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Nel caleidoscopio degli anni Settanta Una giornata particolare di
Ettore Scola si staglia come una delle punte di diamante del cinema italiano
dal grande impegno civile e dalle forti istanze morali. Nominato all’Oscar
come miglior film straniero, Una giornata particolare è, infatti, uno
dei testimoni più importanti del costante indirizzo sociale assunto dal
nostro cinema a partire dal neorealismo, colpendo lo spettatore per
l’asciutta lucidità con cui fornisce il ritratto degli emarginati nella
società fascista degli anni Trenta.
Dopo le due commedie grottesche (Brutti, Sporchi e Cattivi e
l’episodio de Signori e Signori, Buonanotte, entrambe del
1976) con Una giornata particolare Scola cambia, così, rotta e
ritorna, attraverso un sottile affondo nella falsa retorica del fascismo, ai
suoi malinconici ritratti sociali, già visti ne Il commissario Pepe
(1969), Dramma della gelosia, tutti i particolari in
cronaca (1970) e C’eravamo tanto amati (1974).
In una perfetta aristotelica unità di tempo, luogo e spazio Scola mette ora
in scena la vicenda di due inquini di uno squallido palazzo popolare,
l’intellettuale omosessuale Gabriele (Marcello Mastroianni, candidato
all’Oscar come miglior attore) e la casalinga frustrata Antonietta (Sophia
Loren in uno dei suoi ruoli migliori, molto lontano dal suo cliché di
diva internazionale), che si incontrano il 6 maggio 1938, il giorno della
visita di Hitler a Roma. Una giornata particolare è proprio la storia
della nascita del rapporto tra questi due individui, così diversi tra loro,
l’uno estroverso e indipendente, l’altra conformista e dimessa, eppure allo
stesso tempo così simili perché tutti e due appartengono alla schiera dei
perdenti, entrambi vittime della prepotenza del “più forte”.
Durante questa “giornata particolare” la storia con la S minuscola
s’impregna, dunque, della storia con la S maiuscola. Già dalla prima
sequenza Scola orienta subito l’attenzione dello spettatore verso il reale
contesto storico della storia di Antonietta e Gabriele, mostrandoci in
apertura il filmato in bianco e nero del viaggio in treno di Hitler per
giungere a Roma. Poi, attraverso un articolo piano – sequenza Scola, senza
staccare mai la macchina da presa, inquadra con un movimento circolare il
casermone popolare, dove si svolge la vicenda fino, a fermarsi su una
finestra per focalizzare l’attenzione su Antonietta, intenta a svegliare
marito e figli, che stanno per andare, insieme a quasi tutta la popolazione
di Roma, a rendere omaggio a Hitler e Mussolini. In seguito, per tutto il
susseguirsi del film la vicenda privata di Antonietta e Gabriele viene
sempre interrotta da un elemento storico reale (l’inizio delle trasmissione
radiofonica, l’esibizione degli aerei militari, la folla di ritorno dalla
parata militare) che disturba in qualche modo i momenti d’intimità della
coppia.
Tuttavia, sarà la stessa presa di coscienza della realtà storica a dare un
nuovo significato alla vita di Antonietta. L’incontro irripetibile con
Gabriele sconvolge ogni certezza di Antonietta che in un crescendo
d’intensità drammatica vede crollare i valori fascisti in cui ha creduto
finora. Resta nella memoria lo sguardo affranto e deluso, ma ormai
consapevole della propria condizione di emarginata, di Antonietta che
dall’appartamento di Gabriele guarda verso il proprio focolare domestico; la
stessa intensità di Antonietta si ritroverà circa venti anni dopo nello
sguardo dell’infelice Giovanna (Giovanna Mezzogiorno), protagonista de
La finestra di fronte di Ferzan Ozpetek, che spia, attraverso la
finestra del vicino e amante Lorenzo (Raoul Bova), il marito e i figli.
Infine, è da sottolineare l’importante ruolo che gioca il sonoro nella
costruzione del senso del film. Scola stimola lo spettatore a seguire in
ogni inquadratura la dialettica tra immagine e suono. Durante tutta la
durata del film la musica e i suoni diegetici, dati dalla canzoni
patriottiche e dal commento radiofonico della radio, accompagnano il
percorso di crescita di Antonietta, configurandosi come il leit – motiv
della sua oppressione. Solo nell’epilogo finale il sonoro si trasforma da
strumento patriottico ad elemento di piacere, sancendo tramite
l’orecchiabile motivo di Belle bimbe innamorate, già brevemente
ascoltato in un momento di tenerezza tra Antonietta e Gabriele, la nuova
consapevolezza di Antonietta.
Ma al di là di ogni contenuto socio–politico, Scola con Una giornata
particolare si è dimostrato capace di regalare con semplicità agli
spettatori pennellate di amara verità e un senso di vertigine che appartiene
alla vita vissuta.
Un film che si può davvero
considerare un piccolo gioiello del cinema italiano.
Giudizio:
   (legenda).
di Maria Grazia Rossi. 16
novembre 2007. |