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VOLVER    (di Pedro Almodóvar, 2006).

Pedro Almodovar, dopo il poco brillante “La Mala Educacion”, torna a colpirci al cuore con uno splendido film, più lieve e solare dei precedenti, ma al tempo stesso molto toccante e drammatico, per i temi tragici e delicati che tocca. Un film dunque che mescola molto bene toni e generi diversi tra loro, spaziando dal drammatico  fino al commedia.
Il ritorno del titolo si riferisce a molte cose : il ritorno all’ infanzia di Almodovar, alla Mancha, la regione spagnola dove è ambientato il film e terra natale del regista, a sua madre, che sembra l‘unico vero fantasma del film, presente dall’ inizio alla fine, come il vento Solano, che sembra stordire e rendere folli gli abitanti della regione. Ma soprattutto è il grande ritorno della figura della donna e la conferma della dipendenza del regista dall’ universo femminile, in un film dove la presenza degli uomini è quasi nulla e rischia di rovinare il fascino e il mistero creato dalle sei splendide protagoniste, tutte premiate al Festival di Cannes con un premio corale.
Ma prime fra tutte spiccano la bellissima e mai così brava Penelope Cruz che impersonifica Raimunda, giovane madre con un oscuro segreto alle spalle (e dotata per l ‘occasione di un sedere posticcio, per rendere omaggio alle giovani Magnani e Loren degli anni ’50) e un’intensa Carmen Maura (la madre Irene) che torna a lavorare con Almodovar dopo “Donne sull’orlo di una crisi di nervi”(’88).
Particolarmente bella e significativa è la scena iniziale, dove Almodovar con una carrellata percorre un cimitero, dove delle donne, infastidite da un terribile vento, tentano di pulire le tombe dei loro cari. E proprio da questa primissima scena, si capisce quale sarà il tema del film: la morte, che può sconfiggere qualsiasi cosa, tranne una donna,  Irene, che torna per ricominciare a vivere, per regolare i conti con il passato e soprattutto con le proprie figlie Raimunda e Sole (Lola Duenas). 
Giudizio: (legenda).
di Federica (Ancona), 7 giugno 2006.

Volver significa il "ritorno" di Almodovar ai suoi luoghi di origine, nella regione de La Mancha, il ritorno alla commedia, il ritorno all'universo femminile (praticamente tutti i protagonisti sono donne) il ritorno dell'attrice Carmen Maura in un suo film. C'è molto di personale ed autobiografico, come nel suo precedente "La mala educaciòn", sebbene si discosti molto dal primo per carica ideologica e trasgressiva. Dopo aver lasciato il suo paese per Madrid in cerca di libertà e possibilità altrimenti negate in quel contesto, Almodovar ci ritorna simbolicamente diversi anni dopo per descriverne difetti ma soprattutto pregi e lo fa in maniera assolutamente originale, come suo solito: mischiando la commedia al realismo, il melodramma all'intrigo, inserendo momenti surreali ed altri da humour nero, disorientando lo spettatore facendolo passare in un momento dal riso al pianto, metafora della vita. Tra un omaggio a Hitchcock (l'occultamento di cadavere) e alcuni momenti musicali ( Penelope Cruz canta in play-back "Volver") il regista riesce a costruire una "commedia drammatica" (da lui così definita) equilibrata e ben confezionata, con una musica e una fotografia sempre ben adeguate alle tonalità del film. L'ultima annotazione va fatta ad Almodovar per la sua abilità nel dirigere un cast di sole donne, tutte bravissive, creando un'armonia ed una sensibilità unica.
Giudizio: (legenda).
di Battista Passiatore, 7 giugno 2006.

FILES di CINEMA

[Scheda di Volver su Imdb.com]  [Scheda di Pedro Almodóvar su Imdb.com]
[Scheda di Penelope Cruz su Wikipedia]

il CINEMA SPAGNOLO su SCRIVEREdiCINEMA

2005
[Premio "Nouvelle Vague" 2005 a La mala educación di Pedro Almodovar]

Gransito Movie Awards 2007 - Settimo anno.

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