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"RAPINA D'AUTORE" -
Il rapinatore Clive Owen, sguardo in macchina come voler aggredire lo
spettatore, declama i punti salienti della sua storia, che sono poi quelli
di ogni storia: chi, cosa, come, dove, quando, perché. L’inizio di Inside
Man, l’ultima fatica di Spike Lee, diventa così il viatico per un film
sull’atto del raccontare, una conferma del talento artistico e del marchio
d’autore del regista afroamericano, che usa una cornice da cinema di genere
rispettandone le regole, e in parte sovvertendo le stesse.
Il modello è Quel pomeriggio di un giorno da cani, il più grande film di
rapina mai realizzato, non a caso citato letteralmente nei dialoghi; abbiamo
dei rapinatori asserragliati in una banca ed un poli-ziotto a gestire una
laboriosa e difficile trattativa con gli stessi, con l’aggiunta di
personaggi potenti ed oscuri che tramano alle spalle di entrambi. Fin qui
tutto già visto tanta volte. Ma l’ottima sce-neggiatura rivela più di una
sorpresa, costruendo un perfetto meccanismo di suspence, e Spike Lee ci
mette la tecnica e lo stile che lo hanno reso famoso. L’uso accorto di uno
strumento delicato co-me il flashforward sposta l’attenzione dello
spettatore non più sull’esito della rapina, ma su come i malviventi l’hanno
fatta franca, in una New York ritratta con tonalità livide e fredde dalla
superba fotografia di Matthew Libatique. L’ottimo cast (Denzel Washington,
il già citato Owen, Jodie Fo-ster tra gli altri) è completamente al servizio
del regista, che non rinuncia ad alcuni ritratti taglienti (i poliziotti che
scambiano un impiegato sikh per un terrorista), e ad alcuni suoi vezzi
linguistici, come certe carrellate verticali con i protagonisti montati
letteralmente sopra la macchina, già pre-senti nel capolavoro La 25° ora,
quasi a voler scavare nelle pieghe nascoste dei personaggi, nelle loro ombre
più profonde.
Adrenalinico, teso, mozzafiato, divertente, insomma un’opera che sa
mescolare intrattenimento, sti-le e contenuti, che dimostra come si possano
fare grandi film anche su commissione, e che andrebbe preso a modello dai
registi nostrani, che realizzano solo film scritti da loro perché si sentono
tutti “autori”, spesso senza esserlo affatto.
  ½
Giulio (Napoli),
17 maggio
2006.
[Scheda
di Inside Man su Imdb.com]
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