| Aiuta il Mondo - CXLIX - giovedì 10 novembre 2005 | ||
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La guerra arriva in Giordania. |
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Per il momento è di 56 morti e più di 300 feriti il bilancio delle tre esplosioni simultanee che, alle 21 circa di ieri sera, hanno sconvolto Amman, la capitale della Giordania. L'obbiettivo degli attentati sono tre grandi alberghi del centro della capitale: il Grand Hyatt, il Radisson Sas e il Days Inn. Il Grand Hyatt è in pieno centro, il Radisson Sas è nel quartiere finanziario Shmeisani ed è ritenuto una meta privilegiata dei turisti o degli uomini d'affari statunitensi e israeliani di passaggio ad Amman e il Days Inn, un albergo più modesto degli altri due, nel quartiere residenziale di Rabieh, a meno di un chilometro dall'ambasciata israeliana in Giordania. Tutte e tre le strutture sono sempre affollate di occidentali. Attacco devastante. Il bilancio non è ancora definitivo e rischia di aggravarsi. Anche perchè i tre alberghi erano affollati di clienti e per esempio, al Radisson Sas, era in corso un banchetto nuziale con più di 250 invitati.Bashir Daajah, un portavoce della polizia giordana, ha dichiarato che si tratterebbe di attentatori suicidi, almeno tre, che sono entrati in azione contemporaneamente, ma le indagini sono in corso e non ci sonno conferme ufficiali. Subito dopo l'attentato, il vice Primo Ministro, ha indicato in al-Qaeda l'organizzazione responsabile degli attentati. Poco dopo, con il solito annucnio su un sito internet ripreso dal canale satellitare al-Jazeera, l'Organizzazione di al-Qaeda per il Paese di Rafiadian (la Mesopotamia) ha rivendicato gli attacchi. E' il gruppo che si ritiene guidata da Abu Musab al-Zarqawi, il ricercato numero 1 in Iraq, giordano di nascita, e l'uomo che gli Stati Uniti ritengono il vero capo della guerriglia anti-Coalizione. Ricercato vivo o morto. Zarqawi è diventato un obiettivo delle indagini internazionali prorpio per un'azione nel suo Paese. Il 28 ottobre del 2002, ad Amman, venne assassinato Lawrence Fowley, un diplomatico statunitense in servizio all'ambasciata Usa in Giordania. Fowley lavorava per Usaid, che si occupa di cooperazione all'estero per gli Stati Uniti, ma che spesso è stata accusata di essere un'emanazione della Cia. L'omicidio di Fowley segnò una svolta preoccupante per la monarchia hascemita al potere in Giordania, in quanto era la prima volta che un diplomatico occidentale veniva ucciso ad Amman. Zarqawi era poco conosciuto fino a quel momento, in quanto dopo una carriera da delinquente comune, era stato arrestato e secondo le scarse informazioni sul suo conto, in carcere si era avvicinato agli ambienti dell'estremismo islamico in Giordania, fino a diventarne uno dei leader. Tanto da portare l'allora Segretario di Stato Usa Colin Powell, il 5 febbraio del 2003, davanti al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, ad affermare che Zarqawi è “il legame, l’anello di congiunzione tra al-Qaeda e Saddam Hussein”. Da quel momento, migliaia delle vittime delle stragi in Iraq sono state attribuite a lui. Un Paese in bilico. Ma il legame con la guerra in Iraq non è solo Zarqawi. “La Giordania, nei giorni scorsi, ha corso il rischio di subire un attacco terroristico di una violenza inaudita, senza precedenti nella storia del Paese. Stiamo attraversando un momento delicato per la Giordania e dobbiamo essere tutti uniti”. Con queste parole Abdullah II, re di Giordania, in una lettera aperta, ha ringraziato i servizi di sicurezza di Amman ad aprile 2004. Quell'episodio rendeva il clima che si è creato attorno alla casa regnante giordana. Abdullah II, che ha preso il posto del padre Hussein, ha dal primo momento confermato la linea politica filo occidentale impostata dal genitore. Come il primo non aveva fatto mancare il suo appoggio alla prima Guerra del Golfo nel 1991, Abdullah II non ha contrastato l'attacco all'Iraq nel marzo 2003. La monarchia hascemita ha sempre tenuto una linea originale anche nel conflitto israelo-palestinese e la Giordania, assieme all'Egitto, è l'unico Paese ad aver firmato un trattato di pace con Israele. La pressione sulla casa regnante è andata aumentando e adesso, negli ambienti più radicali dell'Islam militante, la Giordania viene visto come uno degli stati alleati degli Stati Uniti. Un nuovo episodio della crescente tensione in Giordania è stato l'attacco del 19 agosto 2005, quando alcuni ordigni vennero fatti esplodere nel porto della città giordana di Aqaba nei pressi di una nave da guerra Usa. Un soldato giordano di guardia al molo dov'era ancorata la nave morì, ma l'entità dell'attentato fu circoscritta. Non come è invece accaduto ieri ad Amman. Le tre bombe di ieri sera, come l'attacco contro la città di Aqaba, sono il segnale che la Giordania e il re Abdallah sono ormai sotto attacco. La guerra in Iraq non finisce in Mesopotamia. |
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articolo tratto da www.peacereporter.net |
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