Storia della Letteratura >> Zibaldone


Zibaldone

Il 1817 è l'anno in cui Giacomo Leopardi iniziò lo Zibaldone, la raccolta di scritti, osservazioni sulla lingua, appunti in seguito sviluppati nelle poesie e nelle prose, notizie erudite, note di carattere filologico, giudizi sulle letture compiute, riflessioni sulla realtà quotidiana, sulle ideologie, ricordi; un vasto magazzino nel quale l'autore accantonava il materiale utile per la successiva rielaborazione letteraria o per ulteriori approfondimenti. Nel 1827, quando era a Firenze, Leopardi compose un indice analitico per rendere più agevole l'individuazione dei passi; è da questo indice che si ricava il titolo Zibaldone di pensieri.
Lo Zibaldone occupa oltre 4500 facciate di quaderno, e si interrompe al dicembre 1832, la scrittura non avviene mai in maniera omogenea.
La mancanza di organicità nell'esposizione del pensiero, l'alternanza fra piccole annotazioni, anche di poche righe, e piccoli trattati, l'utilizzazione di una prosa assai libera e spigliata, con abbreviazioni, sospensioni, rimandi ad altre pagine, tipica dell'appunto, ha fatto sì che per molto tempio lo Zibaldone venisse sottovalutato; oggi invece, questa grande raccolta di scritti è vista con un'ottica diversa: non solo è diventato il riferimento obbligato di ogni discorso critico su Leopardi, ma si è avuta anche una rivalutazione sul piano filosofico e linguistico, nella recente prospettiva che ha portato a vedere in Giacomo Leopardi un pensatore capace di anticipare molti remi della riflessione novecentesca.