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ERAGON (di Stefen Fengmeier, 2006). |
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Un po’ Dragonheart, un po’ Il signore degli Anelli, un po’ Harry Potter il
nuovo fantasy natalizio adattato da un romanzo già collaudato a sufficienza
negli ultimi due anni. Peccato che qui non ci siano la gigioneria di Dennis
Quaid, né i costumi di Ngila Dickson, né la sceneggiatura di Peter Jackson,
ma solo un giovane attore che di promettente ha solo la faccia (un po’ più
espressiva, diciamolo, di Daniel Radcliffe – Harry Potter), un costumista
che veste gli abitanti delle città degli elfi come pittoreschi contadini
tibetani e uno sceneggiatore che passa da battute come “Tu sei fatta per la
guerra” alle poetiche rime “In cielo per la gloria, morte o la vittoria!”.
Nemmeno gli effetti digitali salvano un film che del libro ha a malapena il
titolo (per quanto nemmeno il libro sia un capolavoro), perché, come già ci
ha insegnato il flop di Tristano e Isotta, non bastano sangue e battaglie
per fare cinema. Il regista sembra non aver imparato niente dal suo lavoro
alla Industrial Light & Magic di Lucas, né (purtroppo) dai precedenti più o
meno validi, e probabilmente non ha messo a fuoco i punti focali della
narrazione, che procede secondo un ritmo che più lineare non si può e che
lascia a tratti più divertiti che emozionati: la storia ormai rifritta (e
l’autore del libro, Cristopher Paolini, lo sa bene) del piccolo eroe pronto
a guidare le forze del Bene contro il Male, stavolta rappresentato –
sorpresa – da un re crudele (un povero John Malkovich), si snoda anche con
troppa tranquillità, alternando scene di battaglia goffamente girate a
dialoghi poveri e prevedibili. Eragon (l’esordiente dal bel faccino Ed
Speelers) si ritrova per caso sul groppone il drago femmina Saphira
(orrendamente doppiato da Ilaria d’Amico), e deve assolvere l’ingrato
compito di guidare un esercito di ribelli male in arnese (i tibetani,
ricordate?) dopo aver affrontato i proverbiali dieci minuti di addestramento
con l’ex cavaliere dei draghi Brom (un malinconico Jeremy Irons che, se
proprio voleva fare un fantasy, se ne meritava uno un po’ più valido). Non
manca neppure la donzella da salvare: la principessa degli elfi (ma il film
non lo dice) Arya, interpretata da Sienna Guillory (vestita da un costumista
che la fa sembrare più Pocahontas che un elfo), presa prigioniera dal
perfido spettro Durza (Robert Carlyle), che la tiene segregata fra le mura
quadrate di una fortezza non meglio identificata. Segue la battaglia finale,
che per com’è girata sembra una rissa da taverna con contorno di duello fra
draghi e guarigione miracolosa della buona (e poco credibile) Saphira. |
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Fantasy, fantasy e ancora fantasy ... forse è il momento di darsi
decisamente una calmata. Dopo i trionfi planetari della trilogia "Il signore
degli anelli", di "Harry Potter" e del recente "Le cronache di Narnia"
valeva proprio la pena portare sullo schermo il primo libro del giovanissimo
(classe 1983) scrittore americano Christopher Paolini ?...Forse no. La
storia racconta di Eragon, un giovane e intraprendente ragazzo che trova un
uovo di drago appartenente al perfido Re di Algaesia, Galbatorix, e scopre
di essere l'ultimo cavaliere di draghi esistente. Assieme col maestro Brom,
cominceranno la lunga lotta per la maledizione del regno. Il solito
immaginario fatto di di cavalieri, magie e draghi mistici, che si prepara
alla definitiva conquista del mondo. Un'avventura fantastica diretta
dall'esordiente Stefen Fangmeier (curatore di effetti speciali) che è,
ovviamente, anche un romanzo di formazione, per un adattamento attesissimo
dai milioni di fan mondiali, ma che probabilmente li lascerà delusi per la
mancanza di vera avventura e magia, non riuscendo ad appassionare come
vorrebbe e potrebbe. Tutte cose già sentite, di solito in meglio.
Altalenanti le prove degli attori: inespressivo il protagonista Speelers,
stoico Jeremy Irons nel recitare dialoghi non proprio scespiriani, un po'
sprecati John Malkovich e Sienna Guillory (che ha fascino degno di ben
altro). Per il resto solita incursione fantasy (poco emozionante) sul grande
schermo; il film in se per sè non è brutto, anzi è un bel vedere agli occhi
(anche per le sinuose scenografie) ma il problema è semmai il coinvolgimento
emotivo dello spettatore che rimane quanto meno deluso da una trasposizione
così asfittica e piatta. |
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E' sempre un dispiacere notare come la gente tenda a porre le cose sullo
stesso piano non in base a un preciso metro di giudizio ma a seconda del
genere di appartenenza: siccome Eragon è un fantasy allora bisogna dire che
è come Il Signore degli Anelli e le Cronache di Narnia. Bugia. Nel caso di
Eragon ci troviamo di fronte a un mediocre filmetto dalla pochezza
imbarazzante, con personaggi che già definire "bidimensionali" sarebbe un
eufemismo, e uno sviluppo narrativo quasi inesistente. Non c'è nulla della
raffinata erudizione filologica di Tolkien o dell'allegorismo cristologico
di Lewis, e secoli sembrano passati dall'evoluzione di una filmografia
fantasy finalmente "matura": il lavoro tratto dal giovane Christopher
Paolini è stato preparato in fretta e furia per dare un nuovo film agli
affamati di fantasy facile. La storia è classica: il solito ragazzo di padre
ignoto, sfortunato ma bravo, trova un oggetto magico strapotente, in questo
caso un uovo dal quale uscirà un drago. Avrà la casa assalita da misteriosi
mostri mutanti, ma lui troverà aiuto in una persona saggia (Jeremy Irons,
che ormai è egli stesso garanzia di fiasco, del resto come non ricordare il
suo contributo del terrificante Dungeons & Dragons?), che non è quel che
sembra ma un cavaliere dei draghi decaduto. Il giovane quindi comincerà un
viaggio che lo condurrà a scoprire il suo destino e a salvare una
principessa elfica (elfica fino a un certo punto, visto che nel finale del
film la conciano da squaw pellerossa con tanto di piuma in testa e
accompagnata da tre barbuti Re Magi) tenuta prigioniera da un pericoloso
negromante. Jeremy Irons ricicla il suo personaggio dagli occhi languidi ma
volitivi, ben accompagnato dal mefistofelico John Malkovich che appare per
circa un minuto in tutto il film, insomma il tempo necessario per pagarsi le
bollette fino al prossimo kolossal miliardario. Spiace vedere due grandi
attori ridotti da anni al minimo sindacale per facili guadagni, ma spiace
ancora di più constatare la sorprendente superficialità del tutto,
l'approssimazione della produzione, i buchi narrativi e le incongruenze, le
frasi a effetto (che vorrebbero essere memorabili), una battaglia finale
piena di scadenti effetti speciali, attaccata là con lo sputo. La regia è
inesistente, si limita a muovere gli attori e a riprendere bei panorami, che
alla fine sono la cosa che si lascia guardare con più soddisfazione. Non si
riesce a tifare realmente né per i buoni né per i cattivi, tanto insulsi
appaiono i vari personaggi, e si prova davvero fastidio quando si vede che
tra gli eroi "buoni" del rifugio segreto ci siano anche un nero e sua
figlia, a cui viene offerta anche una battuta giusto per essere
politicamente corretti. Non esito a preferire di gran lunga film infantili
ma godibili come Dragonheart o ridicolaggini conclamate come il Re Scorpione
che almeno sono volutamente parodiche. Il drago? Realizzato bene, ma in
Italia drammaticamente doppiato da Ilaria D'Amico (presentatrice della
domenica calcistica su Sky). Insomma, se questo è il primo capitolo di una
trilogia, si può sperare possano solo migliorare. |
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"NON CI RESTA CHE PIANGERE" - Dalla
penna dello scrittore americano Cristopher Paolini nasce il primo capitolo
della trilogia dell’Eredità dedicata alle avventure del diciassettenne
Eragon e della sua draghessa Saphira. |
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