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La leggenda di Beowulf (di Robert Zemeckis, 2007).

Una volta Robert Zemeckis era un regista di talento. Una volta: perché l’autore di Forrest Gump e Chi ha incastrato Roger Rabbit? sembra aver smarrito, da un paio di film a questa parte, la sapienza drammaturgica, la verve affabulatoria, la capacità immaginifica di creare icone popolari, caratteristiche che hanno fatto di Zemeckis uno dei più abili artigiani al servizio degli Studios hollywoodiani.
Questo La leggenda di Beowulf, tratto da un famoso poema epico inglese, è un autentico scult, il punto più basso della sua carriera: che a Zemeckis interessi solo l’aspetto tecnologico del film è evidente sin dalle prime inquadrature, ma quello che lascia esterrefatti è lo spreco di abbondante materiale narrativo, sebbene la sceneggiatura porti le firme di due autori di razza come Neil Gaiman e Roger Avary. Il film indugia infatti tra l’epica fantasy e la sua reinvenzione fumettistica, perdendo il confronto da ambo i lati: del racconto epico di discendenza tolkeniana non ha quella sorta di Bildungsroman che connota il percorso dell’eroe protagonista; dell’aggressivo macchinario visionario messo in campo recentemente da alcuni cinecomics, La leggenda di Beowulf non riesce a dosare nella giusta maniera i diversi ingredienti, come accade ad esempio nelle opere di Frank Miller.
Così, in un estenuante tourbillon virtuosistico fine a se stesso, questa epopea di padri e figli, e delle loro rispettive pulsioni omicide, si sfrangia sotto i colpi di personaggi tagliati con l’accetta, di svirgolate horror inutilmente fracassone, di cadute di stile di pessimo gusto, con punte di ridicolo involontario che faranno la gioia soltanto degli estimatori del trash più spinto. Anche le recitazioni di attori del calibro di Anthony Hopkins, John Malkovich, Robin Wright Penn, sono sprecate, raffreddate da chili di pixel digitali che ricordano più il pessimo Final Fantasy che non il meraviglioso Gollum di Antony Serkis ne Il Signore degli anelli.
Il film dunque è totalmente fallito sul piano drammaturgico (è noioso e insostenibile), che su quello mitopoietico (il protagonista è semplicemente ridicolo, e anche l’orchessa dorata Angelina Jolie, tanto strombazzata dai media specializzati, appare una figura incolore), ed anche su quello squisitamente tecnico, dove la performance capture utilizzata da Zemeckis sembra aver fatto dei passi indietro piuttosto che avanti, mancando l’empatia tra la messa in scena e lo spettatore: abbiamo l’impressione che con il passare degli anni Robert Zemeckis assomigli sempre di più al primo James Cameron, tecnocrate dal cuore freddo incurante delle storie che racconta. Un ritratto decisamente poco lusinghiero e benaugurante per un regista (un tempo) amato.
Giudizio: (legenda).
di Giulio Ragni. 29 Novembre 2007. 

"ENTUSIASMANTE" - Nella Danimarca del  V secolo Dopo Cristo vive Re Hrothgar (un Anthony Hopkins perfetto in questo ruolo) con la sua giovane regina (la monoespressiva Robin Wright Penn).
Durante un lussurioso e chiassoso banchetto fa capolino Grendel,un orrendo e gigantesco troll, ultrasensibile ai rumori, che vive nella foresta. In pochi minuti l’orrida creatura si sbarazza di tutti i presenti o quasi,perché inaspettatamente,al cospetto del re,sembra calmarsi e decide di andarsene. Nel frattempo dal mare giunge Beowulf (un Ray Winstone  che colpisce più per la sua prestanza fisica che non per la recitazione),un prode combattente dei Geati che,fiero delle sue prodezze,dichiara di poter sconfiggere la bestia. Ecco allora che si appresta coi suoi uomini ad attendere l’arrivo del gigante,che non tarda ad arrivare infastidito dal baccano della comitiva.
Ha inizio dunque un epico scontro alla “pari”(Beowulf combatte nudo e disarmato per non essere avvantaggiato,nonostante il mostro sia ben più alto e potente di lui..)durante il quale il nostro eroe scopre il punto debole dell’avversario e non manca di provocarlo con un potente urlo. Grendel,rimpicciolito dal grido e senza un braccio,si vede costretto a fuggire.
In fin di vita si dirige verso casa,una specie di grotta dove, in riva al lago,saluta la madre (che capiamo essere una creatura acquatica dal tentacolo che si intravede e una donna dal tono di voce) per l’ultima volta.
Nel frattempo Beowulf,ricevuti lodi e ringraziamenti, cerca di riposare,ma nel sonno gli appare una creatura bellissima,la madre di Grendel,che lo sveglia di soprassalto dopo aver ucciso silenziosamente altri uomini. L’eroe comprende che il regno è ancora in pericolo e va alla ricerca del nuovo nemico.Accompagnato dal fedele Wiglaf e dalla coppa del drago(ricompensa preziosa regalatagli dal re dopo l’uccisione di Grendel) Beowulf si reca al lago e qui vi trova la madre di Grendel(una supertecnologica nuda e dorata Angelina Jolie) che presto lo seduce con la sua bellezza e gli promette pace per il regno in cambio di una notte d’amore con lei e della coppa(la creatura sembra amante dell’oro,visto che possiede montagne di oggetti preziosi,o forse sono il frutto delle sue numerose prede..).
Tornato al cospetto del re Beowulf sostiene di aver ucciso anche la madre di Grendel e rassicura il popolo che ormai non dovrà più temere nulla. Hrothgar però non crede alle sue parole,insospettito anche dal fatto che non porta più con sé la coppa dorata,e nominatolo erede al trono, si getta nel vuoto.
Passano gli anni e un giorno uno schiavo fuggiasco si fa scoprire in possesso dell’antica e preziosa coppa,che dice di aver rubato dalla tana di un drago. Un invecchiato ma sempre in buona forma Beowulf,spaventato,torna al lago per cercare di restituirla ma la madre di Grendel risponde che ormai è troppo tardi e manda il possente drago a spargere terrore e morte nel regno.
Beowulf affronta intrepido questa ennesima ed ultima battaglia e morirà tra le braccia dell’amico Wiglaf non prima di designarlo nuovo re. Poco dopo il funerale di Beowulf,Wiglaf osserva il mare dal quale emerge la bellissima e sempre giovane madre di Grendel. I due si osservano,l’uno incantato,l’altra sorridente e pronta ad ammaliare l’ennesimo sovrano.
Il film è eseguito con la motion capture utilizzata già in Polar Express,dove gli attori vengono modellati al computer in modo da sembrare una sorta di cartone animato reale.Questa tecnica permette di mantenere le espressioni genuine dei personaggi ed inoltre non vi è quell’enorme differenza di colori che palesa gli effetti speciali inseriti in un normale film,perché tutto è computerizzato. I dettagli quindi sono molto curati,così come le scene d’azione,spettacolare specialmente l’ultima battaglia contro l’enorme drago.Solamente alcuni gesti degli attori appaiono un po’ plastici ma è una pecca abbastanza trascurabile in confronto al resto,così ben delineato. La sceneggiatura si basa sul reale mito esistente in Danimarca di Beowulf e lo rispetta piuttosto fedelmente. Accorta è stata l’idea di non specificare, ma lasciare intendere, il fatto che ogni mostro in definitiva fosse frutto di una sola notte di passione tra l’ “ammaliatrice dorata” e ciascun re,così come azzeccato è stato lo scambio di sguardi che chiude il sipario del film e grazie al quale si intuisce che la leggenda non avrebbe mai avuto fine.
E’ facile notare somiglianze con altri film famosi ma bisogna sottolineare che questa leggenda esisteva  già prima della loro lavorazione,quindi sarebbe sbagliato pensare che il regista Robert Zemeckis (che vanta successi quali Ritorno al futuro,Forrest Gump,Polar Express,Cast away) abbia preso spunto per esempio da Il Signore degli Anelli (lo stesso Tolkien sostenne di essersi ispirato alla leggenda di Beowulf per creare alcuni dei suoi personaggi) o Dragonheart (dove bisogna mirare al cuore del drago per sconfiggere il cattivo di turno),semmai il contrario.
L’ultima nota va alla presenza di Angelina Jolie e di John Malkovich(consigliere del re e “proprietario”dello schiavo fuggiasco,che ultimamente sembra volere solo apparire in film fantastici,come Eragon))relegati a ruoli di pochi minuti,ma non sempre avere talento come attore significa avere la camera puntata sempre su di sé dall’inizio alla fine della pellicola.
Giudizio: (legenda).
di Pamela Garbin. 1 Dicembre 2007. 

Il genere fantasy è indubbiamente uno dei più inflazionati di questi inizio secolo: dalla mitica saga de “Il signore degli anelli” all’infelice “Eragon”, passando per le avventure di “Harry Potter”. Probabilmente arriverà un giorno in cui non ne sentiremo più parlare o, magari più semplicemente, ne sentiremo parlare di meno. Quando arriverà quel giorno sarà tempo di guardarsi indietro e di tirar le somme di una stagione e di capire quanto di buono ci sia stato, azzardo, che questo “Beowulf” sarà uno dei pochi che resterà veramente anche se, ad oggi, sembra impossibile cosi presi a consumare in fretta e passar avanti, e comunque incapaci di capire chi è più avanti. Zemeckis, d’altra parte, ha sempre amato giocare d’anticipo: prima mescolando realtà e cartoni in “Chi ha incastrato Roger Rabbit?” poi facendoci immaginare un futuro fatto di macchine volanti. Ora lo fa con l’uso della straordinaria tecnologia che permette di “catturare” i movimenti, dando vita ad una sorta di “animazione” della recitazione. Non quindi la tanta temuta sostituzione dell’essere umano ma l’esaltazione delle sue potenzialità. Si resta, per almeno i primi 10 minuti, a bocca aperta, strabiliati e confusi: si fa quasi fatica a seguir la storia tanto si è francamente presi da questa meraviglia. In più dietro alla fantasticheria tecnica c’è una delle più grande storie raccontate che permette di sfuggire al rischio di un intrattenimento solo visivo (che come ben sappiamo dopo un po’ annoierebbe) Bewoulf , combattente giovane, sfrontato e invincibile, viene chiamato in soccorso dal re di Danimarca perché liberi lui e il suo popolo dal terribile mostro Grendel che, di tanto in tanto, provoca terribili stragi. Lui che, a suo dire, nella sua vita ha affrontato creature ben peggiori è sicuro di riuscire ed infatti, con incredibile facilità, in un incredibile corpo a corpo lo costringe in fin di vita. Tutto sembra esser volto per il meglio ma, proprio nella notte dei festeggiamenti, la madre di Grendel scatena tutta la sua ira costringendo l’eroe a calarsi negli infernali meandri che la ospitano. Qui però non tutto va come dovrebbe andare e, malgrado Beowulf venga nominato re di Danimarca, questo non gli permetterà di evitare le conseguenze di sue scelte passate. Storia mitica quindi che Zemeckis riesce a raccontarci con sveltezze e rari momenti di noia, evitando le lungaggini tipiche del genere, ogni qualvolta viene trasposto al cinema. La tecnica quindi usata in maniera funzionale e non soltanto per dimostrare quando si è bravi nel farlo, per la poesia della messa in scena e per la profondità che si riesce a dare alle interpretazioni. C’è del buono in Danimarca.
Giudizio: (legenda).
di Stefano Cavalli. 12 Dicembre 2007. 

Files di Cinema

[Scheda di Beowulf su Imdb.com] [Scheda di Robert Zemeckis su Imdb.com] [Scheda di Angelina Jolie su Imdb.com]

il Cinema d'animazione su SDC

2007
- La leggenda di Beowulf (Robert Zemeckis, ImageMovers).
- Ratatouille (Brad Bird, Pixar/Disney).
- Shrek Terzo (Chris Miller, Dreamworks).
- The Simpsons Movie (David Silverman, Fox).

2006
- A Scanner Darkly (Richard Linklater, Warner Indipendent).
- Cars (John Lasseter, Pixar/Disney).
- Happy Feet (George Miller, AnilmalLogic).

2005
- Chicken Little (Mark Dindal, Walt Disney).
- La sposa cadavere (Tim Burton e Mike Johnson, Warner bros).
- Madagascar (Eric Darnell e Tom McGrath, Dreamworks).
- One man band (Mark Andrews, Anthony Jimenez, Pixar).
- Wallace & Gromit e la maledizione del coniglio mannaro (Steve Box e Nick Park, Aardman).

1997
- Geri's game (Jan Pinkava, Pixar).

1970
- La linea, episodio numero 2 (Osvaldo Cavandoli).

GMA 2007. SETTIMA EDIZIONE

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