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Diciamolo subito: Diario di uno scandalo poteva essere uno dei
migliori film di questa stagione cinematografica, che pure vanta notevoli
titoli. Aveva tutti i numeri giusti: due attrici straordinarie, una storia
coinvolgente e originale, personaggi torbidi e ben tratteggiati, un regista
che aveva già dimostrato la sua bravura in film come Stage beauty.
Non è stato un fallimento completo, anzi. Ma di certo Diario di uno
scandalo avrebbe potuto essere un capolavoro, e il signor Eyre si è
giocato questa possibilità: assoldando un compositore come Philip Glass (Identità
violate) che non ha saputo fare il suo lavoro, prima di tutto, e che ci
ha ricordato come una colonna sonora sia fondamentale per un film. Alzi la
mano chi, guardando Diario di uno scandalo, non ha pensato neanche
una volta che per musicare quelle sottili atmosfere emotive non ci voleva un
genio come Howard Shore.
E bisogna dire che nemmeno la regia è stata all’altezza. Incapace di seguire
bene le interpretazioni, quelle davvero straordinarie, di Dench e Blanchett,
Eyre non raggiunge i vertici di bravura di Stage beauty, e il perché
è un mistero. Forse la storia non gli piaceva, non gli calzava bene. Ma è
strano, visto che, dati i precedenti, sembra proprio adatta a lui.
Un’anziana professoressa che sviluppa un attaccamento ossessivo nei
confronti della collega più giovane, e spaventata dalla solitudine al punto
da ricattare la donna per ottenere da lei attenzione. Non mancava niente,
nemmeno la pedofilia. Eppure una regia che avrebbe potuto essere migliore e
una sceneggiatura non mediocre, ma pur sempre abbastanza banale, rendono
Diario di uno scandalo una prestazione inferiore a quello che avrebbe
potuto essere.
Tuttavia, come ho già detto, non è stato un fallimento totale. Perché i
personaggi e i temi trattati erano troppo belli, troppo interessanti per
rendere brutto il film. La professoressa Barbara (Dench, da brivido) incarna
alla perfezione la solitudine del nostro tempo e il pericolo (reale) della
pazzia a cui essa può costringere ciascuno di noi. E il personaggio
straordinario di Sheba (Blanchett, perfetta nel ruolo) pone al centro della
nostra riflessione temi bollenti come il decadimento della famiglia e la
depressione, nonché la fragilità dell’individuo, che davvero conduce ad
azioni impensabili. Meritatamente candidate entrambe le attrici per gli
oscar 2007, buone le prestazioni degli altri attori (Bill Nighy in testa) e
ottimo il finale che riscatta quasi in pieno i limiti della regia e della
colonna sonora, e rende comunque Diario di uno scandalo un film da
vedere.
Giudizio:
  (legenda).
di Chiara "Ala" (Bari),
13 marzo 2007. |