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Tanti i riconoscimenti ricevuti dal film: Oscar per il miglior film in
lingua straniera e tre EFA (European Film Awards) per film, sceneggiatura e
attore protagonista, e poi Premio del pubblico al Festival di Rotterdam e
Locarno, David di Donatello per il miglior film europeo prodotto.
L’autore esordiente di questa opera prima è il 34enne Florian Henckel von
Donnersmarck erede di un' antica famiglia nobile della Slesia,nasce a
Colonia si trasferisce a New York e ritorna in patria a Berlino Ovest nel
1981, un passaggio che segnò decisamente il regista,che a otto anni si trovò
davanti l’enorme differenza tra Stati Uniti e Germania,paragonabile in
quell’epoca, a quella di sviluppo tra le due Germanie divise dal muro.
Le vite degli altri è un film ambientato in quel preciso momento
storico,nella Repubblica Democratica tedesca (DDR) del 1984 più precisamente
a Berlino Est.
Il capitano della Stasi ,Gerd Wiesler (Ulrich Muhe), la polizia di stato che
spia e controlla la vita dei cittadini, viene incaricato di spiare un noto
scrittore di teatro Georg Dreyman (Sabastian Koch), fedele al regime,ma che
il ministro della cultura Bruno Hempf (Thomas Thieme) vorrebbe incriminare
perché invaghito della sua compagna Christa-Maria Sieland (Martina Gedeck).
Un opera originale e intelligente,coinvolgente nella trama,sensibile nella
musica e nella poesia e in quello che esse rappresentano,un film ricco,dove
i valori come la dignità e il rispetto hanno un senso e una giusta
collocazione : nell’altro.
Un’equilibrata mescolanza di elementi rendono l’intreccio del film
assolutamente interessante; spionaggio,tradimento,ricatto,amore,cambiamenti
intrapersonali ed interpersonali,personaggi che presentano una loro
complessa psicologia e sfumatura,dialoghi sottili a doppio senso,nascondigli
segreti,teatri e la storia della Germania. Ogni inquadratura ha un
senso,ogni incontro, anche quello con un bambino in ascensore,ogni
sguardo,un sorriso incontaminato e anche la frase “come si fa a rimanere
cattivi dopo aver ascoltato Sonata per le persone buone” ha un suo
decisivo significato.
Il regista ci nega la possibilità
di identificarci con il protagonista e ci lascia in balia di noi stessi e a
fare i conti con le nostre scelte, ci abbandona in mezzo a due uomini
consapevoli del significato di umanità e riconoscenza: la
rivoluzione/cambiamento interiore che avviene dentro di noi nasce attraverso
le vite degli altri.
Giudizio:
  
(legenda).
di Alessio Novarelli. 14 Febbraio 2008. |