|
SCRIVERE DI CINEMA HomePage | Cineforum | Scrittori di Cinema | Sito ufficiale Gransito Movie Awards | GMA 2006 | Link |
||
| Scrivere di Cinema 2006/2007 | ||
|
BABEL |
||
|
Un dramma dopo l’altro, questo è “Babel” l’ultimo lavoro del regista
messicano di “Amores perros” e “21 grammi - il peso dell’anima”: Alejandro
Gonzàles Iñàrritu. Il titolo riprende la leggenda della torre di Babele, la
torre di cui si narra nella Bibbia. Secondo questa leggenda, gli uomini, un
tempo, comunicavano per mezzo di una sola lingua, e di comune accordo
cominciarono a costruire una torre per raggiungere il cielo. Dio però
infuriatosi per l’oltraggio recato dagli umani, decise, per punizione, di
creare confusione fra le genti facendo sì che parlassero lingue diverse. In
tal modo impedì che la costruzione della torre fosse portata a termine. Il
titolo è dovuto all’intenzione del regista di raccontare la difficoltà che
hanno gli uomini nel comunicare fra loro. La trama è divisa in tre vicende,
collocate in 3 continenti diversi ma legate fra loro. Una parte è ambientata
in Marocco dove due coniugi: Richard e Susan (B. Pitt e C. Blanchett) sono
andati in vacanza per fuggire dalla quotidianità. |
||
|
"INCOMPIUTO" -
La tragicità efficace dell'ultimo 21grammi non è ripresa in questo
Babel. Riprendo un vecchio adagio calcistico per riassumere in poche
parole il nuovo film di Alejandro Gonzales Iñàrritu. "Buona l'idea, non
altrettanto la conclusione." Sia ben chiaro che adattando il motto
sportivo al lungometraggio in questione non si tratta di conclusione ma
bensì di realizzazione nel suo insieme. Tre storie a tre capi diversi del
pianeta concatenate tra loro: premessa interessante ma le attese non vengono
rispettate e per qualcosa come sessanta minuti (dei 135 totali) il film non
si fa guardare. La violenza sembra esibita all'interno di una tragedia un
po' troppo gratuita. La psicologia dei personaggi è inesorabilmente debole,
soprattutto per i quattro protagonisti di spicco delle vicende (Pitt,
Blanchett, Bernal e Kikuchi). Sembrano ad un primo distratto sguardo tutti
caratteri forti e curati ma lasciano pian piano trasparire una,
fastidiosissima, aura di superficialità. La non riuscita del film si
completa con i futili e trascurabili legami che le vicende presentano tra
loro. Se la paradossalità della concatenazione di tre vicende disperse nel
globo si risolve con la parabola del fucile fatale alla turista americana
regalato da un ricco giapponese (con qualche scheletro nell'armadio e una
sessualmente squilibrata figlia sordomuta) ad un povero marocchino che poi
lo rivenderà sulle sue montagne per qualche spicciolo e una capra, il film,
inevitabilmente, crolla su se stesso. |
||
|
I film a tesi hanno sempre dei grossi limiti di partenza, insiti nella loro
stessa natura dimostrativa: nel caso di un regista come Alejandro Iñarritu,
questi limiti possono trasformarsi in un vero e proprio handicap, che ne
inficia qualsivoglia giudizio critico. Per i suoi detrattori, queste storie
incrociate sul filo di tesi piuttosto ardite, che siano il peso dell’anima
di 21 Grammi o l’eventualità che una tragedia che accada in una parte del
mondo possa avere ripercussioni verso luoghi e persone lontanissime come in
questo Babel, risultano alquanto indigeste. Ma se andiamo oltre la
superficie programmatica delle sceneggiature di Arriaga – che è la vera
testa pensante di queste storie – riscontriamo più di un punto a favore del
regista messicano: innanzitutto la direzione degli attori, davvero ottima,
che siano non professionisti o star come Gael Garcia Bernal (scoperto
proprio da Iñarritu in Amores Perros) e Brad Pitt; circa poi i temi di fondo
del film, essi valgono molto di più di ciò che emerge dalla superficie. Ciò
che resta di Babel, più della tesi di base, è la profonda incomunicabilità e
la solitudine che ca-ratterizza i personaggi, data non tanto dal parlare
lingue diverse, ma linguaggi diversi. La coppia in crisi, il rapporto
padre-figlia, lo scontro con l’autorità (sia al confine messicano che nel
deserto marocchino) sono tutti esempi di codici linguistici in contrasto
fra loro: parlano la stessa lingua, ma non sanno comunicare. I personaggi
sono mossi da motivazioni più profonde rispetto a quanto potrebbe sembrare
ad un primo sguardo, e l’accusa di aridità emotiva è francamente
discutibile, poiché il regista evita il patetismo, ma non l’emozione, che
traspare nonostante il compiacimento stilistico, disinnescando qualsiasi
forma di ricatto nei confronti dello spettatore, a costo di eccedere nella
sottrazione e nella rinuncia a climax melodrammatici. |
||
|
>> Entra nel CineForum ufficiale di "Scrivere di Cinema" e fai sentire la tua voce. << |
||
|
|
||
|
legenda: [
|
||
|
[
|
||
|
SCRIVERE DI CINEMA HomePage | Cineforum | Scrittori di Cinema | Sito ufficiale Gransito Movie Awards | GMA 2006 | Link |
||