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Chaplin considerava i film sonori come la rovina”dell’arte più antica del
mondo,l’arte della pantomima,in quanto distruggono la suprema bellezza del
silenzio”.Tempi moderni ,infatti,benché realizzato in pieno sonoro,è
ancora concepito come un film muto. Esiste sì una colonna sonora ma è
completamente atipica rispetto ai film parlati al 100 %,la cui moda era
stata lanciata da Hollywood: in Tempi moderni hanno spazio musica e
rumori,voci che fanno da sottofondo ma non dialoghi veri e propri; ma non
dialoghi veri e propri;lo stesso Chaplin,il protagonista,farà udire la sua
voce (per la prima volta dallo schermo) esibendosi in una filastrocca priva
di senso.
Tempi moderni rappresentò anche l’ultima apparizione sullo schermo di
Chaplin nelle vesti di Charlot, il piccolo vagabondo con il cappello a
bombetta troppo stretto, le scarpe troppo grandi,la giacca striminzita,i
calzoni troppo larghi e col bastone da passeggio che simboleggiava un
perduto benessere. Ecco la trama: Charlot è un operaio alla catena di
montaggio;il suo lavoro consiste nello stringere i bulloni che passano sul
nastro trasportatore. Viene anche utilizzato come cavia per sperimentare un
nuovo metodo destinato a incrementare la produttività: un macchinario che
nutre automaticamente gli operai mentre questi lavorano.
Charlot non resiste,dà in escandescenza tanto da venir ricoverato in
manicomio. Dimesso,si trova disoccupato e,quando per pura cortesia raccoglie
una bandiera rossa caduta da un camion,viene arrestato perché ritenuto un
pericoloso sovversivo. In carcere, sempre per caso,impedisce un’evasione e
così viene rimesso in libertà. La vita fuori dal carcere è talmente dura che
Charlot finisce per rimpiangere quel periodo di reclusione e tenta in ogni
modo di farsi nuovamente arrestare. L’occasione gli viene offerta dal furto
di una pagnotta ad opera di una “monella” (Paulette Goddard) con la
quale,dopo varie peripezie,decide di convivere. Egli trova un impiego come
guardiano notturno presso un grande magazzino ma il tutto si risolve in un
disastro e Charlot viene messo in carcere. Dopo questa parentesi fa ritorno
in fabbrica,ma anche qui a causa di uno sciopero resta di nuovo senza
lavoro e si ritrova sulla strada . Nel frattempo la simpatica monella è
divenuta ballerina in un locale notturno e fa in modo che Charlot venga
assunto come cameriere e cantante. Anche questo nuovo impiego si conclude in
modo disastroso e quando giungono degli assistenti sociali che vogliono
prendersi cura della monella. Charlot e la giovane sono costretti a
fuggire:l’ultima inquadratura del film li mostra mentre camminano mano nella
mano lungo una strada di campagna.
Il film fu accolto con molta perplessità dai critici del tempo. Ma l’arte di
Chaplin sopravvisse alle critiche;la qualità principale del film è il suo
essere fuori dal tempo; in”Tempi moderni”sono raccolte alcune delle
più riuscite prove di Chaplin attore. W.C.Fields, per insultarlo, lo
definiva”il miglior ballerino sulla scena” e lo è: le sequenze
iniziali,quando Charlot è ripreso al nastro trasportatore della catena di
montaggio, sono coreograficamente perfette. Un solo attimo di distrazione
per cacciar via una mosca impertinente determina il caos nell’intero
reparto. Quando Charlot cade nel delirio più completo,si esibisce in una
pazza danza dal ritmo perfetto:le chiavi inglesi,da strumento di lavoro,si
trasformano in arnesi demoniaci che avvitano qualunque cosa assomigli,seppur
lontanamente ad un bullone,come i bottoni del cappotto di una signora.
Nella sequenza del refettorio della prigione,quando,dopo aver reso più
saporito il cibo spargendovi sopra una massiccia dose di droga,scambiata per
sale,Charlot si esibisce in frenetiche piroette accanto alla fila dei
carcerati,o raggiunge punte di altissimo virtuosismo acrobatica danzando sui
pattini ai grandi magazzini.
Il genio di Chaplin raggiunge la massima espressione
quando Charlot raccoglie la bandiera rossa che serviva a un autocarro per
segnalare la sporgenza del carico e cerca inutilmente di raggiungere
l’automezzo per riconsegnarla,ignaro del fatto che egli ha incrociato una
massa di dimostranti i quali lo seguono quasi fosse il capo. E’una delle più
grandi rappresentazioni simboliche di un essere umano vittima del proprio
destino.
Giudizio:
    (legenda).
di Sara Memmi. 4 dicembre 2007. |