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Si può spiegare un mito? Si può esprimere a parole la brillante lucentezza
dei diamanti, ma soprattutto quella del sorriso di Audrey Hepburn – Holly
Golightly? Si può descrivere l’armonia e la bellezza di una colonna sonora
che ha meritato l’Oscar e di una canzone sussurrata a fior di labbra davanti
alla finestra?
Potremo sempre continuare a chiederci che cosa ha reso questo film una
pietra miliare del cinema, ma non riusciremo mai a capirlo completamente.
Perché, come tutti i capolavori, Colazione da Tiffany prende il cuore senza
dar spiegazioni alla testa. Potremmo chiederci se si tratta della trama,
tratta dal best seller di Truman Capote, o della regia assolutamente
perfetta di Blake Edwards, o del sorriso di Audrey Hepburn, una donna un
mito. Ma non sarebbe nulla di tutto questo, o piuttosto un insieme di
melodie visive perfettamente armonizzate fra loro, immagini e dialoghi tanto
fluidi che alla fine del film ci si risveglia come da un sogno. Calati a
tratti nel personaggio della “svampita” Holly o dello “scrittore”
(obbligatorie le virgolette) George Peppard, protagonisti di una storia
d’amore sottile, che forse è quella dello spettatore per loro, non potremo
mai comprendere fino in fondo la bellezza. Perché Colazione da Tiffany è la
bellezza fatta cinema, la bellezza fatta storia. La storia della conquista
della libertà, della disillusione, della accettazione di se stessi. Non
potremo mai spiegare come questo film abbia affascinato le generazioni e sia
sopravvissuto al tempo intatto, proprio come un diamante di Tiffany; né
potremo mai estrapolare dal suo contesto “la scena più bella”: perché la
scena più bella di Colazione da Tiffany è Colazione da Tiffany. Il film
dalla regia perfetta, dalla musica perfetta, dall’interpretazione perfetta,
dalla sceneggiatura perfetta, di una bellezza talmente commovente che
davvero non si può chiedere nulla di più. Un felicissimo connubio fra la
tenerezza sdolcinata delle commedie primi Anni Sessanta e un nascosto,
sottile invito a riflettere su se stessi e sulle proprie ambizioni, ecco che
cos’è Colazione da Tiffany, e molto di più. E ci si accorge all’improvviso
che ogni cosa – regia, attori, sceneggiatura, musica –, tolta dal suo nido,
dal suo contesto, diventa quasi vana, una goccia perfetta ma pur sempre una
goccia. Colazione da Tiffany è un capolavoro perché è l’unione di tante
gocce perfette ed umili come il mitico tubino che Audrey Hepburn, indiscussa
icona di stile, indossa all’inizio del film.
Il cinema dovrebbe essere così: l’armonia fra le parti, dove nessuna prende
il sopravvento sulle altre e dove tutte possono dare un contributo. Perché
tante gocce fanno un oceano.
Giudizio:
    (legenda).
di Chiara "Ala"
(Bari), 2 febbraio 2007. |