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The Bourne Ultimatum (di Paul Greengrass, 2007).

Non sempre i sequel, ne’ tantomeno i trequel, sono dei buoni film. Non sempre, ma qualche volta ci possone essere delle piacevoli eccezioni. The Bourne Ultimatum, terzo e ultimo (?) capitolo della saga della spia senza memoria nata dalla fantasia di Robert Ludlum e Tony Gilroy, è una di queste. Infatti, dopo che il secondo capitolo sembrava aver perso un po’ dello smalto e della brillantezza del primo, ecco che il regista Paul Greengrass, già dietro la macchina da presa per i primi due capitoli, riesce a ridare la giusta carica alla storia di spionaggio che in questi ultimi 5 anni (The Bourne Identity risale al 2002) ha catturato il cuore di milioni di spettatori. Il perché di tanto successo è, secondo lo stesso attore Matt Damon, il fatto che Jason non è una sorta di 007 con tanti gadgets fatti su misura. Jason se la cava con le sue mani e con la sua preparazione: sa guidare moto, macchine, vespe; parla italiano, spagnolo e tedesco come se fossero le sue lingue materne; e soprattutto è un eroe tormentato. Il fatto che non si ricordi nulla fa cadere in secondo piano che Jason sia un assassino e anzi ci fa tifare per lui. Inoltre, anche se in questo ultimo capitolo, il nostro eroe ritrova la memoria, si ricorda finalmente tutto,  alla fine chiede scusa per quello che ha fatto. Non certo una battuta che sentiremo in bocca di James Bond. Insomma, Jason è umano: ha perso la donna che amava, è vittima di un programma della CIA, ha ancora “in mente i volti di tutte quelle persone che ha ucciso e di cui non sapeva nemmeno i nomi”.
Il terzo capitolo, inoltre, si carica di una denuncia politica ben precisa: Jason Bourne è una macchina da guerra creata per difendere delle vite americane, ma per fare ció tante altre persone sono dovute morire e tante menzogne sono state raccontate. La scena finale, nella quale viene riferita alla corte suprema l’intera vicenda, è una chiara denuncia alle menzogne create a doc dagli enti governativi americani per spingere l’opinione pubblica ad accettare una guerra.
E se il tema del film è politico e di denuncia, nessun regista poteva essere più degno di Paul Greengrass, di un film di aperta denuncia come Bloody Sunday. Inoltre la tecnica di ripresa del regista, una tecnica febbrile e sempre in movimento, ben si adatta alle scene d’azione e, grande allo stile documentarista con un tipo di inquadratura spesso “sporca” o sfuocata e che segue costantemente il personaggio, rende le scene quanto mai reali.
Per tutti coloro che non si accontentano di un film di spionaggio alla Bond e che pensano che anche i blockbuster possano essere atti di denuncia per i problemi del nostro mondo.
Giudizio: (legenda).
di Isabella Agostinelli.  11 Novembre 2007. 

Files di Cinema

[Scheda di The Bourne Ultimatum su Imdb.com] [Scheda di Paul Greengrass su Imdb.com]
[Scheda di Matt Damon su Imdb.com]

il Cinema Americano su SDC

Anno 2007
- Io non sono qui (di Todd Haynes).
- Michael Clayton (di Tony Gilroy).
- Ocean's 13  (di Steven Soderbergh).
- The Bourne Ultimatum (di Paul Greengrass).
- Un'altra giovinezza (di Francis Ford Coppola).
- Zodiac (di David Fincher).

Anno 2006
- Babel  (di Alejandro Gonzales Inarritu).
- Black Dhalia (di Brian De Palma).
- Bobby (di Emilio Esteves).
- Flags of our Fathers (di Clint Eastwood).
- Little Miss Sunshine (di Jonathan Dayton e Valerie Faris).
- Radio America (di Robert Altman).
- Romance&Cigarettes (di John Turturro).
- The Departed (di Martin Scorsese).
- The Prestige (di Christopher Nolan).
- United 93 (di Paul Greengrass).

Anno 2005
- Crash (di Paul Haggis).
- Good night and good luck (di George Clooney).
- Match Point (di Woody Allen).

GMA 2007. SETTIMA EDIZIONE

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