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Dopo Modena e Napoli “Il dubbio”, l’opera scritta dal Premio Pulitzer John
Patrick Shanley per la regia di Sergio Castellitto, sbarca al Teatro Manzoni
di Milano.
Il cartellone con i volti dei protagonisti domina via Manzoni. Tra il
passaggio di un tram d’epoca e l’altro, il pubblico inizia ad affluire in
uno dei templi della prosa milanese. Scorrendo velocemente la cronologia
degli spettacoli al Manzoni negli ultimi trent’anni (epoca Fininvest) si
incontrano nomi quali Bramieri, Albertazzi, Volonté, Gassman, Tognazzi e
Proietti. Fermiamoci qui. Il pubblico del Manzoni è in gran parte fatto di
fedeli e storici abbonati della Milano bene, agiato e dall’età media alta:
decisamente un altro pubblico rispetto a quello che ha riempito le sale
cinematografiche per i più grandi successi di Stefano Accorsi. “Chissà se è
così bravo come dicono…” si sente dalle file retrostanti.
Negli ultimi anni, la carriera dell’attore bolognese è cambiata e molto.
Nelle sale italiane non è più così frequente ritrovarlo e allora vederlo
sbucare dalle luci blu di scena di inizio spettacolo, prima in mutande
sdraiato sul letto e poi in piedi con gli abiti da prete (interpreta Padre
Flynn), intento nella recita del sermone, dà la sensazione di essere
testimone di un nuovo capitolo della sua vita artistica.
La storia de Il dubbio è semplice, la messa in scena e l’elaborazione
testuale molto complessa e con numerosissime chiavi di lettura. L’opera di
Shanley è ambientata in una scuola cattolica del Bronx a metà anni Sessanta.
Padre Flynn (come detto, Stefano Accorsi) viene accusato di aver particolari
attenzioni per uno scolaro “negro” da suor Aloysia (una eccellente Lucilla
Morlacchi), intransigente e glaciale direttrice della scuola di St.Nicholas.
Tra i due protagonisti principali si viene a trovare la giovanissima suor
James (Alice Bachi, bravissima! ricorda a tratti Paola Cortellesi), che si
ritrova molto nel modo di fare e nei moderni ideali di Flynn, ma che deve
inevitabilmente rendere conto (e non contraddire) il suo diretto superiore.
Gustosa e esemplare, a proposito, la scena del the.
La messa in scena è intrigante, i giochi di luce strepitosi: la croce che
appare (per poi sparire poco dopo) ogni qualvolta si muovono le pareti di
sfondo è un costante monito ai protagonisti di questo grande dubbio: un
monito imponente e schiacciante. La croce composta da proiettori rivolti al
pubblico, scuote nel finale d’opera lo spettatore più di molte parole. Tra
un cambio di scena e l’altro, strepitosi inserti musicali con canzoni di Bob
Dylan (echi del complesso e fascinoso I’m not there di Todd Haynes).
Le note di Like a rolling stone tuonano dirompenti nel teatro, a
sottolineare la tragicità di un dubbio.
Quando la notizia del ritorno a teatro di Accorsi era stata diffusa, la
domanda che in molti si ponevano era: “come mai il teatro?” La risposta sta
sempre nelle note del cantautore del Minnesota: reciti davanti al tuo
pubblico, concludi il tuo lavoro d’attore, e poi…e poi il sipario si chiude
e poco dopo si riapre con un enorme tributo d’applausi. In sottofondo c’è
Knockin’ on Heaven’s door. E’ ciò che un uomo di spettacolo sogna:
ricevere l’applauso del pubblico (Christopher Nolan, nello splendido The
Prestige, docet).
A Milano c’è stata la parentesi più lunga della tournée. Dal 4 marzo sino al
6 aprile (con interruzione pasquale) Il dubbio è stato in scena al
Teatro Manzoni di Milano; chissà che le datate poltroncine rosse della sala
meneghina possano essere la consacrazione dell’attore emiliano presso un
pubblico profondamente lontano da Ultimi baci o Romanzi criminali.
di Matteo Bursi. 9
aprile 2008.
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