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"CAPOLAVORO-bis"
- "Per me si va ne la città dolente. Per me si va nell'eterno dolore. Per
me si va tra la perduta gente. Lasciate ogni speranza, o voi che entrate".
Per entrare nel cinema di Paul Haggis bisogna varcare questa soglia; nel
cinema di Haggis si è del tutto privati del senso di giustizia. Non c'è
giustizia nei personaggi e nelle storie. E la, dantesca, città dolente è, in
Haggis, l'America contemporanea, e la perduta gente sono i tormentati
ragazzi del servizio di leva.
Paul Haggis torna alla regia due anni dopo Crash: un capolavoro, e
realizza In the valley of Elah (il titolo rende meglio in originale):
un altro capolavoro. Hank Deerfield (Tommy Lee Jones) non riesce a
rintracciare il figlio Mike, tornato in caserma dopo un periodo in Iraq.
Dopo un lungo peregrinare tra uffici di polizia, base militare e locali in
cui bazzicano i militari, lo troverà, morto. L'assassinio del giovane marine
celerà un intreccio di negligenze, violenze sottaciute, banali sospetti
razzisti, cameratismo e assurdità. In scena, a dominare il film, vi è lo
smarrimento (e la deriva) psicologico di cui sono affetti i reduci
dall'inferno iracheno. Si rifugiano nella droga per sopportare la frattura
mentale che si sono riportati in patria dall'eseperienza mediorientale.
Dell'Iraq hanno tutti chiari una cosa: è un inferno senza soluzione, una
tragedia dalla quale non sembra esserci via d'uscita.
Paul Haggis non vuole denunciare tanto l'assurdità della guerra/delle
guerre, ma vuole sottolineare un aspetto che non sempre risalta: il militare
mandato in guerra, viene sconvolto. L'Iraq pare essere una guerra senza
fine, i militari perdono ogni sicurezza, vengono divorati dentro e si
sfogano dando vita a scene di ordinaria follia in Iraq come a casa.
Il film è drammaticamente perfetto, Haggis, d'altronde, è un maestro in
questo (bisogna ricordare certamente Crash, ma anche le eastwoodiane
sceneggiature di Million Dollar Baby, Flags of our Fathers e
Lettere da Iwo Jima) e alcune atmosfere sono già pronte per essere
definite haggis-iane, vedi il luogo del delitto, chiaro rimando (e perchè
no, omaggio) al bellissimo Crash. I personaggi carichi di un senso
del tragico e della solitudine dominano la scena, ma un grande plauso va a
Tommy Lee Jones e Charlize Theron, entrambi alla miglior interpretazione
della loro carriera.
La critica sembra snobbare questo splendido drama, quasi a disconoscere il
talento di questo regista dell'Ontario, ma per ripetere la grandezza di
Crash ci voleva solo un Grande dell'arte cinematografica.
Giudizio:
  
(legenda).
di Matteo Bursi. 4 Dicembre 2007. |
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Dopo il sorprendente e assolutamente meritato successo di “Crash – contatto
fisico” agli Oscar di due edizione fa, Paul Haggis torna a girare un film
dal titolo molto suggestivo: “Nella Valle di Elah”.
Hank Deerfield (Tommy Lee Jones) è un ex soldato della polizia militare,
quando viene a sapere della scomparsa di suo figlio, comincia una lunga
ricerca che lo porterà ad interrogarsi su tutte quelle certezze che man mano
vengono meno. Nella ricerca sarà aiutato dalla detective Emily Sanders (Charlize
Theron) che, inizialmente riluttante all’occuparsi dell’indagine, ne verrà
poi completamente coinvolta quando scoprirà che dietro la scomparsa del
giovane militare sembrerebbe esserci una copertura da parte delle alte sfere
militari americane.
Riuscire a mantenere lo stesso livello qualitativo di “Crash” era impresa
difficilissima e in effetti “Nella Valle di Elah” riesce solo in parte a
reggere il confronto.
I tratti salienti del cinema di Haggis sono già chiari; uno dei suoi
interessi maggiori sta nel caratterizzare i personaggi in tutte le proprie
sfaccettature, senza attribuire ad ognuno il ruolo di “buono” o di
“cattivo”. Il film vuole mostrare che anche i cosiddetti eroi di guerra, che
combattono a discapito della propria vita per la nazione, non sono in realtà
incorruttibili ed inattaccabili entità, bensì semplici uomini, distrutti e
disperati nel vivere nella tremenda realtà in cui si trovano. Haggis aveva
già ampiamente sviluppato questo tema sceneggiando per Eastwood “Flags of
our fathers”, così questo “Nella Valle di Elah” finisce per sembrare quasi
un sequel del film appena menzionato avendo perso del tutto della sua forza
di originalità. Così anche se il film di per se è buono, non si provano le
stesse emozioni che accompagnava la visione di “Crash”, un film decisamente
più innovativo.
Restano assolutamente apprezzabili innanzitutto la sceneggiatura e in
secondo luogo le stupende interpretazioni di Tommy Lee Jones e
dell’irriconoscibile ma sempre bravissima e bellissima Charlize Theron.
Chi si aspetta un altro “Crash”
potrebbe essere deluso, tuttavia “Nella Valle di Elah” è un film che mette a
confronto il mito americano con la realtà dei fatti, ed è per questo un film
coraggioso, che merita un giudizio complessivamente positivo.
Giudizio:

(legenda).
di Salvatore Scarpato. 16 Dicembre 2007. |