|
Un affascinante thriller
anticonvenzionale distante da Seven, anche se ne mantiene il tema
dell’ossessione. Un film insolito,preciso,ordinato si tratta di una storia
vera, concentrata però sui personaggi che ruotano attorno, piuttosto che su
Zodiac,un killer seriale dell’America degli anni 60.
Sontuose interpretazioni meritevoli di essere sottolineate; Mark Ruffalo è
l’ispettore della omicidi di San Francisco che indaga sul caso, Robert
Downing jr. e Jake Gyllenhaal sono i due giornalisti del San Francisco
Chronicle, il capocronista di nera e il vignettista.
Le loro vite vengono sconvolte dalle azioni del killer,il tutto avvolto da
un’atmosfera inquietante e misteriosa,verranno sacrificati affetti e
famiglia per ricercare un senso,una logica,un colpevole certo,un thriller
non thriller atipico ci svela svariate soluzioni senza sceglierne alcuna.
Una tangibile tensione la provoca la scena nella cantina del protezionista,
si tratta di un film per cui vale la pena di…
Giudizio:
 
(legenda).
di Alessio Novarelli. 10 Novembre 2007. |
|
Questo pregevole film di
Fincher - regista noto per il thriller Seven- interamente girato in
digitale, si cala in una storia di omicidi avvenuti nel 1969 nell’area di
San Francisco, negli Stati Uniti, per opera di un serial killer
soprannominatosi Zodiac.
Il sopranome si riferisce allo Zodiaco, il noto sistema di segni astrali. Il
simbolo dei suoi scritti era infatti composto da un cerchio con una croce
sopra, forse a significare un emblema astrale sconosciuto ma dal cui
influsso non poteva sfuggire? L’assassino agiva mantenendosi in
corrispondenza con la polizia, lo faceva attraverso lettere indirizzate alla
redazione del San Francisco Chronicle.
Zodiac era un personaggio psicopatico che amava comunicare con le forze
dell’ordine in una modalità criptografica, enigmatica, in gran parte oscura,
trovando anche in questo modo di agire un punto di godimento; era un uomo
considerato dagli psichiatri intelligente e scaltro, che pur avendo commesso
otto delitti e sospettato anche di altri successivi omicidi non verrà mai
preso. La pellicola prende in considerazione un arco di tempo molto lungo
che partendo dal ’68 arriva sino agli inizi degli anni ‘90.
L’andamento narrativo del film è in stile inchiesta e nonostante la
necessità per Fincher di rimanere fedele ai fatti noti, tipica di questo
genere, e quindi nonostante l’impossibilità per lui di costruire a tavolino,
con una certa perfezione formale, sequenze di suspense legate in qualche
modo a un finale a sorpresa, il suo film mostra lo stesso situazioni visive
di alto livello di tensione, degne dei migliori thriller, tra esse spiccano
per impressionabilità e coinvolgimento la scena del delitto della coppia di
fidanzati al lago da parte di Zodiac e l’incontro notturno
dell’investigatore vignettista con il probabile serial killer nella cantina
della sua abitazione.
E’ risaputo come il cinema sia spesso intenzionato a dare al male che
rappresenta nei suoi racconti filmici un certo significato. Esso a volte è
diretto, essenziale ed espresso con una certa precisione, visivamente
chiaro, e a volte viene invece formulato con curiose congetture, ad esempio
quando si sofferma sui nessi causali degli eventi della storia biografica e
psicologica che ha per protagonista l’autore del male, tutto ciò sembra
finalizzato a far capire allo spettatore alcuni semplici e schematici sensi
logici costituenti la struttura del male. Nella realtà le cose sono molto
più complesse perché sovente non si riesce a trovare il senso o la causa di
un’azione malvagia o criminosa, pur trovandoci di fronte ad azioni
facilmente spiegabili e ben interpretabili fin nel profondo, qualcosa sembra
dirci che l’ignoto rimane ancora di un’ampiezza indicibile. Come d’altra
parte numerose sono anche le condotte negative prive da subito di un senso
logico e quindi di un movente, banali, fuori da ogni logica sociologica o
psicologica, lontane da ogni patologia riconosciuta. A proposito anche la
psicanalisi, dopo un lungo lavoro analitico, in numerosi casi può solo
rendere evidente il moto pulsionale del male ma non intenderne le cause
perché il desiderio, diventando tutt’uno con il male, non lascia capire le
sue origini, e quindi può solo mostrare la dinamica del suo movimento
temporale, movimento su cui l’analista cerca di intervenire in uno dei
momenti più opportuni dell’analisi per condizionarne l’andamento
sintomatico.
Questa caratteristica del cinema nei riguardi del male è forse uno degli
aspetti etici che più lo rendono popolare. Resta da chiedersi quanto la
ricerca cinematografica intorno al significato del male sia dovuta alle
intenzioni dei registi e quanto invece dettato da banali esigenze di mercato
e istituzionali. Bisogna, infatti, considerare come nell’arte
cinematografica l’autore non sempre sia libero di stendere una propria
sceneggiatura originale e quando questa libertà viene a mancare la sua
narrazione ne risente, appare molto condizionata e un po’ schizoide. Il
cinema quindi sembra vincolato alle istituzioni, molto più di quanto lo sia
il Teatro.
Il cinema è un’arte visiva complessa, che a volte risente di compromessi
fatti con le istituzioni e il mercato, inoltre sovente è presa tra censure e
preoccupazioni pedagogiche, invasa, in modo violento dai voleri di chi in
qualche modo resta responsabile delle istituzioni politiche e religiose. Ciò
è spiegabile proprio per il fatto stesso che il film, a differenza del libro
e del teatro, può toccare miliardi di persone e influenzare con i meccanismi
che lo costituiscono, quali l’identificazione e la proiezione, aspetti
popolari molto vasti della vita sociale, culturale, ideologica e religiosa
di un paese.
Fincher però con questo film sfugge un po’ a questa regola abitudinaria o
coatta che ruota intorno ai condizionamenti esterni, e grazie a
un’impostazione narrativa a forma di documento riesce a dire quello che
effettivamente pensa sui famosi eventi criminosi del ’69, lo fa senza
interpretare, e riuscendo a ravvivare, come solo lui sa fare, tutti i
quattro maggiori personaggi che incarnano nelle scene le persone reali che
si sono alternate all’epoca sia nell’inchiesta che nel rapporto con i media
interessati agli eventi.
Persone che si faranno talmente coinvolgere nell’inchiesta da rimanerne
segnati per sempre nella loro vita, a volte in modo tragico. Sono
l’ispettore David Toschi (Mark Ruffalo), l’anonimo vignettista Robert
Graysmith che scriverà anche due libri sul caso (Jake Gyllenhaal), il
giornalista Paul Avery (Robert Downey Jr.) e il detective Bill Armstrong (Anthony
Edwards).
A differenza di molti altri film thriller, in questa pellicola di Fincher,
il male non trova spiegazioni di alcun genere, e proprio per questo
costringe a ulteriori riflessioni, si è obbligati a pensare non tanto alle
cause complesse delle sue origini ma a cos’è effettivamente l’uomo, cosa si
cela dietro la sua maschera di persona, quando alla luce di alcuni dettagli
che fanno credere a un debordamento dalla norma, giunge all’omicidio.
Vien da pensare che le nostre conoscenze filosofiche e storiche sull’uomo e
il suo comportamento non siano del tutto sufficienti a cogliere la complessa
struttura dei desideri umani, forse perché i desideri di onnipotenza, come
quello di Zodiac nel film, spesso coesistono, seppur in modo precario, con i
desideri civilmente ammissibili e nessuna istituzione repressiva osa perciò
andare oltre valori di tolleranza riconosciuti come accettabili dalla
civiltà. Ma nella realtà dietro i desideri di onnipotenza si nascondono
insidie patologiche non da poco che trovano da una parte una classificazione
clinica istituzionale precisa, dall’altra simultaneamente molte resistenze
da parte dei responsabili psichiatrici verso un impegno di conoscenza dei
meccanismi più profondi costituenti il moto desiderante inconscio.
Allora vien da chiedersi con questo film se il desiderio umano legato
all’etica in simbiosi con la patologia, non sia in realtà sempre preso tra
bene e male fino al punto da divenire una passione, un godere e patire che
sfocia inesorabilmente in una zona oscura del mondo rappresentativo, un
luogo incomprensibile che nessuna istituzione può raggiungere perché di là
da ogni legge e pudore umano tradizionale.
Giudizio:
  
(legenda).
di Biagio Giordano. 15 Gennaio 2008. |