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Juno (di Jason Reitman, 2007). |
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Juno a partire dal nome che
rievoca una dea greca è una tipa davvero tosta; il suo vocabolario spesso
cinico, colorito e mordente, poi ne è la vera forza assieme al suo modo di
pensare: mai scontato, mai in linea con quello degli altri. Così, di fronte
alla gravidanza inattesa, invece di abortire come avrebbe fatto una
qualsiasi altra sedicenne nella stessa situazione, Juno decide di darlo in
adozione ad una coppia che sicuramente sarà in grando di crescere il futuro
bambino meglio di una liceale. Consapevole dei suoi limiti ma mai pronta a
scendere a compromessi questa Juno. Così anche quando la coppia perfetta
scoppia, Juno non perde il controllo e dopo aver riflettuto sul da farsi
guardando le stelle, stringe un patto tutto femminile con la futura mamma
(una Jennifer Garner davvero impeccabile nella parte della moglie perfettina)
decidendo di affidargli lo stesso “il fagiolo”. Juno è un personaggio che
colpisce diritto al cuore per la sua maniera di essere e soprattutto per
quella sua miscela esplosiva di cinismo e romanticismo che la rendono un
personaggio reale e veritiero. Anche i temi trattati sono di grande
attualità e più che mai reali: l’aborto e la gravidanza delle teeneger sono
temi davvero alla moda nei nostri giorni. Ed entrambi sono trattati da un
punto di vista quanto mai femminile. Infatti, dietro il successo e
l’alchimia di questa piccola perla tanto amata al Sundance Film Festival sta
proprio in due donne. In primis, alla piccola, minuta e tosta Ellen Page che
ha messo molto di lei nel suo nel personaggio, per quel suo anticonformismo
e un modo di fare completamente anti holliwoodiano. E poi grazie al talento
e alla sensibilità di Diablo Cody, una ex spogliarellista che sembra davvero
conoscere la materia che sta trattando e soprattutto la giusta maniera per
presentarla al grande pubblico, mescolando con saggezza, come se fosse una
storia reale, humor, tragedia, amore, sesso, cinismo e romanticismo, che,
come in tutte le commedie che si rispettino, alla fine trionfa sempre. |
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"INNOCENZA PERDUTA"
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Juno MacGuff, sedicenne
solare e molto attiva, si ritrova a sorpresa incinta dopo il suo unico
rapporto sessuale con l’amico storico Paul Bleeker, coetaneo a dir poco
bizzarro e goffo. La giovane si ritroverà ad affrontare la nuova situazione
con l’aiuto di una famiglia tanto irriverente quanto comprensiva; superata
l’idea dell’aborto, Juno si mette alla ricerca di una coppia alla quale dare
il bambino in adozione, trovando in Vanessa e Mark il nucleo perfetto, ma la
loro felicità non sembra essere così realistica…Ciò che sorprende
maggiormente in questo film è la quieta attenzione che si riserva ad un tema
così delicato ai giorni nostri come la gravidanza di una minorenne,
l’intreccio si svolge con una tranquillità rassicurante, curiosa e poco
stimolante. Juno sembrerebbe essere il personaggio più inerme e indifeso, ma
si dimostra abile, tenace e ferma nelle proprie posizioni; non bisogna
basarsi sulla carta d’identità per decifrare la saggezza di un individuo. E
poi l’amore adolescenziale, quello delle prime cotte, delle telefonate
notturne, delle scappatelle. Qui si permette di generare qualcosa di
nettamente più grande e serio, ma disinnescata la bomba tutto può tornare
come prima, con una leggerezza assoluta, come una dolce canzoncina estiva.
Il linguaggio è attuale, fatto di parolacce e slang fin troppo giovanili, ma
si nota quel pizzico di intelligenza e consapevolezza che da ai personaggi
un tono deciso. Jason Reitman è alla seconda fatica da regista, dopo il
sottovalutato Thank you for smoking, e si dimostra più abile e
raffinato del padre Ivan, capace di sfornare commediacce di serie B con
Arnold Schwarzenegger o il celebre Ghostbuster, di fantascienza
scadente. Il tocco quieto di Reitman si fonde con la sceneggiatura piccante
e spontanea di Diablo Cody, premiata con l’Oscar al suo primo lavoro per il
cinema. In conclusione possiamo parlare di un discreto progetto, pieno di
buone intenzioni, privo di consuetudine o banalità, ma che pecca in quelle
atmosfere poco dirette e a volte senza significato oggettivo. Un buon
segnale per il cinema giovane e indipendente made in USA, ma la candidatura
per il miglior film all’Accademy appare un’esagerazione. |
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"SOAVE GIOIELLO"
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Juno MacGuff
entra a pieno titolo nella
storia del cinema. Una piccola pulce dalla straordinaria forza interiore
affronta vicende enormi con la leggerezza dell'incoscienza mista alla
saggezza femminile che evoca il suo epico nome (omaggio a Giunone). Juno,
film vincitore della seconda Festa del cinema di Roma e dell'Oscar per la
migliore sceneggiatura originale, è un gioiello del cinema indipendente
americano (un anno dopo Little Miss Sunshine) e deve tanto alla sua
strepitosa giovane interprete. Ellen Page, classe 1987, seduta su una
poltrona in un giardino autunnale con la pipa in bocca dà prova di essere
un'attrice già bell'è matura. Fortissima Juno, fortissima l'attrice che le
dà il volto e il corpo, ma il film non è tutto nella sua protagonista.
Diviso in quattro parti (le stagioni), con i titoli di testa animati e molto
piacevoli, le corse dei giovani atleti del campus a scandire il passare dei
mesi e l'avanzare della gravidanza: il vero fulcro del film. Il parallelismo
tra la piccola Juno in attesa e la futura mamma Vanessa Loring (Jennifer
Garner), fatto di diffidenza, incomprensioni (?) e infine alleanza, regala un
soave affresco dell'animo femminile. Le canzoni country e le immagini
dell'America degli spazi aperti completano questa splendida favola
contemporanea. |
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