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MIAMI VICE |
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C’era una volta un telefilm, che narrava le vicende di due poliziotti super
glamour, tra macchine di lusso, belle donne e vestiti griffati all’ultima
moda. Una volta. I nuovi Sonny e Rico, interpretati oggi da Colin Farrell e
dal premio Oscar Jamie Foxx, sono lontani anni luce dai loro progenitori
televisivi: addestrati come agenti infiltrati, lasciano la calda e assolata
Miami per entrare in un traffico internazionale di stupefacenti, vivendo
costantemente sul filo del rasoio, mettendo in gioco le loro vite e le loro
relazioni amorose. Una volta accettato che Miami Vice di Micheal Mann
(autore della stessa serie televisiva) non ha nulla a che fare con
l’originale, ci si trova davanti ad un film di rara bellezza, immerso in
immagini notturne e paesaggi spettacolari, sperimentale nel linguaggio pur
essendo – almeno nelle intenzioni – un blockbuster. Per gran parte del film
i due poliziotti sono divisi, e Mann si concede degli squarci melò
rimandando l’azione nell’ultima parte, sfruttando le capacità recitative di
Gong Li (che appare per la prima volta nuda in una breve sequenza) nel ruolo
della moglie del boss, amante di Farrell; tra corse perdifiato, scene sotto
la doccia, sguardi di sottecchi e logoranti giochi di nervi, il regista alza
continuamente la posta, nell’ambizioso tentativo di andare oltre i generi e
le convenzioni. Dopo Heat e Collateral, Mann aggiunge un nuovo importante
tassello alla sua poetica metropolitana, ponendosi di fatto come un autore
imprescindibile del noir postmoderno. Il suo Miami Vice è un oggetto strano
e affascinante, un film che non ha inizio né fine, letteralmente uno
squarcio di vita catturato attraverso l’occhio della cinepresa, ottimo nelle
interpretazioni e grandioso nell’esibizione tecnica (valga per tutte la
sequenza della sparatoria finale, girata con semi-soggettive con la macchina
a mano come un reportage giornalistico), ma che rischia palesemente
l’incomprensione, sia da parte di un pubblico le cui aspettative vengono
eluse, sia da parte di una critica che per miopia potrebbe non accorgersi di
trovarsi di fronte ad un capolavoro. |
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