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Per realizzare un film
tratto da un romanzo breve, o devi essere necessariamente un buon regista,
oppure si rischia di fare un pessimo film. Seta fa parte del secondo caso.
Tratto dal romanzo di Alessandro Baricco, a mio parere impossibile da
tradurre nel linguggio cinematografico, Seta, infatti, è un film sciocco e
pretenzioso, senza senso e senza anima.
La storia si svolge in Francia nella seconda metà dell’ottocento, dove il
giovane Hervè (un amorfo Michael Pitt), sposato alla dolce Helene (Keira
Knightley), inspiegabilmente, da un giorno all’altro, lascia la sua carriera
militare per diventare allevatore di bachi da seta.
La storia è semplice, traspositata dal regista canadese François Girard in
modo altrettanto semplice e banale.
A determinare la mal riuscita di questo film ha contribuito la scelta degli
attori, che non si ritrovano neanche minimamente nelle vesti dei loro
personaggi, rimanendo statici e apatici, quasi come se recitassero con il
vuoto. Manca uno spessore psicologico, i loro volti sono così impassibili e
privi di emozione che non traspare alcuna reazione o sentimento. A volte,
questo mette in difficoltà lo spettatore, che finisce con il non
immedesimarsi nei protagonisti e nel baratro della più profonda noia.
Il montaggio è poco curato: le scene sono ammassi di immagini e dialoghi
messi qua e là senza un preciso scopo o senso: troppi silenzi e troppo pochi
dialoghi insignificanti.
Unica nota semi-positiva: la fotografia imponente anche se un po’ troppo
fredda e un Alfred Molina, nei panni del commerciante di bachi, amico di
Hervè, che, nonostante tutto, cerca di salvare il salvabile con qualche
buona battuta e con un pizzico di ironia.
Giudizio:

(legenda).
di Federica Serfilippi. 2 Novembre 2007. |