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American Gangster (di Ridley Scott, 2007).

Ridley Scott è uno di quegli autori che nutrono il proprio talento registico in base ai copioni che hanno sotto mano: dopo diverse prove sottotono, con American Gangster il regista tocca nuovamente certi vertici espressivi che lo hanno reso uno dei più fulgidi visionari del cinema anni Ottanta.
Gran parte del merito è riconducibile alla sceneggiatura di Steve Zaillian, la quale prende spunto dalla reale vicenda dell’afroamericano Frank Lucas, che partito di ghetti di Harlem divenne in breve tempo un temuto boss importando eroina dal Vietnam, attraverso le bare dei soldati caduti in battaglia; parallelamente lo script segue la storia del poliziotto Ritchie Roberts, sbirro onesto ma dalla vita privata disastrosa, che incastrò Lucas dopo una lunga indagine: nelle due ore e trenta di durata, Scott si esibisce nel racconto di due vite cinematograficamente esemplari, sulla scia di capisaldi come Heat e The Departed,  ma con un occhio anche ai classici del gangster movie come Piccolo Cesare, piuttosto che alle rielaborazioni etno-antropologiche di Coppola e Scorsese.
Ne viene fuori un film potente ed evocativo, che mescola intelligentemente stereotipi con sfumature psicologiche non banali, sorretto dalle magistrali interpretazioni di Denzel Washington e Russel Crowe, esaltate dal montaggio parallelo e alternato ad opera del nostro Pietro Scalia.
Virtuoso ma senza eccessi e ridondanze, al servizio di una storia travolgente, Scott ripropone l’ennesima storia di Duellanti del suo cinema, dove il destino dei personaggi conta molto più dello sfondo storico-politico, lasciato volutamente in secondo piano, ma non privo di suggestioni interessanti – i corpi devastati dall’eroina, vera piaga sociale dell’epoca – e con una dimensione epica nel tono narrativo che ci consente senza dubbio alcuno di annoverare American Gangster fra i classici del genere.
Giudizio: ½ (legenda).
di Giulio Ragni. 27 Gennaio 2008. 

I film sui Gangsters con la G maiuscola sembrano essere rinati dopo il bellissimo The Departed di Martin Scorsese dello scorso anno. Ridley Scott mette in piedi un film solido, con una sceneggiatura perfetta che entra a fondo nella storia, nelle vite dei personaggi sia principali che secondari, con dialoghi forti, sporchi ma che ricalcano la vita nei ghetti poveri newyorkesi e dei pusher di strada. Danzel Washigton è perfetto nelle vesti del gangster, freddo e composto: il degno erede del più famoso padrino di tutti i secoli.  Russel Crowe, invece ci regala un’altra splendida interpretazione di un eroe fragile e problematico ma che trionfa grazie al suo grande cuore. Due personaggi per un grande film che si avvale anche di sequenze di droga molto forti, girate in spazi angusti e sporchi, girate come se fosse un servizio per un telegiornale, senza indugiare sui corpi dei morti, sulle siringhe o sui pianti delle persone. Un film, quello di Ridley Scott, che ha la capacità di trattare una storia vera dei nostri giorni senza lirismi o tentativi di giudizio: la realtà di Harlem degli anni 60 era quella sporca e cruda, una realtà dove gli eroi della strada si mescolano con i cattivi. E Ridely Scott non ha paura di mettere tutto ciò in scena.
Giudizio: (legenda).
di Isabella Agostinelli. 2 Febbraio 2008. 

"RIDLEY SCOTT COLPISCE ANCORA. E COLPISCE BENE" - Sembra proprio che il regista inglese abbia imparato dai propri errori, studiato bene la lezione e dopo attente riflessioni portato un suo lavoro ai vertici del livello razionalmente raggiungibile, soprattutto pensando che si tratta di un gangster movie, del soggetto in questione per il film e degli illustri precedenti e predecessori che hanno lasciato orme importanti ed epiche nel grande schermo.
La storia ci presenta due uomini, due storie, due poli, mondi opposti che si incrociano e si scontrano (il doppio/opposto è spesso presente nella filmografia di Scott; forse ha preso da Joseph Conrad?) il cui personaggio è interrogato e sviluppato allo stesso modo, portato sullo stesso piano di visione.
Da una parte abbiamo lo sbirro onesto Richie Roberts (Russel Crowe), leale con gli amici ma prima ancora con se stesso, che riconsegna un milione di dollari trovato per strada, pronto a buttarsi in mezzo alla mischia per quel senso di giustizia e lealtà che vuole nelle sue strade, ma che non riesce a portare nella sua famiglia, con sua moglie e a suo figlio, mentre studia per diventare avvocato.
Dall’altro lato c’è Frank Lucas (ottimo, posato, in perfetto stile Denzel Washington) autista del boss di Harlem anni ’60 che ne prende il posto alla morte e ne migliora gli affari con il suo senso giovane del moderno. Lucas è un uomo sveglio, riflessivo, che ama la famiglia e cerca di far capire anche ai fratelli di ricordare sempre da dove sono venuti e l’importanza dell’autocontrollo e del rispetto nonostante i soldi facili; egli non ha paura di sporcarsi le mani, elimina gli intermediari e va a prendersi la droga direttamente in Asia, buona al 100% e che costa la metà.
È così bravo e dritto nel suo lavoro che a metà film (e poi alla fine) si viene a sapere che la polizia non sa nemmeno che lui esista e che abbia il controllo totale di quella che è considerata un’organizzazione migliore di quella che la mafia italiana non è riuscita a creare in 100 anni di storia.
American gangster è così perfetto, così studiato a  tavolino, il ritmo sostenuto e mai cadente grazie ai colpi di scena ben inseriti, le svolte della trama, le sviolinate di sceneggiatura che stuzzicano il repertorio delle scene d’azione ma senza mai esagerare, mantiene uno stile di genere ce non cade mai nel banale o nello scontato. Sembra tutto perfetto eppure si sente che manca qualcosa, un suo tocco personale da infondere in tutta l’opera, quel tocco dell’artista vecchia scuola che oltre alla ragione usa quel po’ di senso emozionale per rendere il film particolare nell’universale, per dargli quell’atmosfera che non viene ostentata ma colta dallo spettatore e apprezzata come un retrogusto una volta uscito dalla sala e avendo poi una visione globale del film..
Giudizio: (legenda).
di Boris Fietta. 20 Febbraio 2008. 

Files di Cinema

[American Gangster su Imdb.com]  [Ridley Scott su Imdb.com]
[Denzel Washington su Imdb.com]  [Russell Crowe su Imdb.com]

il Cinema Americano su SDC

Anno 2007
- American Gangster (di Ridley Scott).
- Hairspray (di Adam Shankman).
- Into the wild (di Sean Penn).
- Io non sono qui (di Todd Haynes).
- La guerra di Charlie Wilson (di Mike Nichols).
- L'assassinio di Jesse James per mano del codardo Robert Ford (di Andrew Dominik).
- Leoni per agnelli (di Robert Redford).
- Michael Clayton (di Tony Gilroy).
- Nella valle di Elah (di Paul Haggis).
- Ocean's 13  (di Steven Soderbergh).
- Paranoid Park  (di Gus Van Sant).
- Sogni e delitti (di Woody Allen).
- The Bourne Ultimatum (di Paul Greengrass).
- Un'altra giovinezza (di Francis Ford Coppola).
- Zodiac (di David Fincher).

Anno 2006
- Babel  (di Alejandro Gonzales Inarritu).
- Black Dhalia (di Brian De Palma).
- Bobby (di Emilio Esteves).
- Flags of our Fathers (di Clint Eastwood).
- Little Miss Sunshine (di Jonathan Dayton e Valerie Faris).
- Radio America (di Robert Altman).
- Romance&Cigarettes (di John Turturro).
- The Departed (di Martin Scorsese).
- The Prestige (di Christopher Nolan).
- United 93 (di Paul Greengrass).

Anno 2005
- Crash (di Paul Haggis).
- Good night and good luck (di George Clooney).
- Match Point (di Woody Allen).

Anno 2004
- Fahrenheit 9/11 (di Michael Moore).

Anno 2002
- Bowling a Columbine (di Michael Moore).
- La 25a ora (di Spike Lee).

Anno 2000
- Il gladiatore (di Ridley Scott).

GRANSITO MOVIE AWARDS 2008 - Ottava edizione del primo premio cinematografico online d'Italia.

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