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Espiazione (di Joe Wright, 2007).

Quando il direttore della Mostra del Cinema di Venezia Marco Muller annunciò che il film Espiazione avrebbe aperto la kermesse lagunare, dubbi e perplessità hanno accolto la scelta: per la difficoltà di tradurre in immagini il romanzo di Ian McEwan, uno dei più folgoranti autori letterari contemporanei; perché il regista Joe Wright aveva all’attivo soltanto un’anodina trasposizione di Orgoglio e Pregiudizio; perché al film d’apertura si chiede glamour come sostanza filmica, qualità tecniche indiscutibili ed emozioni destinate a rimanere ad imperitura memoria.
Alla prova dei fatti si può essere appagati dal risultato finale, e se il regista ogni tanto si perde in lungaggini e in alcune metafore – specie nella seconda parte – eccessivamente ambiziose, nondimeno va riconosciuto all’autore e al cast intero di aver saputo restituire sullo schermo tutto il fascino del romanzo. La continua alternanza dei punti di vista e gli strappi cronologici sono fluidi e non appesantiscono la visione del film, che scivola dagli impalpabili sussulti del cuore e dall’attrazione/repulsione per il sesso all’orrore della guerra e a un luttuoso destino riscattato dalla fantasia dello scrittore demiurgo: perché Espiazione è si la struggente storia di un amore impossibile, ma soprattutto un film sul potere della narrazione, sulla capacità che ha l’arte di rimodellare e travalicare una realtà ben più misera di quella “rivissuta” attraverso la mediazione artistica.
Il regista sfoggia una tecnica sopraffina sinanche leziosa, con magistrali carrelli e piani-sequenza mozzafiato, e quando le bellurie estetizzanti sembrano prendere il sopravvento, arrivano in soccorso degli attori in stato di grazia, a cominciare dalla giovane Briony interpretata da una bravissima Saoirse Ronan, di cui sentiremo certamente ancora parlare, ma non sono da meno le “vittime” della sua immaginazione, il ruvido James McAvoy (L’ultimo re di Scozia) e una superba Keira Knightley, che a dispetto di una magrezza sempre più anoressica, riesce a regalare lampi di debordante sensualità, – indimenticabile il suo “Torna da me” sussurrato all’orecchio dell’amante con un magnifico vestito verde – e ovviamente tutti gli osanna di ogni critico non possono non andare all’immarcescibile Vanessa Redgrave, che in un assolo di cinque minuti regala un’altra perla d’intensità emotiva che lascia tracce indelebili nella memoria di ogni spettatore degno di questo nome.
Giudizio:  (legenda).
di Giulio Ragni.  29 Settembre 2007.

Il film Espiazione è secondo me un film modello per tutti coloro che vogliono cimentarsi in una trasposizione cinematografica di un romanzo che ha poco e nulla di cinematografico.
E il romanzo di McEwan è proprio uno di questi romanzi.
La bellezza dell’opera più apprezzata dello scrittore inglese, sta infatti nelle parole e soprattutto nella sua riflessione sulla potenza delle parola scritta; un romanzo che è una profonda autoanalisi sulle capacità di un romanziere di creare una realtà e di renderla plausibile e credibile per il lettore; un romanzo che esamina il “crimine” che l’uso delle parole dette può creare e che la parola scritta può infine far espiare. Questo è il potere, e allo stesso tempo la dannazione, della parola scritta secondo McEwan.
Tutto ciò, a rigor di logica, non sarebbe quindi ricreabile sullo schermo, poichè il cinema ha la sua forza nelle immagini, nella recitazione, nell’oralità e non nella scrittura.
Nel portare Espiazione sullo schermo, la bravura di Joe Wright è stata nel prendere il romanzo e di creare un’altra opera che funzionasse a livello cinematografico.
Wright è infatti riuscito a far risaltare quegli elementi del romanzo che non sviluppati sulla pagina scritta, hanno la loro ragione d’essere nella trasposizione cinematografica. Parlo per esempio della storia d’amore tra Robbie e Cecilia o del finale romantico sulle coste inglesi con i due amanti che incoronano finalmente il loro sogno d’amore.
Il romanzo di McEwan non si sofferma molto su questi momenti più romantici ma lascia più spazio ad una forte dose di cinismo; sentimento che trova il suo apice nella dichiarazione finale di Birony quando rivela al lettore che molto di ciò che ha letto, di cui si è appassionato e con cui ha pianto e riso, non è altro che una finzione letteraria, come a dire: cari lettori, vi ho ingannati dall’inizo alla fine. Lei è morta, lui è morto, non c’è nessun amore.
La stessa dichiarazione sullo schermo rivela invece tutto il rimorso, la paura e l’agonia del personaggio: davanti ad una telecamera, Birony fa la sua dichiarazione, ma su di lei grava tutto il rimorso di quello che ha commesso e la consapevolezza di aver rovinato un amore per sempre.
Insomma, Wright ha saputo mettere sullo schermo ciò che non era rappresentabile usando sapientemente quelle parti e acutizzando quei sentimenti che hanno più forza sullo schermo. Ha creato così un’opera nuova, differente dal romanzo, ma non per questo meno potente o meno folgorante.
Giudizio:  (legenda).
di Isabella Agostinelli.  25 Ottobre 2007.

“Parla di  una ragazza, giovane e sciocca, che vede qualcosa dalla sua camera da letto che non capisce, ma pensa di capire...”
Queste sono le parole che Briony Tallis ha cercato di scrivere da tutta una vita, un’ intera solitaria esistenza scandita solo dal rumore dei tasti della sua macchina da scrivere. Briony ha deciso di  inventare un nuovo finale alla sua espiazione, ha creato dei nuovi ricordi meno amari nella speranza che potessero aiutarla a non sentire più il peso della separazione e delle sofferenze che ha causato a sua sorella Cecilia (Keira Knightley) e al suo innamorato Robbie (James McAvoy). Quella menzogna detta a tredici anni ha condannato Robbie, ingiustamente ricoperto d’ infamia per un crimine mai commesso e ha separato due innamorati, impedendo che il loro amore venisse vissuto. Solo alla fine comprende. Alla fine, quando è troppo tardi per chiedere quel perdono che lei stessa non riesce a concedersi.
Il regista Joe Wright ha messo in scena la straziante storia del romanzo di Ian Mc Ewan avvalendosi di splendide ambientazioni  valorizzate dalle carrellate in steadycam e interpreti magnifici, a cominciare dalla piccola Briony (Saoirse Ronan). Il tutto sottolineato da eleganti musiche e velate riprese che alternano splendidamente luci ed ombre. È riuscito ad amplificare quel bel lavoro che è stato fatto con “Orgoglio e pregiudizio” regalandoci scene indimenticabili come il  vestito di seta verde indosso a Cecilia, l’amore tra lei e Robbie in biblioteca alla penombra di una fioca luce  e il tormento di un’ anziana Briony (Vanessa Redgrave) che si tiene la testa tra le mani poco prima di vomitarci addosso i suoi peccati.
E poi c’è quel....torna da me.
Giudizio:  (legenda).
di Valentina Gaetani.  23 Gennaio 2008.

Files di Cinema

[Espiazione su Imdb.com]  [Keira Knightley su Imdb.com]

GRANSITO MOVIE AWARDS 2008 - Ottava edizione del primo premio cinematografico online d'Italia.

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