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"INCOMPLETO" - Il detto dice “Non c’è
due senza tre” ed infatti questa è la terza occasione in cui il romanzo di
grande successo di Richard Matheson, I am legend ,viene tradotto in
film.
La grande campagna pubblicitaria ha sicuramente tratto in inganno perché
questa seconda pellicola di Francis Lawrence è destinata a cadere nel
dimenticatoio come il suo precedente lavoro, Constantine. Sono film
che attirano la gran parte del pubblico grazie all’alone di mistero e
curiosità che trasmette il trailer,ma che una volta usciti dalla sala
lasciano l’amaro in bocca e un grosso punto di domanda in testa. Molti sono
infatti gli interrogativi lasciati in sospeso: Perché cervi e leoni non sono
infetti dal virus? Perché nella scena iniziale lo scienziato tenta di
catturarne uno(non gli sarebbe servito né per cibarsene, visto le grandi
provviste che aveva in casa, né per farvi esperimenti)? Chi sposta il
manichino e perché? Come mai solo lo scienziato e Sam si sono
vaccinati?Perché i vampiri assumono tutti lo stesso aspetto?
Tutti questi misteri irrisolti lasciano il dubbio che il film sia stato
fatto solo per scopi commerciali,puntando molto sulla presenza di un grande
attore quale Will Smith,garanzia di successo per ogni pellicola solitamente.
Non mancano momenti che lasciano col fiato sospeso(come quella del ponte)o
commuovono(come quella in cui lo scienziato è costretto ad uccidere Sam),ma
in sostanza c’è poco da salvare.Banali i vampiri e gli animali palesemente
computerizzati e ridicole le conversazioni di Will con dei manichini.
Pochi i flashback che forse avrebbero aiutato a capire qualcosa di più e
scontato il finale,con la morte del protagonista per il sacrificio
dell’umanità.Una morte che forse si poteva evitare e che sa tanto della
solita minestra,un colpo di scena visto e rivisto e che francamente non
colpisce più molto.
Meglio vedersi Cast Away
comodamente a casa in dvd se si ha voglia di guardare un film con pochi
dialoghi e un unico personaggio a popolare lo schermo,almeno non vi sarà il
“fine primo tempo”quando ancora non è accaduto nulla e non farà venir voglia
di scappare nella sala accanto a guardarsi un altro film...
Giudizio:

(legenda).
di Pamela Garbin. 18 Gennaio 2008. |
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Per chi non sapesse nulla delle origini di questa idea di lasciare solo un
uomo vivo sulla Terra (il romanzo di R. Matheson pubblicato nel 1954),
l’inizio del trailer circolato a più riprese sarebbe potuto sembrare assai
accattivante e invogliare a saperne di più su questo filmone che grida già
blockbuster. Lo slogan lanciato dalla locandina, nero su cielo oro sopra il
ponte di Brooklyn distrutto a metà, dice “l’ultimo uomo sulla Terra non è
solo”. In effetti appresso al protagonista si vede benissimo un esemplare di
pastore tedesco. La fine del trailer mostra che gli altri “vivi” hanno
sembianze umane e ricordano, nella velocità delle immagini, una sorta di
zombie già visti in passato in moltissimi altri film.
La storia narra di un tenente colonnello Robert Neville (un buon Will Smith),
ufficiale medico, che pare sia l’unico sopravvissuto nella città di New York
dopo l’epidemia che ha sterminato l’intera popolazione mondiale, che cerca
un vaccino per quella che era nata come una cura contro il cancro. Ogni
giorno sopravvive seguendo con una disciplina ferrea, da buon soldato, un
elenco di cose da fare scandite dall’allarme del suo orologio: caccia,
raccolto, attesa di superstiti, ricerca medica, riparo per la notte. Si vede
inoltre che si è adeguato a certi comportamenti per mantenere il suo
equilibrio mentale, per non impazzire dalla solitudine: parla con il suo
cane, va nel negozio a noleggiare regolarmente i dvd, saluta gli altri
clienti, il ragazzo del negozio (tutti manichini). Le cose cambiano quando
un giorno, entrando in un palazzo in cui all’interno è totalmente buio,
scopre che nell’isola non è solo, incontrando degli esseri antropomorfi
molto aggressivi, intolleranti alla luce del sole, per loro letale. Decide
di catturarne uno e sperimentare il vaccino per la cura.
Il regista Francis Lawrence è qui al suo secondo lungometraggio, partendo da
una buona idea ma anche questa volta non riesce a gestire bene la
complessità del progetto. Come per il precedente “Constantine” lascia
ampio spazio alla scenografia e alle ambientazioni spettacolari che fanno
quasi da co-protagonisti dal film ma tralascia di curare molti piccoli
dettagli necessari alla coerenza della storia (animali africani alle
latitudini di New York?) e non entra in profondità nell’indagine psicologica
del protagonista, anche se Smith ci mette molto del suo per dare credibilità
al personaggio.
A mano a mano che ci si addentra e si tende alla fine del film ci si trova a
scontrarsi con dubbi emblematici e scene mai girate (perché la cura è nel
sangue della zombie salvata se è chiaro che basta il freddo per uccidere il
virus? le montagne del Vermont che sembrano un pezzo di territorio collinare
canadese senza neve? come si cibano gli zombie se sono senza denti?) e a
idee per rendere maggiormente l’efficacia visiva e orridità dei mostri che
sembra presa da altri film quali “Resident Evil”(gli stessi mostri e la
scena con i cani), “Constantine” (gli ambienti cupi e la fotografia), “Il
giorno dei morti viventi” (la sequenza degli zombie che corrono velocissimi
sulla strada e saltano sulle macchine) e “Pitch Black” (la luce del sole
fatale per i mostri).
In definitiva Lawrence, uscito da una carriera, che lo ha influenzato molto,
come regista di videoclip per star che tendono all’appariscenza più che alla
qualità della musica (Britney Spears, Justin Timberlake, Black Eyed Peas,
Gwen Stefani, ci presenta un lungo videoclip fatto con rimasugli di tanti
altri e poche idee originali, e poco curate. Peccato!
Giudizio:
(legenda).
di Boris Fietta. 18 Gennaio 2008. |
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“Io Sono Leggenda” è solo l’ultima trasposizione cinematografica
dell’omonimo romanzo che ha segnato la storia della cinematografia moderna.
Già dal trailer, confezionato in maniera perfetta ed in un certo senso
assolutamente innovativa, si capisce che “Io sono Leggenda” non è solo un
film horror. E’ un film sulla fede, sull’uomo, sulla scienza, sul futuro
dell’umanità; ricorda da vicino altre pellicole interessanti quali “28
giorni dopo” di Danny Boyle o il sottovalutato ed incompreso “Signs” di M.
Night Shyamalan.
La prima ora (il film in tutto dura 90’ circa) è davvero bella. Il regista
Francis Lawrence riesce, infatti, a farci vivere la solitudine, la
disperazione e la perdita di speranza del protagonista Robert Neville
(interpretato da un ottimo Will Smith). Documentato in maniera delicata e
profonda il rapporto tra Robert e il cane che rappresenta l’ultimo suo
legame con la normalità e con la famiglia. E proprio quando sembra che
quella normalità stia sfuggendo, la narrazione cambia registro, scemando un
po’ in intensità ed originalità (alcune scene in stile video-game non
funzionano del tutto), ma raccontando argomenti forti sull’esistenza
dell’uomo e sulla fede.
Senza l’artificio di suoni improvvisi o di musiche incalzanti, il film
inoltre riesce a mantenere un livello di suspence molto alto anche nei
momenti più “tranquilli”. E senza neanche quegli inutili e spesso fastidiosi
didascalismi, Lawrence racconta le vicende e le emozioni attraverso i
dettagli.
Poco contano allora le apparenti incongruenze o gli effetti speciali
effettivamente non di primo livello, conta invece la volontà di rischiare
nel proporre qualcosa di diverso che miscela spettacolarità e suspense (e
perché no, incassi) tipici dei blockbuster, con profondità di temi e di
emozioni tipici di un film drammatico.
Giudizio:
 
(legenda).
di Salvatore Scarpato. 27 Gennaio 2008. |