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"LOTTA PER LA SOPRAVVIVENZA"
- La storia in sé non ci è nuova:un popolo tranquillo (i Maya) un giorno
viene invaso e decimato da un popolo nemico. I sopravvissuti alla lotta sono
fatti prigionieri e portati,dopo un tragitto tortuoso ed umiliante,al
cospetto del capo villaggio. Qui le donne sono vendute come schiave e agli
uomini è mozzata la testa. La profezia annunciata da una bambina malata,
incontrata lungo il viaggio, inizia però ad avverarsi. La prima
manifestazione è data dall'eclissi di Luna che il sacerdote interpreta come
un segno della sazietà di sangue del loro Dio. Così i rimanenti prigionieri
hanno la possibilità di tornare liberi,sempre se riusciranno a fuggire nel
campo di grano prima che lance,sassi e quant'altro è scagliato contro di
loro li uccida.
Il protagonista,Zampa di Giaguaro,riesce a salvarsi ma da questo momento ha
inizio una caccia mozzafiato nella foresta. Egli si salverà grazie all'amore
per la sua famiglia(la moglie incinta e il figlio che abilmente aveva
nascosto durante l'assedio). Il finale,che vede l'arrivo degli “uomini
civilizzati”,gli spagnoli,mette in dubbio ancora una volta il loro destino
Come nei precedenti “Braveheart”e “La passione di Cristo”, Mel Gibson non
lascia nulla al caso:paesaggi reali(girati in una foresta messicana),attori
carismatici(indigeni e messicani senza esperienza cinematografica) e lingua
dell'epoca(Yucateco). Personalmente amo la regia di Mel che ancora una volta
è riuscito a far nascere in me la voglia di approfondire le mie conoscenze
riguardo temi finora solo abbozzati sui libri di scuola. I film di questo
straordinario regista rimarranno nella storia perché sono veri e proprio
capolavori artistici,dove ciò che conta non sono le parole ma ciò che le
immagini suscitano in chi le guarda.
Giudizio:
   
(legenda).
di Pamela Garbin,
6 gennaio 2007. |
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Nella foresta messicana vivono le popolazioni Maya, alcune sono piccole
comunità rurali, una di queste ha fondato una città e la sua popolazione è
molto numerosa. La comunità civilizzata soffre di terribili carestie e
malattie per cui decidono di fare sacrifici umani al loro Dio perchè li
salvi da questi eventi funesti. gli uomini offerti in sacrificio sono
appartenenti alle piccole comunità rurali tra cui anche quella in cui vive
il protagonista, Zampa di Giaguaro, anch'egli fatto prigioniero. Il
villaggio in cui egli vive viene dato alle fiamme, il padre viene ucciso, a
stento riesce a nascondere la sua compagna col figlio in una grotta,
promettendo loro che farà ritorno. Arrivato in città, sta per essere
sacrificato al Dio ma, per una serie fortuita di coincidenze, furbizia e
coraggio, riesce a scappare ma viene inseguito fino ai confini del suo
villaggio, riesce ad annientare tutti gli inseguitori, salva la sua compagna
e i due figli (nel frattempo ella ha partorito) e tutto sembra concludersi.
Se non che, volgendo lo sguardo alla spiaggia, compaiono delle navi, quelle
dei coloni, e Zampa di Giaguaro dice "Meglio andare nella foresta a cercare
un nuovo inizio".
Come TUTTI i film, non importa se Apocalypto sia storicamente attendibile e
nemmeno se sia "la solita americanata", non importa se Gibson abbia creduto
col cuore in quello che stava facendo o abbia solamente seguito la scia di
"the passion". Importa invece se questo film sia passato solo dal cervello o
anche dal cuore. Non è un film abbastanza bello da piacere a tutti ma non è
certo un brutto film che la critica collettiva possa schiacciare. Prima di
andare al cinema ho letto veramente di tutto sull'opera, sia da siti inglesi
che italiani, sia da riviste come Ciak e sono giunta in sala cinematografica
con addosso una curiosità mostruosa!
Alla fine mi è piaciuto, e molto. Non lo considero un capolavoro ma le 2.05
ore mi sono passate davvero veloci, mi ha fatto letteralmente rimanere
attaccata allo schermo!
Mi è piaciuto ma ci ho trovato anche parecchia superficialità. E' vero che
non conosco la vera storia dei maya, ma voglio augurarmi che non fossero
davvero così come li descrive talvolta Gibson. Soprattutto i capi del popolo
maya civilizzato vengono delineati dal regista come uomini terribilmente
materiali, adorano il loro Dio in modo egoistico, rumoroso, quasi
utilizzandolo per ingraziarsi i favori della folla sottostante che vuole
unicamente la fine di carestie e malattie. Gibson li descrive anche
ingiustificatamente crudeli. certo, io credo che le civiltà antiche abbiano
conosciuto molta violenza, ma non penso affatto che ci fosse molto tempo per
tutte le cattiverie gratuite e le vendette che appaiono nel film. A volte
sembra quasi di scorgere una moderna civiltà travestita e truccata.
Molto più veri e propriamente umani sono invece i componenti della
popolazione di Zampa di Giaguaro, Persone semplici, la parola del cui Dio
passa attraverso la bocca degli anziani che per farsi intendere raccontano
storie in cui si pone in rilievo l'unione tra essere umano e natura, due
entità inscindibili per un popolo che abita le foreste. Quando Zampa di
Giaguaro fugge, egli stesso diventa un animale e come nel racconto del
Saggio del villaggio, l'aquila gli presta i suoi occhi e altri animali altre
doti per poter sopravvivere al feroce inseguimento. Lui ed il suo popolo la
sera danzano intorno al fuoco, di giorno cacciano, qualcosa di più
tangibile, più attinenete, secondo me, ad una civiltà esistita tanto tempo
fa.
Bellissima e azzeccata l'idea di utilizzare il linguaggio originale, come
anche attori autoctoni, geniale perchè, per quanti effetti speciali ci
siano, per quanto le musiche siano apocalittiche (non trovo termine
migliore) e la regia decisamente moderna, con un pò di immaginazione ci si
sente davvero trasportati in un altra epoca. Certo, un pò più di rusticità
nei toni non avrebbe guastato di sicuro.
Apprezzata tantissimo la recitazione, in particolar modo di Zampa di
Giaguaro, un guerriero di pochissime parole ma i cui occhi esprimono
esattamente quello che sente dentro il suo cuore, la rabbia, la tristezza,
la forza interiore che non gli fà mai perdere la speranza, che lo fà sempre
stare attento a quello che gli succede intorno, cercando una via per potersi
liberare dall'orrore che gli è piombato addosso. Ed è questa ultima
caratteristica, tramandatagli dal padre, questa lucidità nel percepire gli
eventi anche nella situazione più spaventosa, alla fine, a salvarlo. E
salvando se stesso riesce anche a salvare la sua donna ed i suoi due
bambini, dopo avere annientato tutti gli inseguitori, meticolosamente, uno
per uno.
Cosa dire infine della scena che và a concludere il tutto? Sembra quasi che
con la frase finale ("è meglio che andiamo nella foresta a cercare un nuovo
inizio") Zampa di Giaguaro sappia benissimo cosa siano quegli oggetti che
vengono dal mare, chi siano le persone che quegli oggetti trasportano e
questo, naturalmente non è possibile. Forse il guerriero era stanco, forse
la sua indole gli ha detto di fuggire da ciò che non conosceva? Il film
forse avrebbe dovuto fermarsi con la riconciliazione e lasciare allo
spettatore la vista delle navi dei coloni ed il pensiero di cosa ciò avrebbe
portato nella vita di tutti i Maya, civilizzati o meno, che popolavano
quelle terre.
Giudizio:
 
(legenda).
di Claudia Costanza,
25 gennaio 2007. |