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"GRANDI INTERPRETAZIONI"
- In una Londra tetra, e anche un poco rowlinghiana, Benjamin Barker,
eccellente barbiere, si vede distruggere la vita dal perfido giudice Turpin
(interpretato da un superlativo Alan Rickman). Verrà confinato per anni e
tornerà con una nuova identità: Sweeney Todd. Tim Burton per mettere in
musica le terribili vicende di Sweeney Todd (the demon barber of Fleet
Street) si affida all'amico-attore feticcio Johnny Depp e alla
moglie-musa Helena Bonham Carter (Mrs.Lovett).
Ben presto i due
trovano un unione d'intenti e rivalse verso il crudele usurpatore. Sweeney
vuole riavere a sé la piccola figlia dai capelli dorati, tenuta rinchiusa
dal giudice Turpin. Mrs.Lovett lo aiuterà ad avviare la bottega (degli
orrori) sopra il suo ristorantino (degli orrori). Tanti clienti saliranno la
scala che conduce alla bottega di Sweeney Todd, il diabolico barbiere di
Fleet Street, ma saranno pochissimi quelli che la ri-scenderanno. "Finalmente
il mio braccio è di nuovo completo" esclama Todd ammirando una delle sue
lame. Ovvero: "che la vendetta abbia inizio...". E la vendetta sarà lunga,
pure troppo, cantata e cupa.
Tra una gola tagliata e l'altra, tra uno schizzo di sangue e l'altro,
l'ultimo film di Tim Burton regala splendidi momenti di musical. Mr.Todd/Johnny
Depp che per strada invita i clienti al proprio locale, è l'apice di
deliziose canzoni e duetti. C'è da sottolineare la grande interpretazione di
Helena Bonham Carter, eccellente nel perfido ruolo della cuoca di carne
umana. Musa del regista, riesce a donare all'amato Tim, un personaggio
dirompente. (E "per la serie ogni musa non è uguale all'altra" non si
venga a paragonare la Carter con Nicoletta Braschi). Sweeney Todd è un film
di grandi interpretazioni, perché oltre a Johnny Depp e ad Helena Bonham
Carter, è doveroso sottolineare i pregi dei "cattivi" Alan Rickman (il
giudice Turpin) e Timothy Spall (il fido/viscido scagnozzo del giudice).
Splendida la fotografia, le scenografie (firmate dalla premiata ditta
italiana Ferretti-Lo Schiavo, freschi di Oscar) , il trucco e i costumi.
Come musical è un ottimo film, in generale però non convince del tutto. La
vendetta, motivo dominante della vicenda, ha eccessi non troppo convincenti.
Tim Burton ha voluto giocare con la figura diabolica de barbiere Sweeney,
con il genere musical e con i suoi attori preferiti alle prese con la
canzone e forse ha trascurato la messa in scena del tutto: la drammaticità e
il pathos ne risentono inevitabilmente.
Giudizio:
½
(legenda).
di Matteo Bursi. 27 Febbraio 2008. |
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Tim Burton è riuscito di nuovo a farcela,
questa volta dirigendo un musical! Genere insolito per lui facendo
esclusione per Nigthmare Before Christmas e la Sposa Cadavere, i due film
animati in stop motion che ha diretto.
La storia, molto cupa e gotica, è tratta dal musical di Stephen Sondheim, è
incentrata sul sentimento della vendetta. Vendetta del povero barbiere
Benjamin Barker che dopo 15 anni di ingiusta prigionia torna a Londra con il
nuovo nome di Sweeney Todd ( Johnny Depp) per trovare e uccidere colui che
l’ha accusato, il giudice Turpin (Alan Richman), si farà dare una mano da
Mrs Lovett (Helena Bonham Carter) proprietaria del negozio di pasticci di
carne e sua complice.
Bisogna ammettere che in questo film Tim Burton si auto-cita, soprattutto
con il film “Edward mani di forbici” e qualche volta con “Nigthmare Before
Christmas”. I titoli di testa li ho trovati macabramente divertenti.
Fortunatamente le canzoni non sono state adattate in italiano, se no la
bellezza del film, secondo, me avrebbe perso un bel po’. Le riprese iniziali
del porto di Londra fino ad arrivare a Fleet Street sono molto veloci e mi
hanno ricordato le riprese di Moulin Rouge, come la scena della festa in
maschera.
Il cast è davvero eccellente, Johnny Depp canta anche bene ed è veramente
interessante nella parte del protagonista, mi ha stupito Helena Bonham
Carter che oltre ad essere una buona spalla rende bene nei panni delle
venale Mrs Lovett, curiosa l’interpretazione di Sacha Baron Cohen nel ruolo
del barbiere italiano Pirelli ed in fine Alan Richman che interpreta un buon
ruolo cattivo nei panni del maniaco e ossessivo giudice Turpin.
Forse, l’unica pecca è stata l’esagerazione di sangue nella scena finale.
Giudizio:
 
(legenda).
di Tatiana Coquio. 28 Febbraio 2008. |
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Sono passati parecchi anni da The Nightmare before Christmas, ma
bisogna ammettere che, pur non avendolo mai fatto con personaggi in carne ed
ossa, Burton ha sempre avuto una spiccata abilità nel dirigere film in cui
la musica ha un ruolo fondamentale. Del resto, come si fa a dire di no agli
autentici capolavori di (dis)armonia di Danny Elfman.
Naturalmente, per comprendere Sweeney Todd bisogna scordarsi di
Charlie e la fabbrica di cioccolato e delle atmosfere nostalgiche de
La sposa cadavere. Occorre tornare un po’ alle origini, non tanto ad
Edward Mani di Forbice come qualcuno ha voluto millantare basandosi
sull’uso di “lame” che sembrano avere in comune i due personaggi, quanto a
Il mistero di Sleepy Hollow. Il che circoscrive l’ambito di
gradimento (come se la scelta di un musical non l’avesse già fatto) ai
fedeli che Burton l’hanno seguito fin dalle origini. Ma, del resto, quando
mai Burton si è curato di queste cose? Ha una fama consolidata, e ben
sappiamo che andremmo a vedere i suoi film anche se non fosse il nostro
preferito.
Ci vuole un discreto bagaglio culturale per apprezzare Sweeney Todd.
Burton non si limita a citare se stesso (una tentazione irresistibile ormai)
ma cita anche una serie di altre fonti d’ispirazione, spesso non
cinematografiche ma letterarie ed artistiche, che abbracciano un ampio
margine temporale. Si riconoscono, ovviamente, le ispirazioni
espressionistiche, dal cinema al gruppo del Ponte (il trucco e le bellissime
scenografie, e sì, anche il sangue), nonché, nelle musiche, forse qualche
riferimento a Debussy e ai compositori del primo Novecento. Ma soprattutto,
e qui veniamo al dunque, Seneca e Shakespeare.
Ci si lamenta del sangue e delle scene cruente. Tuttavia, esse non hanno
niente a che fare con i discutibili spettacoli che ci offrono i vari Saw,
Hostel e compagnia bella. Quando si parla di sangue, bisogna
distinguere. I film che ho citato mettono in scena eventi non dissimili, se
non peggiori, ma dal realismo spesso eccessivo, col quale ci vengono
proposti, si capisce facilmente come non abbiano alcuno scopo se non quello,
appunto, della mimesis più feroce (e superflua). Cosa che può piacere o no,
per carità. Ma non confondiamo le razze. Sweeney Todd è qualcosa di
più. Ciò che viene tolto alla spietata riproduzione della realtà (sangue e
sgozzamenti sono dichiaratamente finti) viene aggiunto alla
sensazione. Per comprendere questo concetto, forse bisognerebbe andarsi a
rileggere la Medea o il Tieste di Seneca, (che mettono in
scena cose ben più orripilanti di qualunque Saw) o al limite l’Amleto,
il Macbeth di Shakespeare. La presentazione di eventi innaturali come
l’omicidio, il parricidio, l’incesto, è funzionale alla catarsi, un
allontanamento del male mediante la evidenza stessa del male. Questa pratica
ha origini arcaiche e riporta noi italiani alle nostre radici latine più
profonde (ma ogni popolo ha la sua bella porzione di leggende sanguinose,
incesti e fratricidi). Una specie di Quentin Tarantino un po’ più raffinato,
immerso in quella familiare atmosfera gotica che ci fa amare così tanto
Burton.
E noi lo amiamo, per saper
rendere poetico anche il sangue, e surreale il dolore.
Giudizio:
 
(legenda).
di Chiara Palladino. 23 Marzo 2008. |