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Cloverfield (di Matt Reeves, 2008). |
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Correva l’anno 1999 quando “The
Blair Witch Project” aveva portato sullo schermo il modello “documentario
dell’orrore”, girato apparentemente con una handycam, con inquadrature
sporche, tremolanti e che sembrano arrivare sempre un secondo troppo tardi
per riprendere il momento clou. Ma mentre “The Blair Witch Project” perdeva
di credibilità man mano che i giovani si addentravano nella foresta (non si
capiva perchè continuassero a riprendere dal momento che si eran persi e che
i compagni continuavano a morire), la telecamera sempre accesa in “Cloverfield”
ha un suo significato: riprendere un evento sensazionale, di morte e di
paura, che almeno nei primi fotogrammi dopo l’impatto richiama tantissimo
quel fatidico 11 settembre che cambiò per sempre il nostro modo di percepire
la realtà, la vita e la morte. Cloverfield, in questo, è esattamente figlio
dei nostri tempi, dove tutto e tutti devono essere filmati, dove la realtà
sembra scorrere su YouTube. Ma la forza del film, risiede soprattutto nel
nome del suo produttore esecutivo, quel J.J. Abrams padre di “Alias”,
“Lost” e “Mission Impossible 3”. Abrams, prima di essere un geniale
produttore televisivo, è anche un asso nel creare auree di mistero e di
curiosità intorno ai suoi prodotti. Per “Cloverfield” ha creato una rete di
rimandi ai suoi precedenti lavori televisivi e di false tracce disseminate
ovunque nel web che hanno contribuito a rendere “Cloverfield” un piccolo
caso tra i fan di Abrams e tutti i cibernauti. La storia raccontata nel film
non contiene infatti nulla di straordinario o di innovativo: un mostro
alieno che attacca la solita New York e che deve essere spazzato via, mentre
le persone cercano di salvarsi. Niente di nuovo. Ma la maniera nel girare la
pellicola, l’utilizzo di riprese amatoriali, fatte mentre si corre o mentre
si salta da un grattacielo senza preoccuparsi della miglior angolazione o
della migliore luce, rendono il film un piccolo gioiello. E tutto quel
mistero creato intorno a quello che inizialmente era stato intitolato
“1-18-08” (ossia la data di uscita negli States e che ricorda da vicino la
leggendaria sequenza di “Lost”), ha fatto sì che il b-movie di casa Abrams
registrasse degli incassi da capogiro. Non sarà certamente un candidato ai
prossimi Oscar, ma è certamente una piccola chicca per chi ama un montaggio
cinematografico realista e poco usuale. |
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