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Io non sono qui (di Todd Haynes, 2007).

"CORAGGIOSO ROMPICAPO" - Todd Haynes torna alla regia dopo cinque anni e si allontana moltissimo dal suo ultimo Lontano dal Paradiso. I'm not there è un mirabile e coraggioso tentativo di uscire dagli schemi. E dagli schemi ci esce sicuramente. Racconta la vita straordinaria di Bob Dylan facendolo interpretare (anche se non viene mai nominato) da sei attori diversi. Diversi e soprattutto molto diversi tra loro: un bambino (nero!), una donna (Cate Blanchett) e quattro uomini bianchi di diverse età. Ogni personaggio dei sei ha mille sfaccettature. Ognuno compie viaggi diversi che poi sono parte dello stesso viaggio. Ognuno ha storie diverse ma tutti completano la stessa storia. Ognuno di loro è irrimediabilmente diviso tra talento e solitudine. Ognuno ha un disperato e complesso bisogno di comunicare. Haynes dà vita ad un prodotto onirico, dalle infinite possibilità, stratificazioni di lettura e interpretazione.
Lo spettatore si ritrova inevitabilmente come quel giornalista che, in una conferenza stampa, intervista il Bob Dylan interpretato da una meravigliosa Blanchett. Il giornalista va a ricercare risposte semplici e necessarie, sottoponendo una domanda complessa al divo. Lui risponde con parole semplici, ma spiazzanti. E il film è proprio così: spiazzante. Positivamente spiazzante. Si esce dalla sala confusi, spiazzati ma consapevoli che ne è valsa decisamente la pena.
Giudizio:  (legenda).
di Matteo Bursi. 22 Ottobre 2007.

Un film passionale, astratto, visionario, dallo spirito più figurativo, musicale e letterario che non specificamente cinematografico; un collage fatto di libere associazioni mentali, di sensazioni, di suoni immersi in un flusso narrativo concettualmente molto denso e difficile da districare.
I’m not There somiglia più ad una canzone che ad un film vero e proprio, ricco com’è di rimandi, di citazioni, di immagini oniriche; un ritratto appassionato che tenta di raffigurare più che di raccontare la personalità artistica ed umana di Bob Dylan. Sembra quasi di non vedere un film ma di sfogliare una rivista di musica o un libro illustrato da fotografie bellissime, attraverso uno sguardo ricco di amore per l’arte, la bellezza, i colori, le persone.
I’m not There è un film che sceglie felicemente di essere non lineare ma anzi irregolare, furiosamente lirico, spesso visivamente eccessivo e segnato da momenti di verità emotiva fortissima: la malinconia di Claire-Charlotte Gainsbourg davanti alla tv in una casa semivuota, l’emozione di Jude-Cate Blanchett di fronte ad Allen Ginsberg e la sua irruenza sul palcoscenico, lo spaesamento di Billy-Richard Gere.
Todd Haynes osserva Bob Dylan, lo ritrae da angolazioni diverse e in questo sembra quasi uno scultore o un fotografo al lavoro intorno ad un modello; lo studia con passione ma sa di non poterlo rappresentare, sa che ogni caratterizzazione che tentasse di essere realistica finirebbe irrimediabilmente per essere vuota e banale. E allora lo scompone nei corpi di sei attori, lo lascia incarnarsi nella musica che riempie quasi ogni scena, nel colore o nel bianco e nero della fotografia.
Non c’è Bob Dylan come uomo in I’m not There, né come semplice personaggio cinematografico. C’è Bob Dylan come idea, come spirito musicale, come presenza concreta nella mente e nel cuore di chi lo ama; ed è appunto un’idea quella che i sei attori interpretano, non una persona di carne e sangue ma bensì un concetto, un approccio mentale alla vita e all’arte, un modo di essere in un certo tempo e in un certo luogo.
Haynes rincorre il suo Dylan, tenta letteralmente di disegnarlo sullo schermo: il risultato è un film talmente ricco da stordire e forse confondere, ma anche così affascinante, così vibrante dal punto di vista figurativo e musicale da essere, nonostante l’astrazione stilistica che lo contraddistingue, profondamente poetico, emozionante, sincero.
Giudizio:  (legenda).
di Valentina Alfonsi. 9 Dicembre 2007.

Files di Cinema

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[Scheda di Bob Dylan su it.Wikipedia]

Cate Blanchett su ScriverediCinema

il Cinema Americano su SDC

Anno 2007
- American Gangster (di Ridley Scott).
- Into the wild (di Sean Penn).
- Io non sono qui (di Todd Haynes).
- La guerra di Charlie Wilson (di Mike Nichols).
- L'assassinio di Jesse James per mano del codardo Robert Ford (di Andrew Dominik).
- Leoni per agnelli (di Robert Redford).
- Michael Clayton (di Tony Gilroy).
- Nella valle di Elah (di Paul Haggis).
- Ocean's 13  (di Steven Soderbergh).
- Paranoid Park  (di Gus Van Sant).
- Sogni e delitti (di Woody Allen).
- The Bourne Ultimatum (di Paul Greengrass).
- Un'altra giovinezza (di Francis Ford Coppola).
- Zodiac (di David Fincher).

Anno 2006
- Babel  (di Alejandro Gonzales Inarritu).
- Black Dhalia (di Brian De Palma).
- Bobby (di Emilio Esteves).
- Flags of our Fathers (di Clint Eastwood).
- Little Miss Sunshine (di Jonathan Dayton e Valerie Faris).
- Radio America (di Robert Altman).
- Romance&Cigarettes (di John Turturro).
- The Departed (di Martin Scorsese).
- The Prestige (di Christopher Nolan).
- United 93 (di Paul Greengrass).

Anno 2005
- Crash (di Paul Haggis).
- Good night and good luck (di George Clooney).
- Match Point (di Woody Allen).

Anno 2004
- Fahrenheit 9/11 (di Michael Moore).

Anno 2002
- Bowling a Columbine (di Michael Moore).
- La 25a ora (di Spike Lee).

Anno 2000
- Il gladiatore (di Ridley Scott).

GRANSITO MOVIE AWARDS 2008 - Ottava edizione del primo premio cinematografico online d'Italia.

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