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Con Mulholland Drive David Lynch porta alle estreme conseguenze il
discorso già iniziato con Lost Highway: la destrutturazione del
racconto, la perdita di riferimenti certi all’interno della storia,
l’atmosfera onirica e irreale diventano in Mulholland Drive gli
strumenti perfetti per mettere in scena il dolore che nasce da un amore non
corrisposto. Niente di più semplice, niente di più banale ed è straordinario
come Lynch sia riuscito a mettere in scena emozioni così intime e delicate
senza mai scivolare nel patetico ma anzi costruendo uno dei film più
emotivamente intensi, struggenti e commoventi della storia del cinema.
La vicenda narrata è del tutto marginale e provare a ricostruirla,
considerando il film come una sorta di puzzle da ricomporre, gli fa perdere
inevitabilmente l’eccezionale forza romantica ed emotiva.
Dice David Lynch che questo film, come già Lost Highway, ha a che
fare con l’immaginazione e come questa reagisce a certi problemi: nel caso
di Mulholland Drive l’immaginazione di una donna disperata per amore
reagisce costruendo situazioni inventate con le quali cercare, invano, di
calmare il proprio dolore attraverso un processo mentale che risulta
tristissimo, tragico e struggente. Mulholland Drive è uno sguardo
pieno di compassione e partecipazione commossa sulla tragedia interiore di
un amore rifiutato.
Ciò a cui lo spettatore assiste per gran parte del film è una realtà
elaborata da un’immaginazione triste: il grido disperato che il film lancia
è così chiaro, doloroso perfino, nel raccontare le emozioni di Betty-Diane,
non c’è bisogno di smontarlo o peggio spiegarlo. Come si possono spiegare
quelle fantasie patetiche in cui si cerca consolazione quando si è tristi? O
le immagini felici ed esageratamente romantiche che si costruiscono nella
propria mente quando si è innamorati? Il film di Lynch è fatto di questo, di
emozione pura e sentimento amoroso. Mulholland Drive è uno dei film
sull’amore più dolorosi, lancinanti e reali mai realizzati; non ha senso
separare rigidamente il film in parte reale e parte sognata o immaginata.
Cosa si può aggiungere alle lacrime di Betty-Diane che scendono ascoltando
versi come “Llorando por tu amor”? Lynch sa raccontare le lacrime d’amore
con una partecipazione commossa, un rispetto, una delicatezza e una
intensità assolute attraverso una messa in scena come sempre fascinosa e
sottilmente inquietante.
Se si ricostruisce o si tenta di raccontare la trama del film, di colpo
scompare l’emozione trasmessa dalle immagini, perché il pianto d’amore non
si può spiegare, si può solo provare, lo si può solo sentire e vivere per
poi non dimenticarlo più.
In quest’opera tragica e romantica la musica di Badalamenti ricopre
un’importanza straordinaria: sono le note del compositore a comunicare allo
spettatore la tristezza e la drammaticità del personaggio di Betty, fin dal
suo arrivo all’aeroporto in cui tutto sembra così luminoso e accogliente.
Prima di scoprire che ciò che sta vedendo non è altro che un’illusione, un
sogno impossibile, lo spettatore ne avverte la precarietà, il senso di
tragedia imminente: lo avverte dagli occhi di Betty, dalla tenerezza del suo
sorriso (l’interpretazione di Naomi Watts è commovente), dalla musica
struggente che accompagna l’ingresso a Hollywood della protagonista.
Mulholland Drive è forse il film più emozionante di David Lynch, uno
dei più astratti ma anche uno dei più terribilmente reali nel mettere in
scena le emozioni umane: Lynch rinuncia alla narrazione classica e riesce
così a non raccontare una storia ma bensì direttamente il pianto, la
tristezza e l’amore creando un film indimenticabile.
Giudizio:
    (legenda).
di Valentina Alfonsi. 7 Maggio 2007. |