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L'azione si svolge in un luogo sacro alle Ninfe, nelle vicinanze di File.
Nel centro sta una grotta, al suo fianco una statua del dio Pan, a destra la
casa del misantropo, a sinistra quella di Gorgia.
La commedia si apre con il dio Pan che racconta in breve le vicende del
burbero Cnemone, il quale da sempre non ama il genere umano, del suo
matrimonio con una donna già vedova e della sua figlioletta che negli ultimi
tempi si vede con il giovane Sostrato, suo innamorato.
Sostrato è innamorato della ragazza, lo confida a Cherea, un parassita, il
quale gli pone tantissime domande. Sostrato ha inviato un servo da Cnemone
per discutere del matrimonio con la figlia. Pirria, il servo di Sostrato,
arriva di corsa tutto impaurito; è stato da Cnemone, ma questi appena lo ha
visto entrare nel suo podere, lo ha rincorso tirandogli addosso ogni cosa
che gli capitava in mano.
Cnemone entra in scena infuriato, confermando tutta la sua preannunciata
misantropia, vorrebbe pietrificare tutti gli uomini che incontra. Sostrato
non sa cosa dire; Cnemone va in casa, dalla quale esce poco dopo la giovane
figlia. La serva di Cnemone ha fatto cadere il secchio nel pozzo e allora la
giovane è alla ricerca di acqua, Sostrato aiuta l'amata a recuperare
dell'acqua da portare in casa; consegnandole il secchio pieno la saluta da
innamorato e Davo (servo di Gorgia, il fratellastro della fanciulla) sente
tutto e va a riferire al padrone. Gorgia rimprovera il servo di non essere
intervenuto a difendere la sorellastra dai fastidi di quell'uomo.
Sopraggiunge proprio Sostrato, Gorgia ha parole severissime per lui (se ne
accorge egli stesso), lo considera pieno di cattive intenzioni.
Sostrato è spaventato, riesce comunque a trovare le parole per spiegare a
Gorgia che è li per il semplice motivo che ama la fanciulla e ne vuole
chiedere la mano, senza alcuna dote, al padre. Appresa la notizia, Gorgia
gli si propone come amico con tono cordiale e soprattutto gli rivela di
essere il fratellastro della ragazza.
Sostrato allora chiede il suo aiuto per intercedere con il padre bisbetico,
ma Gorgia lo invita a lasciar perdere, è già una disgrazia per chi se l'è
trovato parente. Su insistenza del giovane innamorato viene comunque
studiato un tentativo: Cnemone fra poco andrà a lavorare la sua terra e
Sostrato si farà vedere mentre lavora la terra con Davo e Gorgia; di certo
così avrà qualche possibilità in più che il misantropo gli rivolga la parola
senza rincorrerlo con il badile in mano.
Escono tutti ed entrano in scena Geta (servo di Callippide, il padre di
Sostrato) e Sicone, un cuoco; dal dialogo tra i due si viene a sapere che
Mirrine, madre di Sostrato, ha sognato il dio Pan; l'apparizione notturna di
Pan induce la superstiziosa Mirrine a organizzare un sacrificio (di un
montone) in suo onore, sacrificio che porterà le vicende del figlio ad una
felice soluzione. Il banchetto sacrificale è ormai pronto, serve però un
piccolo calderone per lessare la carne; si decide di bussare ad una casa
vicina e chiederlo in prestito. Geta bussa e viene violentemente insultato e
allontanato da Cnemone. Sicone, informato, crede che Geta sia un buono a
nulla e prova a recarsi personalmente in quella casa, ma viene cacciato in
ugual maniera, decide che allora la carne sarà fatta tutta arrosto.
Sostrato torna stremato dai campi, in attesa di Cnemone (che non si è recato
a lavorar la terra) si è spaccato la schiena a furia di zappare. Geta lo
incontra e invita il padroncino a partecipare al banchetto, Sostrate decide
di andare a invitare Gorgia e Davo pensando così di tenerseli buoni per i
suoi intenti. Dalla casa del misantropo esce la serva Simiche: è disperata
perché aveva fatto cadere il secchio nel pozzo (accennato in precedenza
dalla figlia di Cnemone) e nel tentativo di recuperarlo con una zappa legata
ad una corda, questa si è spezzata e anche la zappa è caduta nel pozzo.
Cnemone esce infuriato con la serva e le ordina di tornare in casa, Simiche
gli suggerisce di chiedere aiuto a Davo, Cnemone la maledice; proprio qui il
misantropo ha però un piccolo cedimento dalla sua austerità, si rende conto
che la vita solitaria in questo caso lo costringe a calarsi nel pozzo perché
non può, e non vuole, chiedere l'aiuto di nessuno.
La scena è vuota, entra Simiche che chiede aiuto, il suo padrone è caduto
nel pozzo nel tentativo di recuperare la zappa e il secchio. Sicone si
rifiuta di prestare aiuto, Gorgia invece si precipita con l'amico Sostrato
presso il pozzo; i due, anche se in effetti è più merito di Gorgia dato che
l'altro è distratto dalla ragazza amata, riescono a trarre in salvo Cnemone
issandolo con una fune. Cnemone è malconcio ma totalmente estasiato dal
comportamento di Gorgia, lui non ha mai chiesto il suo aiuto ma questi non
si è fatto pregare per venire a salvarlo. Cnemone non credeva alla
possibilità che esistettero uomini con questi valori, si deve ricredere sui
suoi pregiudizi, si giustifica dicendo che non chiedendo mai niente a
nessuno ha evitato eccessi e una vita smodata. Cnemone riconosce Gorgia come
suo erede e gli chiede di scegliere un marito alla figlia, Gorgia non perde
tempo e gli presenta il "contadino" Sostrato; ma il misantropo dopo aver
concluso il suo discorso non ne vuol più sapere, quello ormai è un affare di
Gorgia. Questi è convinto che Sostrato sia il marito giusto per la
sorellastra e gli dice di avvisare suo padre del prossimo matrimonio.
Sopraggiunge Callippide, padre di Sostrato; entra nella grotta dove si è
tenuto il banchetto, il figlio lo raggiunge per parlargli in privato dei
suoi progetti. All'apertura del quinto atto della commedia, padre e figlio
escono dalla grotta: Callippide ha dato il suo consenso affinché Sostrato
sposi la figlia di Cnemone, ma con più difficoltà accetta che sua figlia
(sorella di Sostrato) venga data in moglie a Gorgia, da lui definito un
pezzente. Callippide infine accetta ma nel frattempo entra Gorgia che, dopo
aver udito tutto il dialogo, per orgoglio non accetta il matrimonio, ma
Callippide insiste e anche Gorgia alla fine accetta convinto.
Ci si prepara alle doppie nozze e al banchetto, è invitato anche Cnemone, ma
questi rifiuta; la serva Simiche accompagna al banchetto la sua padroncina
neo-sposa. Nel frattempo Geta e Sicone, visto dalla serratura che il
misantropo è immobile a letto, vogliono prendersi una rivincita per gli
sgarbi ricevuti. Geta e Sicone si vendicano riproponendo la scena
precedente: trascinano Cnemone davanti alla porta di casa sua e poi iniziano
a bussare chiedendo ai servi (che non ci sono) quel famoso calderoncino, per
poi passare alle più svariate richieste, facendosi beffe di Cnemone.
Dopo un po' il vecchio burbero, sfinito dalle provocazioni del servo e del
cuoco, accetta di essere portato al banchetto nuziale, dove di certo patirà
meno pene rispetto a quelle che gli stanno infliggendo Geta e Sicone. E'
questo il vero e proprio epilogo della vicenda, la conversione del
misantropo.
PERSONAGGI PRINCIPALI: Cnemone,
Sostrato, Gorgia, Geta, Sicone.
- Il Dyscolos è una commedia giovanile di Menandro (scritta a 25
anni), e gli valse la prima vittoria alle Lenee. Con Il Misantropo, Menandro
inizia a delineare le caratteristiche della Commedia nuova, la sua comicità
è meno "grassa" di quella di Aristofane. Menandro punta molto sul tema
amoroso, visto come un sentimento umano e analizzato nelle sue diverse
forme.
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