|
“Puó dirmi esattamente che cosa non ha funzionato in Irak?” “La peggiore
Intelligence della nostra storia. Decisioni prese da chi non è stato ferito
in battaglia. Pessima stampa”.
Sono queste le parole messe in bocca a due dei suoi attori principali da
Robert Redford nel suo ultimo lavoro cinematografico. Leoni per Agnelli
è un film che non risparmia critiche e considerazioni su tutto e su tutti,
dal proprio presidente alla propria stampa, dalle università ai giovani
della sua nazione. Sì, perchè Leoni per Agnelli - già
dal titolo provocatorio in quanto ricorda le parole che un soldato tedesco
usava per descrivere i valorosi soldati comandati però da pessimi generali,
codardi ed ambiziosi – vuole mettere nero su bianco gli errori commessi da
tutto il popolo statunitense, errori che hanno portato alla morte di milioni
di soldati nei territori irakeni e afghani. Per fare ciò, Robert Redford
propone la storia da tre punti di vista, proprio per dimostrare come le
colpe non possano essere attribuite a una sola persona o a un solo organo,
ma come siano invece distribuite in varie fasce della società. In una
sequenza narrativa, la storia viene vista dal punto di vista di un senatore
(Tom Cruise) che rilascia un’intervista privata ad una giornalista (Meryl
Streep) nella speranza che questa, come aveva fatto anni prima, appoggi il
suo nuovo piano di attacco in Afghanistan che lui stesso definisce come la
chiave della vittoria americana. Pur intuendo e deplorando la forzatura che
sta avvenendo, sarà la giornalista così forte da non cedere alla
strumentalizzazione fatta del senatore del mezzo della stampa? Molto chiara
e aperta è in questo caso la critica mossa agli organi di informazione
americani che in molti casi hanno dato credito alla strategie e alla causa
della“Guerra contro il Terrore”.
La seconda sequenza si svolge contemporaneamente in un’università della
California, dove un professore di scienze politiche (Robert Redford) cerca
di spronare un suo alunno che sembra aver perso ormai ogni interesse nelle
materie politiche che tanto amava. Davanti alla richiesta di una
spiegazione, il giovane risponde che la politica lo disgusta perchè tanto
nulla potrà mai essere cambiato. Con questo piccolo spaccato di vita
universitaria, Robert Redford mette a nudo una dura verità della società
nordamericana, dove sempre di più i giovani sembrano disinteressarsi della
politica e non cercano di far nulla per cambiare lo status quo. Questa di
Redford è un’accusa pesante e veritiera, in quanto in molti studi si segnala
la rassegnazione dei giovani di fronte ai fatti politici che stanno vivendo.
Infine, al limite di queste due sequenze narrative “di denuncia” si svolge
la guerra, che segue la tragica fine di due marines sulle montagne afghane.
Sono loro i due “leoni” che accettano di morire per tutti quegli “agnelli”
che non hanno mai messo piede su un campo da guerra, che non hanno il
coraggio di mettere a nudo la verità o che non hanno la forza di impegnarsi
e mettersi in gioco per cambiare le cose.
Il film di Redford non verrà
tanto ricordato per le scene, ma più che altro per i dialoghi che sferzanti,
duri e tanto veritieri colpiscono più al cuore che la morte in mezzo alla
neve dei due marines lasciati soli al loro destino.
Giudizio:
   
(legenda).
di Isabella Agostinelli. 17 Gennaio 2008. |