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  Scrivere di Cinema 2006/2007

WORLD TRADE CENTER

Raccontare la Storia attraverso le vicende delle persone comuni, dalla prospettiva del popolo, è stata per molto tempo una prerogativa del cinema neorealista italiano. La rievocazione degli attacchi terroristici dell’11 Settembre 2001 ha portato anche il cinema americano a confrontarsi con questo modus narrandi, utilizzando le risorse iconiche e le formule drammaturgiche che gli sono proprie; dopo United 93 arriva ora sui nostri schermi il discusso film di Oliver Stone World Trade Center, che racconta la storia di John McLaughlin e Will Jimeno (interpretati rispettivamente da Nicolas Cage e Michael Peña), due poliziotti che furono estratti vivi dalle macerie dei due grattacieli. Pur differenziandosi nello stile infatti, i due film mirano entrambi a raccontare il coraggio, l’altruismo, quel sentimento di solidarietà che vide unito il popolo americano di fronte alla tragedia: la “colpa” di Stone è quella di aver abdicato lo stile aggressivo e complottista con cui generalmente affronta la storia del suo paese, a favore di un racconto minimalista, un kolossal intimistico che evita qualsivo-glia appiglio politico-ideologico.
La presenza di Famiglia, Patria e Dio, ovvero i valori fondanti della democrazia americana, hanno fatto erroneamente credere che il liberal Stone si fosse convertito alla causa repubblicana; ma i tempi per una vera riflessione politica sull’11 Settembre non sono ancora maturi, e per averla ci vorrà probabilmente ancora molto tempo, esattamente come è accaduto per altre tragedie del secolo scorso. La vera forza del film di Stone è la concretezza con cui racconta la gente comune, dai protagonisti sepolti sotto le macerie, ai familiari in angosciosa attesa, ai volontari che scavano alla ricerca affannosa dei superstiti. Persino il tanto vituperato personaggio del marine appare molto “vero” nella sua esaltazione, e il regista ha il merito di non dare giudizi sui personaggi, ma lascia che essi prendino vita sullo schermo, senza calcare troppo la mano e lasciando un po’ di retorica solo nella commemorazione finale.
Il film è ambientato a Ground Zero, ma poteva tranquillamente subire uno spostamento nello spazio e nel tempo, e il risultato sarebbe stato uguale: dietro l’ombra sinistra dell’aereo che si abbatte, emerge un sobrio melodramma sulle persone semplici, toccante nella sua realtà fatta di mutui da pagare, lavori domestici, nomi da dare ai figli in arrivo, visioni mistiche a cui aggrapparti nel momento di massima disperazione. Qualcuno può anche storcere il naso di fronte a questo leccarsi le ferite, ma se questo spettatore, di fronte ad un’analoga tragedia ambientata in Iraq o in Afghanistan, prova un moto di commozione nell’animo, allora è bene che faccia i conti con la propria (cattiva) coscienza.

Giulio Ragni, 9 novembre 2006.    
[Scheda di World Trade Center su IMDB.com]
 

 

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