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Di film su Jesse James ne sono stati fatti diversi, e il celebre fuorilegge
sembrava essere stato raccontato in tutti i modi possibili, da autori del
calibro di Nicholas Ray e Fritz Lang.
Ma l’opera seconda dell’australiano Andrew Dominik è un film che merita un
posto tra i grandi, anche per il coraggio con cui si è “immolato” ad un
sicuro flop commerciale per inseguire una visione coerente ed appassionata,
concentrandosi solo negli ultimi mesi di vita di James, ma dilatando le
atmosfere all’infinito per assumere i toni da ballata crepuscolare.
Per chi abbia voglia di lasciarsi catturare dal mondo di Jesse James, si
troverà davanti un’opera che si prende tutto il tempo necessario per
raccontare un personaggio torvo e incattivito, costretto ad essere
continuamente all’altezza della propria leggenda, e gli uomini della sua
banda, tra cui il “codardo” Robert Ford, quasi una versione ante litteram
del fan impazzito della nostrana era del gossip, un ragazzo deluso dall’uomo
dietro al mito, attratto e respinto allo stesso tempo.
Questo lungo epicedio sembra un western ma non lo è, gli immensi spazi
naturali diventano soffocanti, le pochissime e brevi sparatorie sono
coraggiosamente anti-spettacolari, lo sguardo sul mondo di Jesse James è
corrusco e premonitore di morte: L’assassinio di Jesse James è la
cosa che più avvicina il cinema alla forma della tragedia che si è vista
sullo schermo negli ultimi anni, assieme all’ultimo, sottovalutato, film di
Woody Allen. Nel riprendere l’assunto de L’uomo che uccise Liberty
Valance, il rapporto tra realtà e leggenda assume una prospettiva
rovesciata, e nella leggenda non c’è nulla di mitizzante, ma è giogo mortale
per entrambi i protagonisti.
Vincitore della Coppa Volpi a
Venezia, Brad Pitt è stato ampiamente sbertucciato dall’incompetente critica
nostrana, ed invece offre una performance straordinaria, non certo di meno a
Casey Affleck e a tutto il resto del cast: penalizzato dalla sua bellezza, o
forse dall’insopportabile gossip dietro alla sua relazione con Angelina
Jolie, l’attore viene continuamente sottovalutato, anche quando offre
interpretazioni intense e ricche di sfumature come questa.
Giudizio:
  ½
(legenda).
di Giulio Ragni. 16 Febbraio 2008. |