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The Departed (di Martin Scorsese, 2006).

"MIGLIOR FILM" ai GRANSITO MOVIE AWARDS 2007

Bellissimo! Finalmente Scorsese ha realizzato un altro capolavoro! Se ne sentiva la mancanza dai tempi di"Casinò" (1995) e se lo merita un Oscar! Gli attori sono ottimi; Leo Di Caprio "come dicono quelli bravi" "la fa bene la parte", ma una menzione speciale va fatta a quel cattivo cattivo di Jack Nicholson, anche lui tornato ai suoi tempi migliori. Forse Matt Damon è monespressivo, ma non è da disprezzare. Non voglio raccontare il plot del film ricco di colpi di scena per non rovinare la sorpresa allo spettatore, il quale sono sicura quando uscirà dal cinema NON DIRA' "Aridateme i sordi" perchè è quel film che vale il prezzo del biglietto.
Giudizio:  (legenda).
di Sara Memmi. 28 Ottobre 2006.

"POCO PROFONDO" - “The Departed” (remake di “Internal Affairs” di W.K.Lau e S. F. Mak) segna la terza collaborazione del duo Scorsese-Di Caprio. Particolarmente apprezzato da pubblico e critica americani, il film difficilmente mancherà nella cerimonia di premiazione dei prossimi Oscar, dove sembra possibile se non probabile la prima e attesa vittoria del regista di origini italiane. Unico rivale parrebbe essere ancora una volta Eastwood con “Flags of our Fathers”. Le vicende dei due personaggi principali, interpretati ottimamente da Leonardo di Caprio e Matt Damon, entrambi nella polizia, si intersecano e in conclusione si scontrano in una trama affascinante e ben costruita. Altro personaggio principale è quello del mafioso di turno, interpretato anche in questo caso in maniera eccellente dal redivivo Jack Nicholson (che mancava dal grande schermo da quasi 3 anni). Chiaro intento di Scorsese, sottolineato in particolare dal finale, è non scadere nel moralismo; infatti il regista ha cercato più che altro di raccontare una storia fine a se stessa (caratteristica comune in molte delle sue opere), che non comunicasse contenuti più profondi. Proprio in questo consistono i difetti più marcati del film. Se infatti la confezione del film è di fattura pregiata (considerando anche le scelte registiche più “concrete” del solito) e stilisticamente inattaccabile, il contenuto è solo bidimensionale, non c’è introspezione e non c’è spazio per riflessioni, riguardanti ad esempio l’ambiente poliziesco trattato. Consistente, anzi solidissima la struttura, un po’ fragile il contenuto; comunque buon film.
Giudizio: ½  (legenda).
di Salvatore Scarpato. 17 Novembre 2006.

Commento a "POCO PROFONDO" - Tra i registi americani, uno di quelli in cui la cura formale va di pari passo con la sostanza dei con-tenuti è proprio Martin Scorsese: l’accusa di essere fine a se stesso perciò è alquanto fuorviante. The Departed è un grande esempio di remake, al contempo molto fedele all’originale hongkonghese e molto personale, dove i temi del peccato, della redenzione e del tradimento, sono forse meno e-splicitati a favore del perfetto meccanismo narrativo. Probabilmente il miglior film su commissione che il grande Martin abbia mai realizzato.
Giudizio:  (legenda).
di Giulio Ragni. 15 Dicembre 2006.

Dal primo e dal terzo episodio di Infernal Affairs, trilogia hongkonghese di Andrew Lau e Alan Mak, Martin Scorsese realizza un film sotto molti aspetti diverso dai suoi precedenti, coinvolgente e pulsante di passione cinematografica.
The Departed è un thriller solidissimo e compatto, narrativamente carico, ricco di tensione; la sua vera forza risiede però non tanto nella storia, pur brillantemente raccontata, quanto nel grande spessore umano dei personaggi, soprattutto dell’intensissimo Billy Costigan di Leonardo Di Caprio, che provoca un coinvolgimento emotivo molto forte da parte degli spettatori.
Forse per la prima volta nella filmografia di Scorsese (almeno della parte che ha per protagonista la criminalità) in The Departed c’è una distinzione netta tra buoni e cattivi: fin dall’inizio non ci sono dubbi per lo spettatore, ci si innamora di Billy e si parteggia per lui, odiando sempre più il suo alter ego Colin Sullivan, viscido e impenetrabile.
Scorsese ci regala un giovane eroe tragico, non un antieroe malinconico sconfitto in partenza come Travis Bickle, ma un vero eroe con i piedi per terra, di carne e sangue, di un’umanità acutissima e lacerante resa con grande sensibilità registica e di scrittura, oltre che interpretativa. Il personaggio di Billy, fin dalla sequenza che ne mostra la vita all’interno dell’Accademia Militare, è rappresentato specularmente a quello di Colin, seppur con piccole differenze: di Colin viene mostrata l’infanzia, in un incipit molto suggestivo che fa presagire, erroneamente (come si avrà modo di capire dallo sviluppo della vicenda), un racconto dal sapore simile a Bronx di Robert De Niro; di Billy l’infanzia viene solo raccontata, peraltro in maniera brutale, tesa a metterlo in difficoltà, durante il primo colloquio con Dignam e Queenan.
Chi è il vero protagonista? Billy probabilmente, sebbene dalle prime inquadrature sembrerebbe essere Colin; la distinzione tra i due personaggi è netta, senza “sfumature”, espressione da intendere non nel senso di caratteri banali e schematici ma in senso più alto, quasi etico: la purezza di Billy non è intaccata dalla violenza che è costretto a vivere e a commettere mentre Colin perde la sua fin da quando, bambino, si vende a Frank Costello per un sacchetto di cibo e un fumetto (e continuerà a vendersi per tutta la vita, pur non accontentandosi più di pane in cassetta e giornalini). E ciò che lega, tragicamente, l’esistenza di Billy e Colin è appunto Costello, vecchio boss in declino crudele e sanguinario. Non è certo il primo criminale che Scorsese ha raccontato eppure Costello è diverso da tutti gli altri: non ha la malinconia tragica di Sam Rothstein (Casino)né la spiritualità malata e vendicativa di Max Cady (Cape Fear) e la sua vita, per quanto ugualmente intrisa di violenta spietatezza e di squallore, non ha la statura drammatica dell’esistenza di Henry Hill (Good Fellas).
Ed è soprattutto attraverso il personaggio di Costello che si precisa agli occhi dello spettatore il cuore agghiacciante del film, fatto di disperazione inesprimibile e cupissimo pessimismo; già dal titolo, The Departed, cioè i defunti, si sente forte e ineluttabile la presenza della morte, non solo perchè la morte arriva, feroce e indifferente, a colpire tutti i personaggi, uno ad uno, secondo un andamento perfetto e crudele che ricorda la progressione tragica di Amleto ma soprattutto perchè è come se i protagonisti fossero, fin dal loro ingresso nella storia, già morti: è già morto Billy nel momento in cui gli tolgono la sua identità e gli affidano una missione impossibile; è già morto Colin, fin da bambino, da quel giorno in cui ha venduto l’anima a Costello e soprattutto è già morto Frank Costello, il motore dell’azione, anche colui intorno al quale ruota l’intera vicenda non è altro che un cadavere sul punto di crollare a terra. E così le ombre scure che nell’incipit ne nascondono minacciosamente il volto si sciolgono, al momento della sua vera morte, nel fiotto di sangue che gli esce dalla bocca e va ad imbrattare uno squallido parcheggio. Così le reali morti dei personaggi, le loro morti fisiche, non fanno altro che sigillare e rendere definitivo un viaggio verso gli Inferi già iniziato e ineluttabilmente avviato verso la fine; le morti di The Departed sono laghi di sangue, schizzi improvvisi sui muri e sulle persone, inappellabili come le scariche di violenza di Costello e dei suoi (fra tutte, la morte di Queenan buttato giù dal tetto è così secca, crudele che né Billy né gli spettatori riescono ad assorbirla e si resta lì col giovane protagonista, inebetiti, a guardare quel cadavere insanguinato).
Anche Boston è morta, una città che non ha cura dei suoi figli e li lascia soli a giocare una partita senza senso, a cercare di riannodare i fili di una ragnatela, quella della criminalità e della giustizia, ormai spezzata e incomprensibile. Così, certo: in The Departed ci sono i buoni e ci sono i cattivi ma perchè? E a cosa servono? È possibile che l’onestà di Billy, la sua dedizione, le sue crisi di panico, la sua paura, che rappresentano la cosa più preziosa del film, la più commovente e intensa, siano inutili? Purtroppo si e non solo perchè c’è Colin, criminale infiltrato in polizia, a remare contro e a vanificare gli sforzi di Billy, non solo perchè Costello è un informatore dell’FBI e quindi non ci sarà mai un reale interesse a procedere contro di lui da parte dei “piani alti” ma soprattutto perchè Costello è solo un fallito, un criminale invecchiato che ha esaurito il suo potere e che va avanti per inerzia. E davvero non valeva la pena di sacrificare la vita di Billy per tentare di catturarlo. Ma cosa vale davvero la pena?
In The Departed si fa notare il contrasto evidente tra l’impianto narrativo del film, estremamente coinvolgente, le sue intense soluzione visive, cromatiche e musicali, la sua profondità di scrittura e il pessimistico vuoto di senso che soffoca il film; l’ultima opera di Scorsese è profondamente triste, persino la morte di Colin è priva del gusto, sia pure un po’ malsano, della vendetta ai danni del nemico, è solo fredda, quasi asettica, miserabile al pari di quella di Costello.
In questa voragine spaventosa le passioni dei personaggi, positive o negative che siano, si scontrano, combattono e cercano inutilmente di fronteggiare la spietata, opaca indifferenza della vita e della morte. La stessa passione cinematografica di Scorsese si sforza di emergere dal pessimismo della messa in scena e lo fa con la consueta, suggestiva potenza; la sceneggiatura di William Monahan lavora sapientemente sul concetto di suspense, ovvero, come insegnava Hitchcock, fornire allo spettatore più informazioni di quante ne abbiamo i personaggi. Fin dall’inizio infatti chi guarda il film conosce l’identità dei due infiltrati e questo produce un senso di ansia crescente, di preoccupazione per la sorte di Billy che raggiunge il culmine in sequenze come quella della morte di Queenan o del pedinamento all’uscita dal cinema.
The Departed è un film molto significativo nella globalità dell’opera di Scorsese: è uno sguardo gelido sul mondo che, pur nella disperazione di molti dei film precedenti, non era mai emerso con tanta forza; anche il cupissimo, notturno Bringing out the Dead era interrotto da sprazzi di colore, di bellezza persino, colta nella desolazione delle strade di New York. In The Departed c’è solo tanto sangue, versato fisicamente ed emotivamente e comunque tragicamente destinato a lasciare i corpi in un flusso tristissimo, freddo e inarrestabile.
Giudizio:  (legenda).
di Valentina Alfonsi. 11 Dicembre 2007.

Files di Cinema

[Scheda di The Departed su Imdb.com]  [Scheda di Martin Scorsese su Imdb.com]
[Scheda di Leonardo DiCaprio su Imdb.com]  [Scheda di Jack Nicholson su Imdb.com]
[Scheda di Matt Damon su Imdb.com]

il Cinema Americano su SDC

Anno 2007
- Io non sono qui (di Todd Haynes).
- Michael Clayton (di Tony Gilroy).
- Nella valle di Elah (di Paul Haggis).
- Ocean's 13  (di Steven Soderbergh).
- The Bourne Ultimatum (di Paul Greengrass).
- Un'altra giovinezza (di Francis Ford Coppola).
- Zodiac (di David Fincher).

Anno 2006
- Babel  (di Alejandro Gonzales Inarritu).
- Black Dhalia (di Brian De Palma).
- Bobby (di Emilio Esteves).
- Flags of our Fathers (di Clint Eastwood).
- Little Miss Sunshine (di Jonathan Dayton e Valerie Faris).
- Radio America (di Robert Altman).
- Romance&Cigarettes (di John Turturro).
- The Departed (di Martin Scorsese).
- The Prestige (di Christopher Nolan).
- United 93 (di Paul Greengrass).

Anno 2005
- Crash (di Paul Haggis).
- Good night and good luck (di George Clooney).
- Match Point (di Woody Allen).

GMA 2007. SETTIMA EDIZIONE

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