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1408 (di Michael Hafström, 2007).

"(ON)IRI/O(NI)CAMENTE (IR)REALE" - Stephen King è indubbiamente uno scrittore prolifico, forse fin troppo, e a volte viene il dubbio di come sarebbe stato “se” avesse concentrato tutto il suo grande talento narrativo in poche e selezionate opere ma, va da sé che, come nella storia, specie nell’arte, i “se” hanno un peso specifico pari a zero. D’altro canto, tutto questo ben di Dio di materiale ha rappresentato nel corso del tempo influenze più o meno dirette nell’arte che tutto assorbe, il cinema. I risultati, a dire il vero, sono stati spesso alterni, producendo, a memoria di critico, soltanto due grandi risultati: “Carrie, lo sguardo di Satana” e “Shining”, rispettivamente di Brian De Palma e Stanley Kubrick. Del primo ho pochi ma potenti ricordi di un passaggio televisivo mentre del secondo, che conservo nella mia collezione di dvd, ho sempre pensato che fosse, e lo sia ancora, un “tantinello” sopravvalutato, ibrido risultato fra due menti distanti. Una, quella di King, parte dalla realtà per trascinare i suoi personaggi, e noi con loro, in situazioni assurde, da sogno allucinato. L’altra, invece, è completamente assorbita nel sogno. Non è un caso, quindi, che King rifiutò la versione di Kubrick ma che, ad ora, è considerata la migliore trasposizione da un suo libro.
Venne poi “1408” e di cui qui rendiamo conto che, sempre a memoria di critico, resta la migliore trasposizione da un libro di King, ovviamente dopo, l’intoccabile, “Shining”. Approcciarsi, quindi, a questo film, con tale premessa destava, in chi scrive, un certo scetticismo e temevo che, ancora una volta, si fosse scambiato King per un “autore”, anziché per quel favoloso “racconta storie” ingenuo e (in)volontariamente (auto)ironico e che, in tale in senso, ne fosse stata data una lettura in tal senso, perdendo il principio che anima le sue novelle: si parte dalla realtà per trascinare i personaggi, e i lettori con loro, in situazioni assurde, da sogno allucinato, in maniera “pop” e non per questo, meno inquietante. Anzi. Fortunatamente il pericolo è stato scampato e anzi, posso affermare, nel pieno delle mie facoltà intellettive, che si tratta della migliore trasposizione mai fatta da un libro, racconto in questo caso, di Stephen King perché, oltre a rispettare in maniera perfetta il principio di cui sopra, “1408” è diretto in maniera magnifica, facendo vincere al regista quella scommessa che di solito, in questi casi, è delegata all’interprete principale: non far mai annoiare lo spettatore malgrado la storia si svolga, largamente, all’interno di un solo e ristretto luogo. John Cusak è indubbiamente il volto perfetto per interpretare il ruolo di uno scrittore tormentato alla ricerca di situazioni paranormali che lo avvicino alla sensazione della morte, per (ri)entrare in contatto con la figlia morta prematuramente e per prendere ispirazione per i suoi libri ma, non sarebbe mai stato, e non ce ne voglia, in grado di una performance da “one-man-show” da solo. Per questo la regia dello svedese, quarantasettenne, Mikael Hafstrom, con alle spalle “Evil – il ribelle” e “Derailed”, con Clive Owen e Jennifer Aniston, risulta una vera rivelazione. Il rischio era, poi, rispettando King, di cadere nel ridicolo, sempre per il suddetto principio, perché un conto è limitarsi a leggere fatti assurdi, da sogno allucinato, che capitano al personaggio, un conto è vederli su un grande schermo. Anche qui, però, la scommessa è vinta alla grande con quel tocco ingenuo e (in)volontariamente (auto)ironico che pervade i racconti del favoloso “racconta storie”. Di più c’è la maestosa presenza di Samuel L. Jackson, nel ruolo del lucifero direttore del Dolphin Hotel che tenta di impedire, per altro, in una scena da antologia, a Cusak di scegliere quella stanza, la “1408”, appunto, teatro di morti assurde e in cui nessuno è resistito più di un ora. E se Mike recensisce il Dolphin Hotel con dieci teschi io non che fare la stessa cosa con questo film, dandogli il massimo e confermando che si tratta della migliore trasposizione mai fatta da King. Con buona pace di Stanley.
Giudizio:  (legenda).
di Stefano Cavalli.  27 Novembre 2007. 

Files di Cinema

[Scheda di 1408 su Imdb.com]

il Cinema Americano su SDC

Anno 2007
- Io non sono qui (di Todd Haynes).
- Michael Clayton (di Tony Gilroy).
- Ocean's 13  (di Steven Soderbergh).
- The Bourne Ultimatum (di Paul Greengrass).
- Un'altra giovinezza (di Francis Ford Coppola).
- Zodiac (di David Fincher).

Anno 2006
- Babel  (di Alejandro Gonzales Inarritu).
- Black Dhalia (di Brian De Palma).
- Bobby (di Emilio Esteves).
- Flags of our Fathers (di Clint Eastwood).
- Little Miss Sunshine (di Jonathan Dayton e Valerie Faris).
- Radio America (di Robert Altman).
- Romance&Cigarettes (di John Turturro).
- The Departed (di Martin Scorsese).
- The Prestige (di Christopher Nolan).
- United 93 (di Paul Greengrass).

Anno 2005
- Crash (di Paul Haggis).
- Good night and good luck (di George Clooney).
- Match Point (di Woody Allen).

GMA 2007. SETTIMA EDIZIONE

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