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Una volta Robert Zemeckis era un regista di talento. Una volta: perché
l’autore di Forrest Gump e Chi ha incastrato Roger Rabbit?
sembra aver smarrito, da un paio di film a questa parte, la sapienza
drammaturgica, la verve affabulatoria, la capacità immaginifica di creare
icone popolari, caratteristiche che hanno fatto di Zemeckis uno dei più
abili artigiani al servizio degli Studios hollywoodiani.
Questo La leggenda di Beowulf, tratto da un famoso poema epico
inglese, è un autentico scult, il punto più basso della sua carriera:
che a Zemeckis interessi solo l’aspetto tecnologico del film è evidente sin
dalle prime inquadrature, ma quello che lascia esterrefatti è lo spreco di
abbondante materiale narrativo, sebbene la sceneggiatura porti le firme di
due autori di razza come Neil Gaiman e Roger Avary. Il film indugia infatti
tra l’epica fantasy e la sua reinvenzione fumettistica, perdendo il
confronto da ambo i lati: del racconto epico di discendenza tolkeniana non
ha quella sorta di Bildungsroman che connota il percorso dell’eroe
protagonista; dell’aggressivo macchinario visionario messo in campo
recentemente da alcuni cinecomics, La leggenda di Beowulf non riesce
a dosare nella giusta maniera i diversi ingredienti, come accade ad esempio
nelle opere di Frank Miller.
Così, in un estenuante tourbillon virtuosistico fine a se stesso, questa
epopea di padri e figli, e delle loro rispettive pulsioni omicide, si
sfrangia sotto i colpi di personaggi tagliati con l’accetta, di svirgolate
horror inutilmente fracassone, di cadute di stile di pessimo gusto, con
punte di ridicolo involontario che faranno la gioia soltanto degli
estimatori del trash più spinto. Anche le recitazioni di attori del calibro
di Anthony Hopkins, John Malkovich, Robin Wright Penn, sono sprecate,
raffreddate da chili di pixel digitali che ricordano più il pessimo Final
Fantasy che non il meraviglioso Gollum di Antony Serkis ne Il Signore
degli anelli.
Il film dunque è totalmente
fallito sul piano drammaturgico (è noioso e insostenibile), che su quello
mitopoietico (il protagonista è semplicemente ridicolo, e anche l’orchessa
dorata Angelina Jolie, tanto strombazzata dai media specializzati, appare
una figura incolore), ed anche su quello squisitamente tecnico, dove la
performance capture utilizzata da Zemeckis sembra aver fatto dei passi
indietro piuttosto che avanti, mancando l’empatia tra la messa in scena e lo
spettatore: abbiamo l’impressione che con il passare degli anni Robert
Zemeckis assomigli sempre di più al primo James Cameron, tecnocrate dal
cuore freddo incurante delle storie che racconta. Un ritratto decisamente
poco lusinghiero e benaugurante per un regista (un tempo) amato.
Giudizio:
  
(legenda).
di Giulio Ragni. 29 Novembre 2007. |
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"ENTUSIASMANTE" - Nella Danimarca del V
secolo Dopo Cristo vive Re Hrothgar (un Anthony Hopkins perfetto in questo
ruolo) con la sua giovane regina (la monoespressiva Robin Wright Penn).
Durante un lussurioso e chiassoso banchetto fa capolino Grendel,un orrendo e
gigantesco troll, ultrasensibile ai rumori, che vive nella foresta. In pochi
minuti l’orrida creatura si sbarazza di tutti i presenti o quasi,perché
inaspettatamente,al cospetto del re,sembra calmarsi e decide di andarsene.
Nel frattempo dal mare giunge Beowulf (un Ray Winstone che colpisce più per
la sua prestanza fisica che non per la recitazione),un prode combattente dei
Geati che,fiero delle sue prodezze,dichiara di poter sconfiggere la bestia.
Ecco allora che si appresta coi suoi uomini ad attendere l’arrivo del
gigante,che non tarda ad arrivare infastidito dal baccano della comitiva.
Ha inizio dunque un epico scontro alla “pari”(Beowulf combatte nudo e
disarmato per non essere avvantaggiato,nonostante il mostro sia ben più alto
e potente di lui..)durante il quale il nostro eroe scopre il punto debole
dell’avversario e non manca di provocarlo con un potente urlo. Grendel,rimpicciolito
dal grido e senza un braccio,si vede costretto a fuggire.
In fin di vita si dirige verso casa,una specie di grotta dove, in riva al
lago,saluta la madre (che capiamo essere una creatura acquatica dal
tentacolo che si intravede e una donna dal tono di voce) per l’ultima volta.
Nel frattempo Beowulf,ricevuti lodi e ringraziamenti, cerca di riposare,ma
nel sonno gli appare una creatura bellissima,la madre di Grendel,che lo
sveglia di soprassalto dopo aver ucciso silenziosamente altri uomini. L’eroe
comprende che il regno è ancora in pericolo e va alla ricerca del nuovo
nemico.Accompagnato dal fedele Wiglaf e dalla coppa del drago(ricompensa
preziosa regalatagli dal re dopo l’uccisione di Grendel) Beowulf si reca al
lago e qui vi trova la madre di Grendel(una supertecnologica nuda e dorata
Angelina Jolie) che presto lo seduce con la sua bellezza e gli promette pace
per il regno in cambio di una notte d’amore con lei e della coppa(la
creatura sembra amante dell’oro,visto che possiede montagne di oggetti
preziosi,o forse sono il frutto delle sue numerose prede..).
Tornato al cospetto del re Beowulf sostiene di aver ucciso anche la madre di
Grendel e rassicura il popolo che ormai non dovrà più temere nulla. Hrothgar
però non crede alle sue parole,insospettito anche dal fatto che non porta
più con sé la coppa dorata,e nominatolo erede al trono, si getta nel vuoto.
Passano gli anni e un giorno uno schiavo fuggiasco si fa scoprire in
possesso dell’antica e preziosa coppa,che dice di aver rubato dalla tana di
un drago. Un invecchiato ma sempre in buona forma Beowulf,spaventato,torna
al lago per cercare di restituirla ma la madre di Grendel risponde che ormai
è troppo tardi e manda il possente drago a spargere terrore e morte nel
regno.
Beowulf affronta intrepido questa ennesima ed ultima battaglia e morirà tra
le braccia dell’amico Wiglaf non prima di designarlo nuovo re. Poco dopo il
funerale di Beowulf,Wiglaf osserva il mare dal quale emerge la bellissima e
sempre giovane madre di Grendel. I due si osservano,l’uno incantato,l’altra
sorridente e pronta ad ammaliare l’ennesimo sovrano.
Il film è eseguito con la motion capture utilizzata già in Polar
Express,dove gli attori vengono modellati al computer in modo da sembrare
una sorta di cartone animato reale.Questa tecnica permette di mantenere le
espressioni genuine dei personaggi ed inoltre non vi è quell’enorme
differenza di colori che palesa gli effetti speciali inseriti in un normale
film,perché tutto è computerizzato. I dettagli quindi sono molto curati,così
come le scene d’azione,spettacolare specialmente l’ultima battaglia contro
l’enorme drago.Solamente alcuni gesti degli attori appaiono un po’ plastici
ma è una pecca abbastanza trascurabile in confronto al resto,così ben
delineato. La sceneggiatura si basa sul reale mito esistente in Danimarca di
Beowulf e lo rispetta piuttosto fedelmente. Accorta è stata l’idea di non
specificare, ma lasciare intendere, il fatto che ogni mostro in definitiva
fosse frutto di una sola notte di passione tra l’ “ammaliatrice dorata” e
ciascun re,così come azzeccato è stato lo scambio di sguardi che chiude il
sipario del film e grazie al quale si intuisce che la leggenda non avrebbe
mai avuto fine.
E’ facile notare somiglianze con altri film famosi ma bisogna sottolineare
che questa leggenda esisteva già prima della loro lavorazione,quindi
sarebbe sbagliato pensare che il regista Robert Zemeckis (che vanta successi
quali Ritorno al futuro,Forrest Gump,Polar Express,Cast away) abbia
preso spunto per esempio da Il Signore degli Anelli (lo stesso
Tolkien sostenne di essersi ispirato alla leggenda di Beowulf per creare
alcuni dei suoi personaggi) o Dragonheart (dove bisogna mirare al
cuore del drago per sconfiggere il cattivo di turno),semmai il contrario.
L’ultima nota va alla presenza di
Angelina Jolie e di John Malkovich(consigliere del re e “proprietario”dello
schiavo fuggiasco,che ultimamente sembra volere solo apparire in film
fantastici,come Eragon))relegati a ruoli di pochi minuti,ma non sempre avere
talento come attore significa avere la camera puntata sempre su di sé
dall’inizio alla fine della pellicola.
Giudizio:
  
(legenda).
di Pamela Garbin. 1 Dicembre 2007. |
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Il genere fantasy è
indubbiamente uno dei più inflazionati di questi inizio secolo: dalla mitica
saga de “Il signore degli anelli” all’infelice “Eragon”, passando per le
avventure di “Harry Potter”. Probabilmente arriverà un giorno in cui non ne
sentiremo più parlare o, magari più semplicemente, ne sentiremo parlare di
meno. Quando arriverà quel giorno sarà tempo di guardarsi indietro e di
tirar le somme di una stagione e di capire quanto di buono ci sia stato,
azzardo, che questo “Beowulf” sarà uno dei pochi che resterà veramente anche
se, ad oggi, sembra impossibile cosi presi a consumare in fretta e passar
avanti, e comunque incapaci di capire chi è più avanti. Zemeckis, d’altra
parte, ha sempre amato giocare d’anticipo: prima mescolando realtà e cartoni
in “Chi ha incastrato Roger Rabbit?” poi facendoci immaginare un futuro
fatto di macchine volanti. Ora lo fa con l’uso della straordinaria
tecnologia che permette di “catturare” i movimenti, dando vita ad una sorta
di “animazione” della recitazione. Non quindi la tanta temuta sostituzione
dell’essere umano ma l’esaltazione delle sue potenzialità. Si resta, per
almeno i primi 10 minuti, a bocca aperta, strabiliati e confusi: si fa quasi
fatica a seguir la storia tanto si è francamente presi da questa meraviglia.
In più dietro alla fantasticheria tecnica c’è una delle più grande storie
raccontate che permette di sfuggire al rischio di un intrattenimento solo
visivo (che come ben sappiamo dopo un po’ annoierebbe) Bewoulf , combattente
giovane, sfrontato e invincibile, viene chiamato in soccorso dal re di
Danimarca perché liberi lui e il suo popolo dal terribile mostro Grendel
che, di tanto in tanto, provoca terribili stragi. Lui che, a suo dire, nella
sua vita ha affrontato creature ben peggiori è sicuro di riuscire ed
infatti, con incredibile facilità, in un incredibile corpo a corpo lo
costringe in fin di vita. Tutto sembra esser volto per il meglio ma, proprio
nella notte dei festeggiamenti, la madre di Grendel scatena tutta la sua ira
costringendo l’eroe a calarsi negli infernali meandri che la ospitano. Qui
però non tutto va come dovrebbe andare e, malgrado Beowulf venga nominato re
di Danimarca, questo non gli permetterà di evitare le conseguenze di sue
scelte passate. Storia mitica quindi che Zemeckis riesce a raccontarci con
sveltezze e rari momenti di noia, evitando le lungaggini tipiche del genere,
ogni qualvolta viene trasposto al cinema. La tecnica quindi usata in maniera
funzionale e non soltanto per dimostrare quando si è bravi nel farlo, per la
poesia della messa in scena e per la profondità che si riesce a dare alle
interpretazioni. C’è del buono in Danimarca.
Giudizio:
   
(legenda).
di Stefano Cavalli. 12 Dicembre 2007. |
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2007
- La leggenda di Beowulf
(Robert Zemeckis, ImageMovers).
- Ratatouille (Brad Bird,
Pixar/Disney).
- Shrek Terzo (Chris
Miller, Dreamworks).
- The Simpsons Movie
(David Silverman, Fox).
2006
- A Scanner Darkly
(Richard Linklater, Warner Indipendent).
- Cars (John
Lasseter, Pixar/Disney).
- Happy Feet
(George Miller, AnilmalLogic).
2005
- Chicken Little
(Mark Dindal, Walt Disney).
- La sposa cadavere
(Tim Burton e Mike Johnson, Warner bros).
- Madagascar
(Eric Darnell e Tom McGrath, Dreamworks).
- One man band
(Mark Andrews, Anthony Jimenez, Pixar).
-
Wallace & Gromit e la maledizione del coniglio mannaro
(Steve Box e Nick Park, Aardman).
1997
- Geri's game
(Jan Pinkava, Pixar).
1970
- La linea, episodio numero
2 (Osvaldo Cavandoli). |