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Centochiodi (di Ermanno Olmi, 2007).

Ohh ! Quante persone credono che i libri portino risposte e verità, in particolar modo i libri religiosi e quelli scolastici, i quali sono addirittura raccomandati dal le istituzioni, quasi si storce il naso al pensiero che qualcuno non li abbia letti, assaportati, ascoltati, almeno una volta.
Inseguire ideali comuni è “disciplina”, la si può trovare dovunque, nei libri, nelle pubblicità, nelle mode. Per Olmi, i dogmi e la disciplina dei libri di religione, in particolar modo, ha portato dolore e distruzione durante tutto il corso della storia dell'uomo. Bisognerebbe invece seguire il proprio cuore nel rispetto degli uomini : questa è “educazione” ed è questa la grande differenza tra vivere in modo attivo e consapevole o decidere di fare solo parte di un gregge. Ci si aggrappa invece a ciò che è scritto, a ciò che è “di tutti”, molto più comodo che sedersi, cercare il silenzio e dare ascolto a noi stessi, troppe paure ed insicurezze si impossesserebbero di noi. Per rispettare un uomo, spesso invece, le regole devono essere, cambiate, a seconda delle circostanze, senza la benchè minima rigidità.
Olmi, nella sua splendida opera, mette chiaramente in luce la differenza tra ciò che è “discipilina” e ciò che è “educazione” : questo è ciò che intuisce il protagonista del film, un professore universitario, detto il Professorino a causa della sua giovane età. Capisce questo in una sorta di folle risveglio, come se solo in quel momento avesse trovato la propria lucidità mentale e con un gesto estremo, illegale e dissacrante inchioda quelle che per lui sono le false verità, le menzogne : tutti i libri della biblioteca dell'università finiscono crocifissi, afflitti sul pavimento, non più capaci di parlare...dal suo punto di vista non più capaci di nuocere a tutti quegli ingenui che cercano la verità in qualcosa in ciò che è fisso, scritto, piuttosto che dentro se stessi e nel mondo che li circonda.
Il Professorino dissacra, distrugge il male e poi se ne và, perchè anche lui, dopo tanti anni inseguendo illusioni e falsi dogmi, ha bisogno di ritrovarsi, il risveglio è finito ora inizia la ricerca.
Abbandonata la religione dei libri inizia a mettere in pratica una religione dell'uomo, di se stesso, inizia a credere nel Dio che interroga piuttosto che in quello che Insegna.
Si ritrova in mezzo alla gente in un posto splendido, agli argini del fiume Po, gente che parla con le mani e con gli occhi e che ama con il cuore e con la pelle, niente altro, che ha voglia di vivere, divertirsi, ballare, lavorare. Insieme a loro egli trae i più grandi insegnamenti dalla vita, col fango sulle mani, i piedi scalzi, i bicchieri di vino portati in alto, egli riscopre la forza della semplicità e dell'umiltà, ritrovando così un proprio Credo, riportando Dio nel suo vero ruolo. Come disse Amleto :” vi sono più cose in cielo e in terra di quando non lasci sognare la vostra cognizione di dotti”.
La verità intuitiva, istintiva, mai immobile e sigillata, viene magistralmente ritratta in lunghe e meravigliose squarci natuarli, nel traghetto che ogni giorno ed ogni notte solca le acque del fiume, nelle onde create dal vento che luccicano alla luce del sole, nei fili d'erba e nelle piccole lumache che escono e fanno capolino con la rugiada del mattino, vicino a vecchie case abbandonate in prossimità della riva e dentro barche di pescatori, tutti uomini vecchi, che sono ancora ancorati alla loro vita, al pesce arrostito la sera e all'addormentarsi al suono di un lento waltzer.
Giudizio:  (legenda).
di Claudia Costanza.  aprile 2007.

Il cristianesimo di Olmi è fuori da ogni dogma, da ogni idea precostituita o  rivelata, è un pensiero critico, come d’ altronde  la fede che lo anima.
Olmi trae virtù dai quattro i evangeli senza farsi incantare dai poteri psicologici del sacro. Le sue interpretazioni delle scritture bibliche sono molto personali e il modo con cui vive nel mondo è ricco di fervori etici autentici, una sensibilità che trae spunto proprio da un cristianesimo a lungo studiato in rapporto alle realtà specifiche di oggi, un amore per l’etica cristiana che si esprime attraverso l’arte della metafora così presente nelle sue maggiori opere cinematografiche, i suoi sono film originali in cui la tecnica della finzione dura solo lo stretto tempo necessario a stendere una storia.
I racconti di Olmi si muovono su un bordo sbiadito, in un  confine incerto situato tra realtà e fiction, una realtà  messa in scena in modo sofferto e sentito ma che istruisce come non mai e una fiction metafora che stupisce per come viene selezionata nella sua immagine tempo: sempre legata a nodi significativi di una storia vera.
Cento chiodi è un film che non vuole fare spettacolo, ne è la prova la sua quasi totale mancanza di suspense e di quei comuni congegni narrativi a incastri di storie che sono finalizzati a sorprendere e stupire lo spettatore lasciandolo, all’uscita dalla sala di proiezione, appagato dell’immagine vista ma privo purtroppo di senso critico nei suoi confronti. Cento chiodi è un film in stile messaggio, un'opera di pensiero e di contenuti umani molto significativi, quasi un testamento di vita forse suggerito dall’età preziosa di Olmi, ricca di esperienze artistiche di rilievo, un’età ormai prossima ai settantasette anni ma che sembra destinata a produrre nuove opere di pregio analitico.
Olmi si cala con grande determinazione in una interpretazione inedita di quella complessa geografia del pensiero sociale volgare presente nella vita reale della gente di oggi, e usa a proposito anche gli strumenti espressivi offerti dall’arte cinematografica contemporanea perché gli pare che essa sia legata in qualche modo alle caotiche culture di massa  del post-moderno, tutto ciò lo fa mettendo a fuoco  le relazioni umane che più caratterizzano la spaccatura tra cultura accademica e culture orali, una frattura grave in grado di generare schizofrenie e incomunicabilità territoriali non da poco che nasce in un contesto storico dove le istituzioni del nostro paese sono o  assenti o impotenti forse perché prive delle risorse necessarie per avviare un lavoro di studio di certe realtà specifiche o perché il processo oggettivo del cambiamento sociale ed economico è troppo forte e sorvola cinicamente certe rapporti sociali considerati a torto minori.
Olmi cerca disperatamente lo spirito dove sembra non esserci più: nel sociale disagiato. Quello spirito che gli pare esista oggi solo nei libri, e che  non riesce più a transitare nel reale del mondo come accadeva un tempo. Crocifiggere i libri che hanno distrutto la cultura orale, divenendo luoghi aristocratici, è un modo per Olmi per sottolineare il fallimento della scrittura rispetto ai bisogni di soluzione dei grandi problemi umani e sociali presenti nel mondo. Questi ultimi infatti, nonostante tutta la cultura acquisita dall'uomo e trasmessa attraverso i libri, tendono sempre più ad aggravarsi senza lasciare intravedere all’orizzonte spiragli di speranza.
L'intellettuale di oggi, assimilato totalmente al mondo tecnologico e a ciò che è utile, si separa da tutto ciò che è inutile ma vero, cioè spirituale, ricco di valori umani... E’ un film questo di Olmi che rappresenta efficacemente la tragedia così subdola dei nostri tempi: in cui il degrado dell'ambiente e dello spirito umano è presente nel mentre si vive un benessere materiale mai raggiunto.
Il Cristo che Olmi ci presenta non viene ucciso dal mondo, dagli ebrei eternamente gelosi del loro Dio o dalle ideologie ateiste della politica di oggi, non entra in gloria con la resurrezione, è un Messia etico che non ha nulla di sovrannaturale, un uomo comune ma eroicamente sensibile allo scempio di ogni etica, segregato per la sua critica radicale alla cultura che non istruisce più, in una abitazione abituale, comune, posto agli arresti domiciliari, nel pieno rispetto delle procedure civili e democratiche, dimenticato da molti, ricordato e amato dalle persone socialmente deboli di oggi...
E all’orizzonte, nessuna speranza…
Giudizio:  (legenda).
di Biagio Giordano, 10 gennaio 2008.

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[Scheda di Centochiodi su Mymovies.it

Ermanno Olmi su ScriverediCinema

Filmografia
2007 - Centochiodi
2001 - Il mestiere delle armi.

Articoli & Rubriche
Scrivered'autore - "Ermanno Olmi"  (aprile 2007).
Pellicolastorica - "Il mestiere delle armi"  (aprile 2007).

Link: Ermanno Olmi su Wikipedia.it - Ermanno Olmi su Italica.Rai.it

GMA 2007. SETTIMA EDIZIONE

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