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Scriveredicinema -> PREMI & EVENTI

Speciale 80th Academy Awards
hanno collaborato Isabella Agostinelli, Matteo Bursi, Stefano Cavalli e Valentina Alfonsi.
gli articoli: "Le nominations" - "Commento alle nominations" - "i Vincitori" - "La notte degli Oscar" -
"Una snella ottantesima edizione"

Le nominations degli Oscar.

22 gennaio 2008 - Annunciate nel pomeriggio le nomination ufficiali della ottantesima edizione degli Oscar. Il successore di The Departed, miglior film nel 2007, sarà uno tra Espiazione, Juno, Michael Clayton, Non è un paese per vecchi e Il petroliere. La sconosciuta, di Giuseppe Tornatore non entra nella cinquina del miglior film straniero.  (Matteo Bursi)

MIGLIOR FILM
“Espiazione”
“Juno”
“Michael Clayton”
“Non è un paese per vecchi”
“Il Petroliere”

MIGLIOR REGISTA
“Lo scafandro e la farfalla” Julian Schnabel
“Juno” Jason Reitman
“Michael Clayton” Tony Gilroy
“Non è un paese per vecchi” Joel Coen and Ethan Coen
“Il Petroliere” Paul Thomas Anderson

MIGLIOR ATTORE
George Clooney in “Michael Clayton”
Daniel Day-Lewis in “Il Petroliere”
Johnny Depp in “Sweeney Todd”
Tommy Lee Jones in “Nella valle di Elah”
Viggo Mortensen in “La promessa dell'assassino”

MIGLIOR ATTRICE
Cate Blanchett in “Elizabeth: The Golden Age”
Julie Christie in “Away from Her”
Marion Cotillard in “La Vie en Rose”
Laura Linney in “The Savages”
Ellen Page in “Juno”

MIGLIOR ATTORE NON PROTAGONISTA
Casey Affleck in “L'assassinio di Jesse James..."
Javier Bardem in “Non è un paese per vecchi”
Philip Seymour Hoffman in “La guerra di Charlie Wilson”
Hal Holbrook in “Into the Wild”
Tom Wilkinson in “Michael Clayton”

MIGLIOR ATTRICE NON PROTAGONISTA
Cate Blanchett in “Io non sono qui”
Ruby Dee in “American Gangster” 
Saoirse Ronan in “Espiazione” 
Amy Ryan in “Gone Baby Gone”
Tilda Swinton in “Michael Clayton”

MIGLIOR SCENEGGIATURA ORIGINALE
“Juno”
“Lars e una ragazza tutta sua” 
“Michael Clayton”
“Ratatouille”
“The Savages”

MIGLIORE SCENEGGIATURA NON ORIGINALE
“Espiazione”
“Away from Her”
“Lo scafandro e la farfalla”
“Non è un paese per vecchi”
“Il Petroliere”

MIGLIOR FILM D'ANIMAZIONE
“Persepolis”
“Ratatouille”
“Surf's Up”

MIGLIORI SCENOGRAFIE
“American Gangster”
“Espiazione”
“La bussola d'oro”
“Sweeney Todd”
“Il Petroliere”

MIGLIOR FOTOGRAFIA
“TL'assassinio di Jesse James...”
“Espiazione”
“Lo scafandro e la farfalla”
“Non è un paese per vecchi”
“Il Petroliere”

MIGLIORI COSTUMI
“Across the Universe”
“Espiazione”
“Elizabeth: The Golden Age”
“La Vie en Rose”
“Sweeney Todd” 

MIGLIOR MONTAGGIO
“The Bourne Ultimatum”
“Lo scafandro e la farfalla”
“Into the Wild”
“Non è un paese per vecchi”
“Il Petroliere”

MIGLIOR FILM STRANIERO
“Beaufort” Israele
“The Counterfeiters” Austria
“Katyń” Polonia
“Mongol” Kazakistan
“12” Russia

MIGLIOR TRUCCO
“La Vie en Rose”
“Norbit”
“Pirati dei Caraibi: ai confini del mondo”

MIGLIOR COLONNA SONORA ORIGINALE
“Espiazione”
“Il cacciatore di aquiloni”
“Michael Clayton”
“Ratatouille”
“Quel treno per Yuma”

MIGLIOR CANZONE ORIGINALE
“Falling Slowly” - “Once”
“Happy Working Song” - “Come d'incanto”
“Raise It Up” - “August Rush”

MIGLIOR SONORO
“The Bourne Ultimatum”
“Non è un paese per vecchi” 
“Ratatouille”
“Il Petroliere” 
“Transformers”

MIGLIORI EFFETTI SONORI
“The Bourne Ultimatum”
“Non è un paese per vecchi”
“Ratatouille”
“Quel treno per Yuma”
“Transformers”

MIGLIORI EFFETTI SPECIALI
“La bussola d'oro”
“Pirati dei Caraibi: ai confini del mondo”
“Transformers”

Commento alle nomination.

Los Angeles. Samuel Goldwyn Theater di Beverly Hills. Alle 5.30 del mattino ora locale, sono state  annunciate le candidature all’evento cinematografico più importante e più atteso dell’anno: gli Oscar, lo show che quest’anno, per la prima volte nella sua longeva storia, rischia di essere cancellato a causa dello sciopero che ormai da novembre ha messo in crisi gli ingranaggi della macchina cinematografica americana. Ma, come si suol dire in questi casi, “the show must go on”. E quindi ecco puntuali come sempre le attesissime candidature.
I tre film che hanno incassato più nominations (8 per l’esattezza) sono “Micheal Clayton”, “There will be blood” e “No Country for Old Men”. “Michel Clayton” è il lizza per le categori più importanti: miglior attore protagonista (George Clooney), miglior attore non protagonista (Tom Wilkinson), miglior attrice non protagonista (Tilda Swinton), miglior sceneggiatura originale e miglior film. Un film politico e molto critico, che rafforza la tendenza degli Accademy Award a favorire questo tipo di pellicole.
Per la categoria di miglior attore Clooney è però in buona compagnia: se Daniel Day-Lewis (There Will Be Blood) riconferma tutta la sua bravura in ruoli duri e drammatici e Johnny Depp (Sweeney Todd) ci dimostra come il suo sodalizio con Tim Burton è ormai rodato e capace di grandi cose, una gradita sorpresa ce la riserva Tommy Lee Jones (Nella Valle di Elah), che ritorna alla ribalta dopo tanti anni. Completa la cinquina Viggo Mortensen, che violento e tatuato in “La promessa dell’assassino” ha regalato una egregia prova d’attore.
Tra le donne spicca Cate Blanchett. Se con la straordinaria interpretazione della regina Elisabetta in “Elizabeth: the Golden Age” si è aggiudicata la candidatura come miglior attrice protagonista, la sua trasformazione in Bob Dylan nel film “I'm not There”, già premiata con un Golden Globe, le ha regalato la candidatura come attrice non protagonista. Un’impresa, quella di ricevere due candidature per due film diversi, riuscita a poche attrici e che suggella la maestosità dell’attrice australiana. Poche le speranze della giovane Ellen Page, che candidata per “Juno” dovrà scontrarsi con altri “pezzi da novanta” come Julie Christie (Away from Her) e Marion Cotillard (La Vie en Rose).
Per il miglior film e miglior regista, grande delusione per la Mancata nomina di Sean Penn in entrambe le categorie: il suo film “Into the Wild” è il film più snobbato in questa corsa agli Oscar. Neppure la strepitosa interpretazione del suo giovane attore, Emile Hirsch, è riuscita a colpire i rappresentati dell’Academy. In lizza per la miglior regia ci sono invece i fratelli Coen, che ritornano alla ribalta con “No Country for Old Men” candidato anche a miglior film, e “There Will Be Blood” di Paul Thomas Anderson. Escluso dalla corsa alla statuetta come miglior film straniero il film di Giuseppe Tornatore: “La sconosciuta”. A Mantenere alto il nome italiano ci pensano però le candidature di Andrea Jublin per “Il supplente” nella categoria cortometraggi, e di Dario Marianelli e Marco Beltrami per le migliori musiche originali, rispettivamente, in “Espiazione” e “Quel treno per Yuma”. Per il premio più ambito, quello di mglior film dell’anno, oltre ai già citati “No Country for Old Men”, “Micheal Clayton”, e “There will be blood”, in lizza ci sono anche “Espiazione” (film che oltre ad aver vinto un Golden Globe come miglior film drammatico ha letteralmente spopolato ai BAFTA inglesi con ben 14 premi) e la commedia “Juno” che regala un po’ di colore a questa lista fatta di film impegnati e seri.
Chi vincerà la statuetta? L’appuntamento è fissato per il 24 febbraio, quando al Kodak Theatre di Los Angeles si accenderanno i riflettori sull’ 80 notte degli Oscar.

di Isabella Agostinelli. 22 gennaio 2008.

 
il video è tratto da youtube. i diritti sono dei rispettivi autori.

I vincitori dell'80th Academy Awards.

24 febbraio 2008 - E' andata in scena al Kodak Theatre di Los Angeles l'ottantesima edizione della Notte degli Oscar. Miglior film dell'anno è "Non è un paese per vecchi", dei fratelli Coen (vincitori anche del premio alla regia). Di seguito l'elenco di tutti i vincitori.  (Matteo Bursi)

MIGLIOR FILM
“Non è un paese per vecchi”

MIGLIOR REGISTA
“Non è un paese per vecchi” Joel Coen and Ethan Coen

MIGLIOR ATTORE
Daniel Day-Lewis in “Il Petroliere”

MIGLIOR ATTRICE
Marion Cotillard in “La Vie en Rose”

MIGLIOR ATTORE NON PROTAGONISTA
Javier Bardem in “Non è un paese per vecchi”

MIGLIOR ATTRICE NON PROTAGONISTA
Tilda Swinton in “Michael Clayton”

MIGLIOR SCENEGGIATURA ORIGINALE
“Juno”

MIGLIORE SCENEGGIATURA NON ORIGINALE
“Non è un paese per vecchi”

MIGLIOR FILM D'ANIMAZIONE
“Ratatouille”

MIGLIORI SCENOGRAFIE
“Sweeney Todd”

MIGLIOR FOTOGRAFIA
“Il Petroliere”

MIGLIORI COSTUMI
“Elizabeth: The Golden Age”

MIGLIOR MONTAGGIO
“The Bourne Ultimatum”

MIGLIOR FILM STRANIERO
“The Counterfeiters” Austria

MIGLIOR TRUCCO
“La Vie en Rose”

MIGLIOR COLONNA SONORA ORIGINALE
“Espiazione”

MIGLIOR CANZONE ORIGINALE
“Falling Slowly” - “Once”

MIGLIOR SONORO
“The Bourne Ultimatum”

MIGLIORI EFFETTI SONORI
“The Bourne Ultimatum”

MIGLIORI EFFETTI SPECIALI
“La bussola d'oro”

La notte degli Oscar.

Ottanta e non sentirli. Cosi, passato l’uragano dello sciopero degli sceneggiatori, Hollywood soffiare senza incertezze su questo importante traguardo, celebrando, rievocando, tutta la storia del cinema che è passata di li. E chi si aspettava verdetti scontati è rimasto interdetto, ulteriore dimostrazione di come, malgrado l’età, da queste parti ci sia ancora voglia di stupirsi e di stupire. Cosi, condotta magnificamente dall’irriverente comico Jon Stewart (noto negli States per un show tutto suo, in cui mette alla berlina tutto e tutti), si consuma la notte più attesa da chi fa il cinema e da chi lo ama. I primi premi assegnati sono, per dirla tutta, prevedibili e scontati. “Elizabeth: The Golden Age” vince per i migliori costumi mentre, “Ratatouille” vince facilmente come miglior film d’animazione. Poi arriva il premio per il miglior trucco. E qui arriva la prima sorpresa o, per meglio dire, la sua anticipazione. Ad aggiudicarselo è infatti “La vie en rose”, film francese sulla vita della della cantante Edith Piaf, e qui viene il sospetto che la sua interprete, l’outsider Marion Cotillard possa nutrire delle più che legittime speranze. Ma non c’è tempo per riflettere e lo show che deve andare avanti inietta, in noi italiani, un po’ di orgoglio patrio per la conferma, se ce ne fosse stato bisogno, di Dante Ferretti e Francesca Lo Schiavo, sdoganati non più di tre anni fa quando vinsero, dopo innumerevoli candidature, l’Oscar per la miglior scenografia di “The Aviator”, che stavolta vincono l’ambita statuetta per i set gotici di “Sweeney Todd” (uno dei grandi delusi, sia in nomination, che in premi vinti, dato che questo sarà l’unico per il film di Tim Burton) e per l’affermazione del pisano Dario Marianelli che dopo una nomination, riesce ad aggiudicarsi il premio per la migliore colonna sonora originale di “Espiazione” (altro “grande” atteso lasciato a bocca asciutta). Ma come è detto è l’Oscar delle affermazioni inaspettate. Non ci si può quindi non emozionare di fronte al volto sconvolto di Tilda Swinton, vincitrice a sorpresa come miglior attrice non protagonista. Qui la favorita era l’australiana Blanchett per la sua incredibile trasformazione in Bob Dylan di “Io non sono qui” che ha dovuto abdicare, e mai termine qui fu più esatto, in favore anche di un’incredula Marion Cotillard, la cui reazione ci ricorda che cosa siano gli Oscar. Li possiamo snobbare, dire che sono soltanto un premio quando, i premi e le categorie nell’arte non dovrebbero nemmeno esistere. Si può dire che, in fondo, è tutto pilotato e che il cinema americano non è necessariamente il centro del mondo di celluloide. Poi però, regolarmente, quando ci si trova in quel cinema e, magari, viene chiamato il proprio nome è come se per un attimo ci si ricordasse perché si è cominciato a fare quel lavoro. Ci si sente “rocked” (scossi, sconvolti, appunto), parte di una storia  lunga quasi cento anni, fatti di nomi incredibili e momenti indimenticabili ( che vengono, come, immancabilmente rievocati lungo tutta la serata) e ci si scioglie come bambini. E’ quell’attimo che artisticamente ti cambia vita e poi, via, si va avanti. Ancora Europa nella notte d’America: lo spagnolo Bardem, vince come miglior attore non protagonista nel film dei Coen ( che poi vincerà anche nelle altre categorie principali)  e l’irlandese Daniel Day Lewis (miglior attore ne “Il petroliere”, altro grande deluso). I Coen, appunto, che dopo i mezzi passi falsi di “Ladykillers” e “Prima ti sposo, poi ti rovino”, vincono con il loro nuovo riconosciuto capolavoro, “Non è un paese per vecchi”, le statuette per la miglior sceneggiatura non originale, per la regia, e per il miglior film.
Quali conclusioni si possono trarre dalla serata? Molte e sicuramente stimolanti. Intanto che per la prima volta in assoluto le statuette per i miglior interpreti sia maschili che femminili, protagonisti e non, vanno a tutte ad attori e attrici non americani/e e in particolar modo, tutti europei. Una coincidenza del destino oppure un’inaspettata apertura da parte dell’Accademy? Sicuramente un segno inequivocabile e un conseguente riconoscimento di una crescita di professionalità nell’”industria” europea. Non è sicuramente qui il caso di tirar le orecchie agli attori italiani ma  dovrebbe essere, almeno, motivo di riflessione. Le porte di Hollywood sono aperte anche a loro, manca solo la giusta determinazione per varcarle. Poi, ovviamente, non possiamo non parlare dei grandi delusi. Prima di tutto lo spettacolare affresco di Paul Thomas Anderson, “Il Petroliere”, che se in partenza era dato tra i favoriti, ha visto man mano andar via tutti i premi, dovendosi accontentare soltanto della “fotografia” e del “miglior attore”. “Sweeney Todd”, che come già detto era escluso dai premi maggiori, si è visto premiare soltanto per la scenografia mentre è ancora più clamoroso quanto avvenuto con “Into the Wild”. Il film di Sean Penn è magnifico sotto tutti i punti di vista ma è come caduto nel dimenticatoio, insieme alle musiche travolgenti di Eddie Vedder. “Espiazione”, probabilmente sopravvalutato, si può comunque considerare deluso dal solo premio per la colonna sonora.“Sicko” di Michael Moore, stavolta scalzato da “Taxi to the Dark Side”, denuncia delle violenze dei soldati americani nei confronti dei prigionieri (“Annunciato” peraltro dai soldati stessi in diretta dai territori di guerra…). Sorridono, invece, l’ex-spogliarellista Diablo Cody che firma la vincente sceneggiatura originale di “Juno” ( e ora speriamo non si perda, data la carenza di idee vergini nel panorama del cinema americano) e il terzo capitolo di “Bourne” che, senza tante velleità, riesce ad affermarsi nelle categorie tecniche di miglior montaggio e mixaggio sonoro e in quella “nobile” di miglior montaggio. Miglior film straniero è il tedesco “Il Falsario”, mentre non ce la fa per un soffio “Il supplente” di Andrea Jublin, nei corti, ma, va detto, che probabilmente nemmeno lui avrebbe scommesso, giusto un anno fa, di trovarsi seduto li.
Le luci si spengono e le stelle tornano a casa. Lasciandoci addosso la sensazione che qui tutto è possibile, che ognuno può realizzare il suo sogno, perché qui gli angeli esistono davvero.

di Stefano Cavalli. 25 febbraio 2008.

Una snella ottantesima edizione.

L’ ottantesima edizione degli Academy Awards non vede alcun film protagonista assoluto, come già in alcune delle ultime edizioni. Quattro premi a No Country for Old Men dei fratelli Coen, ben tre premi a The Bourne Ultimatum nelle categorie tecniche, due a There Will Be Blood.
Film dell’anno è eletto indiscutibilmente No Country for Old Men che vince in quasi tutte le categorie artistiche maggiori: miglior attore non protagonista allo spagnolo Javier Bardem (l’origine europea è stata una costante di tutti gli attori premiati), miglior sceneggiatura non originale (adattamento dal romanzo di Cormac McCarthy), miglior regia e subito dopo miglior film (tanto che Joel e Ethan Coen non fanno nemmeno in tempo a scendere dal palco tra un premio e l’altro).
There Will Be Blood conquista il meritatissimo riconoscimento a Daniel Day-Lewis come attore protagonista e quello per la fotografia, particolarmente espressiva ed efficace, di Robert Elswit. Dato l’altissimo spessore cinematografico dell’opera di Paul Thomas Anderson sarebbe stato più giusto una sorta di pareggio con No Country for Old Men per i gradini più alti del podio; in particolare il premio per la regia sarebbe stato pienamente meritato. There Will Be Blood è un film monumentale non per l’interpretazione di Daniel Day-Lewis, comunque straordinaria, ma per le impressionanti idee di messa in scena messe in atto da Anderson.
Tra le attrici protagoniste primeggia il trasformismo di Marion Cotillard, sorprendente Édith Piaf in La Vie en Rose, mentre come non protagonista vince a sorpresa Tilda Swinton per Michael Clayton. Premi pienamente meritati ma l’Academy ha a volte il difetto di premiare gli attori “in blocco” e così come c’è stato l’anno degli afroamericani (che vide protagonisti Halle Berry e Denzel Washington), questo è stato l’anno degli europei e ciò ha penalizzato un’interpretazione originale e raffinata come quella di Cate Blanchett in I’m not There.
Miglior film d’animazione è Ratatouille della Pixar; benché il significato di questa categoria non sia poi così chiaro (dal momento che l’animazione non è un genere ma più propriamente un mezzo espressivo e un film animato può tranquillamente concorrere anche nelle altre categorie) e ha pertanto un vago sapore di ghettizzazione, non si può negare che la straordinaria qualità artistica e tecnica raggiunta dagli animatori Pixar e l’eleganza della messa in scena abbiano indiscutibilmente meritato questo riconoscimento. Tra i due avversari, Surf’s Up e Persepolis, forse solo quest’ultimo poteva aspirare alla vittoria, in virtù delle proprie personalissime ed efficaci scelte grafiche tratte dal bel fumetto di Marjane Satrapi.
Il 2008 vede anche arrivare il secondo riconoscimento (dopo quello per The Aviator) all’arte di Dante Ferretti e Francesca Lo Schiavo, migliori scenografi per Sweeney Todd di Tim Burton; l’Oscar per i costumi va invece alla sfarzosità di Elizabeth: The Golden Age. Tra le colonne sonore primeggia Dario Marianelli con l’elegante partitura di Atonement; piena soddisfazione per il compositore italiano ma l’ottimo lavoro che Michael Giacchino ha fatto per Ratatouille poteva legittimamente aspirare al premio.
Alan Menken, pluricandidato per le canzoni del disneyano Enchanted, resta a mani vuote: trionfano infatti Glen Hansard e Markéta Irglová per Once. Assolutamente lodevole la scelta di premiare due autori pressoché sconosciuti e decisamente non-hollywoodiani ma resta lampante l’esclusione dei brani di Into the Wild dalle nominations. Film straniero è l’austriaco Il Falsario di Stefan Ruzowitzky, sconfitta invece per il corto italiano Il Supplente di Andrea Jublin.
La cerimonia nel complesso è stata piuttosto snella, forse lo sciopero degli sceneggiatori protratto fino a poche settimane fa ha pesato nell’organizzazione dello show, rendendolo meno ricco ma decisamente meno noioso, anche se i discorsi del presentatore Jon Stewart e dei vari premiatori non si sono discostati dalla consueta banalità; una premiazione un po’ più austera del solito, dunque, ma il cui bilancio dal punto di vista dell’arte cinematografica è decisamente positivo.


di Valentina Alfonsi. 27 febbraio 2008.

- Sito ufficiale degli Oscar.

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