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Prima di tutto, per apprezzare Il mistero delle pagine perdute di Jon
Turteltaub bisogna essere consapevoli del fondamento ludico del suo essere
film. Il mistero delle pagine perdute è, infatti, un
divertissement puro che contiene tutti gli ingredienti del classico
blockbuster fracassone: avventura, effetti speciali, fantasia creativa e
attori di richiamo. Chi non ama questo genere di pellicole, farebbe meglio,
quindi, a lasciare subito perdere.
Detto questo, la pellicola è il sequel del fortunato Il mistero
dei templari diretto sempre da Turteltaub (già regista delle commedie
sentimentali Un amore tutto suo e Faccia a faccia,
giocattolone targato Walt Disney e prodotto da Jerry Bruckheimeir con
Nicolas Cage, novello Indiana Jones, nei panni dell’archeologo
cacciatore di tesori Benjamin Franklin Gates. E, si sa, con Bruckheimer
(ideatore della fortunata trilogia I pirati dei Caraibi) squadra che
vince non cambia. Così, ritroviamo ancora insieme a Ben il suo imbranato
assistente (Justin Bartha), la sua fidanzata Abigail (la bellissima Diane
Kruger), l’ispettore Sadusky (Harvey Keitel) e suo padre Patrick (un
azzeccato Jon Voight). Per dare un’azzeccata marcia in più al film, la
produzione di Bruckheimeir ha pensato bene di aggiungere all’affiatato
cast un elegante Ed Harris nel ruolo dell’antagonista, e un’inedita
Helen Mirrer (indimenticabile premio Oscar per The Queen) nei panni
di Emily Appleton, saccente linguista e madre di Ben.
In un continuo susseguirsi di colpi di scena alla ricerca dell’indizio
giusto, questa volta l’obiettivo della missione di Ben è quello di ritrovare
le “pagine perdute”del diario segreto di John Wilkes Booth, l’assassino del
presidente Lincon, per poter scagionare il suo trisavolo dall’accusa di aver
aiutato, rendendosi complice, lo stesso Booth.
Come possiamo, quindi, dedurre gli elementi per scatenarsi con le
esagerazioni fantastiche ci sono proprio tutti. Turteltaub può, così, dare
corpo ad un’avventura ricca di sapore, puntellata da molti momenti comici,
guarnita di’ironia, e sempre decisa a dirigersi verso il suo scopo
principale: divertire lo spettatore facendogli passare due ore di
spensieratezza. Merito del successo della pellicola va, naturalmente, anche
all’ingenua simpatia trasmessa dal personaggio di Ben – Nicholas Cage, una
sorta di clone dell’ormai mitico archeologo Indiana Jones. .Ma il carisma
del protagonista de Il mistero delle pagine perdute è, a dire il
vero, molto diverso dalla fresca umanità trasmessa da Indy – Harrison Ford.
Là dove Ben trionfa con una facilità fumettistica, l’ Indy di Spielberg
mostrava, invece, la sua vulnerabilità e il suo essere fallibile; là dove
Ben può contare sull’apporto di parenti, fidanzate e amici, Indy si trovava
ad agire solo per il mondo come un romantico eroe.
Insomma, per apprezzare Il
mistero delle pagine perdute bisogna stare al suo gioco, quello di porsi
come cinema – giocattolo, meraviglioso contenitore di storie e avventure
capaci di stanare il “fanciullino” che si nasconde in noi spettatori. Resta
il rimpianto di cosa avrebbe fatto la coppia Spielberg – Lucas con un
soggetto del genere.
Giudizio:
 
(legenda).
di Maria Grazia Rossi. 16 Gennaio 2008. |