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L'azione si svolge a Eleusi, dinnanzi all'altare di Demetra.
La tragedia ha inizio sulle disastrose conseguenze della spedizione condotta
dagli Argivi e da Polinice contro Tebe. Distrutto l'esercito nemico, i
tebani, guidati dal re Creonte, non restituiscono i corpi dei caduti.
Etra è in piedi, circondata dalle donne del coro di madri dei condottieri
che hanno attaccato Tebe, e invoca Demetra, dea molto venerata a Eleusi.
Etra prega che la felicità raggiunga lei, il figlio Teseo e la città di
Atene, chiede che le madri possano riavere i corpi dei figli caduti per
onorarli della sepoltura. Il coro di madri supplica Etra di convincere il
figlio Teseo ad andare a Tebe e riportare a casa i corpi dei caduti.
Sopraggiunge Teseo, chiede alla madre Etra chi sono le donne intorno a lei;
vicino c'è anche un uomo con un mantello: questi si scopre, è Adrasto, re di
Argo. Adrasto si rivolge a Teseo, lo implora (a nome suo e di tutti gli
Argivi) di dare una tomba ai defunti argivi caduti a Tebe. Parlando con
Teseo, Adrasto confessa di aver marciato su Tebe, ignorando l'oracolo
(catastrofico) dell'indovino Anfiarao.
Segue un lungo discorso di Adrasto, in cui il re, supportato poi dal coro,
chiede a Teseo di dare a queste donne la possibilità di rendere onore ai
corpi dei figli caduti. Teseo risponde lodando gli dei che diedero l'Ordine
al genere umano, un tempo bestiale e confuso; rimprovera poi lo stesso
Adrasto per non aver ascoltato gli dei e per aver dato le proprie figlie in
spose a degli stranieri. Teseo descrive le tre classi che formano il popolo:
i ricchi sono inutili, i poveri sono rischiosi perché invidiosi dei ricchi,
coloro che salvano la città stanno nella classe media. Teseo non vuole
allearsi con Adrasto.
Il coro invita il figlio di Etra ad aver compassione degli errori del re di
Argo e gli ricorda che i caduti erano suoi coetanei. Etra piange, si rivolge
poi al figlio Teseo: è il suo destino quello di affrontare uomini terribili
che negano ai morti il loro onore, e diritto, di essere sepolti. Egli dovrà
dimostrare di essere valoroso e prestare così aiuto a tutta la Grecia.
L'invito della madre sprona l'orgoglio del coraggioso Teseo ad accettare la
partenza per il recupero dei corpi dei caduti.
Teseo invia un araldo a Tebe, con un messaggio per il re Creonte: Teseo lo
invita a seppellire i caduti, offrendo in cambio l'amicizia di Atene. Se
Creonte dovesse rifiutare, Teseo consegna all'araldo un secondo messaggio
diretto al re di Tebe in cui annuncia l'eventuale arrivo di un esercito
armato. Arriva un araldo tebano: inizia tra l'araldo tebano e Teseo
un'accesa e interessante discussione sui diversi sistemi politici, che si
conclude con l'esaltazione del modello democratico ateniese.
L'araldo tebano chiede a Teseo di cacciare Adrasto, non avendo lui nulla a
che fare con gli argivi. Se Teseo lo ascolterà, eviterà che la sua città
debba affrontare una battaglia che porterà inevitabilmente rovine. L'araldo
tebano, seppure dalla parte del torto, porta un messaggio di pace in cui è
totalmente riconoscibile la voce di Euripide.
Teseo risponde difendendo la civiltà ellenica, è usanza di tutta la Grecia
dare sepoltura a tutti i caduti e non farlo significa non rispettare la
legge ellenica e quella divina. Euripide, nelle parole di Teseo, inserisce
un attacco alla grande superstizione presente nella morale greca e una
critica alla religiosità tradizionale.
Teseo dice all'araldo tebano che verrà a Tebe a prendersi i corpi dei caduti
argivi, in pace o con la forza. Il coro di donne invoca l'aiuto di Zeus per
la prossima spedizione a Tebe.
Entra un messaggero che porta buone notizie, annuncia la vittoria di Teseo a
Tebe, l'esercito di Atene è salvo ed è di ritorno verso Eleusi. Il
messaggero racconta allora le fasi della battaglia, l'appello iniziale di
Teseo, il silenzio armato di Creonte e la vittoria finale su Tebe. Teseo,
nel segno della moderazione, fermò i suoi soldati limitandosi a prendere i
corpi oggetto di contesa: non era infatti andato a Tebe per conquistarla e
saccheggiarla. I morti in questa battaglia li ha sepolti Teseo stesso, che
ora sta tornando ad Eleusi con i corpi dei caduti mai sepolti.
Il coro di donne accoglie con lamenti il ritorno dei figli caduti, a loro fa
eco Adrasto, anch'egli disperato di vedere i suoi uomini morti. Le madri non
avrebbero partorito e Adrasto non avrebbe combattuto se avessero saputo come
sarebbero finiti quei giovani.
Entra Teseo con la scorta al seguito; su richiesta di Teseo, Adrasto
racconta le storie dei vari giovani caduti in battaglia, i cui corpi non
vennero sepolti: tutti erano coraggiosi e degni d'onore. Teseo vuole che
Capaneo, ucciso dal dardo di Zeus, sia sepolto a parte, mentre per gli altri
caduti sarà predisposto un unico rogo e a tutti verrà innalzato un sepolcro
a fianco del tempio di Demetra.
Le madri non vedranno in volto i corpi deformati dei figli, Teseo lo giudica
per loro insopportabile. Il coro di madri piange i sette figli caduti, la
vita delle donne sarà d'ora in avanti infelice e sciagurata. Mentre alcuni
schiavi preparano il rogo di Capaneo, sopra lo stesso rogo appare Evadne
(moglie di Capaneo) che, in un passo tipico euripideo di contaminazione di
elementi erotici e funerari, vuole gettarsi nel fuoco e raggiungere il
marito caduto. Sopraggiunge Ifi, padre di Evadne, preoccupato dell'assenza
della figlia da casa; Evadne si è vestita con sfarzo per compiere
un'impresa, dice lei, che la farà trionfare per coraggio su tutte le altre
donne. Si getta nel fuoco. Ifi è sconvolto.
Entrano Teseo e Adrasto e con loro i figli dei caduti che portano le urne;
il coro delle madri da una parte e i figli dei caduti dall'altra, piangono i
loro morti. Adrasto mostra enorme riconoscenza a Teseo, lui e la sua città
avranno per il giovane Teseo gratitudine eterna. Sopra il tempio appare
Atena.
Atena si rivolge a Teseo: facendo seppellire i corpi dei caduti argivi, egli
deve assicurarsi, con il giuramento di Adrasto, che Argo non andrà mai in
armi contro Atene, ma sarà sempre pronta a giungere in sua difesa. Per
suggellare il giuramento, Teseo dovrà sacrificare tre pecore con il coltello
di Eracle. Atena poi preannuncia ai figli dei caduti, la loro rivincita
sugli uccisori dei padri, loro conquisteranno Tebe.
PERSONAGGI PRINCIPALI: Teseo,
Adrasto, Etra, araldo tebano.
- Il primo allestimento della tragedia Supplici è databile intorno
al 420 a.C. Supplici è un ottimo esempio delle numerose tragedie
collettive, composte da Euripide. Non è un singolo infatti, ma la
collettività ad essere rappresentata.
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