non ama Milano ha voluto presentarsi al Festivaletteratura come chitarrista, accompagnato alle tablas dal suo amico Arup Kanti Das.
Sin dall'ingresso (per testare gli strumenti) ha dimostrato di voler essere sé stesso, naturale e familiare come il festival e la cittā sono.
Non ha voluto un ingresso a sensazione, č entrato e si č seduto sul palco,
come il pubblico entrava e si sedeva al suo posto. De Carlo alla chitarra ed il bengalese Arup Kanti Das alle percussioni hanno eseguito delle musiche (alcune delle quali contenute nel cd di accompagnamento al libro
Veri Nomi) trasportati dalla passione e l'energia della musica stessa.
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Helga Schneider oggi ha 66 anni ed č cittadina italiana.
Helga Schneider ieri era bambina, era una di quei bambini usati come oggetti di propaganda che negli ultimi mesi della vita di Adolf Hitler, lo incontrarono nel suo bunker "metri metri di cemento sotto Berlino".
Helga strinse la mano al Fuhrer e vide un uomo vecchio e malato, la stretta di mano dell'uomo che doveva guidare la Germania era una stretta molle, la mano era sudata. Helga a sette anni ne rimase esterefatta.
La sua storia, la storia che ha raccontato al Festival e che racconta quando incontra bambini e adulti, non č solo di un incontro con uno dei pių diabolici esseri umani, la sua storia č una storia di sofferenze vissute, viste e conosciute.
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