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Dopo ben 39 versioni cinematografiche dei suoi sei romanzi (Orgoglio e
Pregiudizio, Ragione e Sentimento, Mansfield Park, Emma,
Persuasione e L’Abazzia di Northanger) finalmente è
arrivato anche il momento di Jane Austen di diventare la protagonista
assoluta di un film. Infatti, Becoming Jane si concentra sugli anni
nei quali la scrittrice ancora in erba, combatte, proprio come le sue eroine
dei suoi romanzi più celebri, tra l’amore passionale e quello più razionale,
tra il seguire le ragioni del cuore o quelle dettate dal decoro e
dall’etichetta dell’epoca.
Dietro la macchina da presa, l’inglese Julian Jarrold, dosa benissimo i
momenti da commedia (come ad esempio la scena della biblioteca o quella
della partita di cricket) a quelli più commoventi e toccanti (come il
momento della separazione tra i due amanti). I paesaggi inglesi, sempre
bellissimi, si adattono perfettamente alla narrazione, con le piogge e le
nebbie mattutine a sottolineare i momenti più tristi e melanconici della
vita di una scrittrice che è poi diventata un’icona del protofemminismo. Le
parti più autobiografiche si mescolano con elementi di finzione, e i
personaggi, le frasi e le situazioni più note dei suoi romanzi si
intrecciano lungo la storia: una sorta di Shakespeare in Love a
stampo femminista.
Tuttavia, a differenza di Shakesperare in Love, i cui toni sono
spumeggianti sin dalle prime battute, l’inizio del film è un po’ fiacco.
La storia prende davvero il volo e migliora solo a partire dal bacio tra
Jane e il suo innamorato, proprio come a voler sottolineare che è proprio in
quel momento che Jane sboccia sia come donna che come scrittrice. E
migliorando il film, migliorano anche le performances dell’attrice (Anne
Hathaway) e dell’attore (James MacAvoy) protagonisti. Se per MacAvoy questa
è la seconda prova in costumi d’epoca (era già stato Robbie in Espiazione),
per la Hathaway questa è la prima esperienza in assoluto. Lei,
americanissima, si è inoltre calata nelle vesti e nella mente della più
inglese delle scrittrici, e anche se nella prima parte risulta un po’
impacciata nella parte della Austen, nella seconda riesce a regalare
un’interpretazione molto credibile e sentita. MacAvoy, proprio come in
Espiazione, riesce a sua volta a dare il meglio di se’ nei momenti più
drammatici.
In conclusione, un film allegro e
godibile che strizza l’occhio soprattutto alle fan della Austen. Il lieto
fine, poi, è sempre ed assolutamente garantito, anche se “nella vita non
sempre il bene trionfa”.
Giudizio:
 
(legenda).
di Isabella Agostinelli. 15
Ottobre 2007. |