Letteratura - DYSCOLOS [Il Misantropo] (Menandro)


Dyscolos - Il Misantropo
(Menandro, 317 aC)

L'azione si svolge in un luogo sacro alle Ninfe, nelle vicinanze di File. Nel centro sta una grotta, al suo fianco una statua del dio Pan, a destra la casa del misantropo, a sinistra quella di Gorgia.

La commedia si apre con il dio Pan che racconta in breve le vicende del burbero Cnemone, il quale da sempre non ama il genere umano, del suo matrimonio con una donna già vedova e della sua figlioletta che negli ultimi tempi si vede con il giovane Sostrato, suo innamorato.
Sostrato è innamorato della ragazza, lo confida a Cherea, un parassita, il quale gli pone tantissime domande. Sostrato ha inviato un servo da Cnemone per discutere del matrimonio con la figlia. Pirria, il servo di Sostrato, arriva di corsa tutto impaurito; è stato da Cnemone, ma questi appena lo ha visto entrare nel suo podere, lo ha rincorso tirandogli addosso ogni cosa che gli capitava in mano.
Cnemone entra in scena infuriato, confermando tutta la sua preannunciata misantropia, vorrebbe pietrificare tutti gli uomini che incontra. Sostrato non sa cosa dire; Cnemone va in casa, dalla quale esce poco dopo la giovane figlia. La serva di Cnemone ha fatto cadere il secchio nel pozzo e allora la giovane è alla ricerca di acqua, Sostrato aiuta l'amata a recuperare dell'acqua da portare in casa; consegnandole il secchio pieno la saluta da innamorato e Davo (servo di Gorgia, il fratellastro della fanciulla) sente tutto e va a riferire al padrone. Gorgia rimprovera il servo di non essere intervenuto a difendere la sorellastra dai fastidi di quell'uomo. Sopraggiunge proprio Sostrato, Gorgia ha parole severissime per lui (se ne accorge egli stesso), lo considera pieno di cattive intenzioni.
Sostrato è spaventato, riesce comunque a trovare le parole per spiegare a Gorgia che è li per il semplice motivo che ama la fanciulla e ne vuole chiedere la mano, senza alcuna dote, al padre. Appresa la notizia, Gorgia gli si propone come amico con tono cordiale e soprattutto gli rivela di essere il fratellastro della ragazza.
Sostrato allora chiede il suo aiuto per intercedere con il padre bisbetico, ma Gorgia lo invita a lasciar perdere, è già una disgrazia per chi se l'è trovato parente. Su insistenza del giovane innamorato viene comunque studiato un tentativo: Cnemone fra poco andrà a lavorare la sua terra e Sostrato si farà vedere mentre lavora la terra con Davo e Gorgia; di certo così avrà qualche possibilità in più che il misantropo gli rivolga la parola senza rincorrerlo con il badile in mano.
Escono tutti ed entrano in scena Geta (servo di Callippide, il padre di Sostrato) e Sicone, un cuoco; dal dialogo tra i due si viene a sapere che Mirrine, madre di Sostrato, ha sognato il dio Pan; l'apparizione notturna di Pan induce la superstiziosa Mirrine a organizzare un sacrificio (di un montone) in suo onore, sacrificio che porterà le vicende del figlio ad una felice soluzione. Il banchetto sacrificale è ormai pronto, serve però un piccolo calderone per lessare la carne; si decide di bussare ad una casa vicina e chiederlo in prestito. Geta bussa e viene violentemente insultato e allontanato da Cnemone. Sicone, informato, crede che Geta sia un buono a nulla e prova a recarsi personalmente in quella casa, ma viene cacciato in ugual maniera, decide che allora la carne sarà fatta tutta arrosto.
Sostrato torna stremato dai campi, in attesa di Cnemone (che non si è recato a lavorar la terra) si è spaccato la schiena a furia di zappare. Geta lo incontra e invita il padroncino a partecipare al banchetto, Sostrate decide di andare a invitare Gorgia e Davo pensando così di tenerseli buoni per i suoi intenti. Dalla casa del misantropo esce la serva Simiche: è disperata perché aveva fatto cadere il secchio nel pozzo (accennato in precedenza dalla figlia di Cnemone) e nel tentativo di recuperarlo con una zappa legata ad una corda, questa si è spezzata e anche la zappa è caduta nel pozzo.
Cnemone esce infuriato con la serva e le ordina di tornare in casa, Simiche gli suggerisce di chiedere aiuto a Davo, Cnemone la maledice; proprio qui il misantropo ha però un piccolo cedimento dalla sua austerità, si rende conto che la vita solitaria in questo caso lo costringe a calarsi nel pozzo perché non può, e non vuole, chiedere l'aiuto di nessuno.
La scena è vuota, entra Simiche che chiede aiuto, il suo padrone è caduto nel pozzo nel tentativo di recuperare la zappa e il secchio. Sicone si rifiuta di prestare aiuto, Gorgia invece si precipita con l'amico Sostrato presso il pozzo; i due, anche se in effetti è più merito di Gorgia dato che l'altro è distratto dalla ragazza amata, riescono a trarre in salvo Cnemone issandolo con una fune. Cnemone è malconcio ma totalmente estasiato dal comportamento di Gorgia, lui non ha mai chiesto il suo aiuto ma questi non si è fatto pregare per venire a salvarlo. Cnemone non credeva alla possibilità che esistettero uomini con questi valori, si deve ricredere sui suoi pregiudizi, si giustifica dicendo che non chiedendo mai niente a nessuno ha evitato eccessi e una vita smodata. Cnemone riconosce Gorgia come suo erede e gli chiede di scegliere un marito alla figlia, Gorgia non perde tempo e gli presenta il "contadino" Sostrato; ma il misantropo dopo aver concluso il suo discorso non ne vuol più sapere, quello ormai è un affare di Gorgia. Questi è convinto che Sostrato sia il marito giusto per la sorellastra e gli dice di avvisare suo padre del prossimo matrimonio.
Sopraggiunge Callippide, padre di Sostrato; entra nella grotta dove si è tenuto il banchetto, il figlio lo raggiunge per parlargli in privato dei suoi progetti. All'apertura del quinto atto della commedia, padre e figlio escono dalla grotta: Callippide ha dato il suo consenso affinché Sostrato sposi la figlia di Cnemone, ma con più difficoltà accetta che sua figlia (sorella di Sostrato) venga data in moglie a Gorgia, da lui definito un pezzente. Callippide infine accetta ma nel frattempo entra Gorgia che, dopo aver udito tutto il dialogo, per orgoglio non accetta il matrimonio, ma Callippide insiste e anche Gorgia alla fine accetta convinto.
Ci si prepara alle doppie nozze e al banchetto, è invitato anche Cnemone, ma questi rifiuta; la serva Simiche accompagna al banchetto la sua padroncina neo-sposa. Nel frattempo Geta e Sicone, visto dalla serratura che il misantropo è immobile a letto, vogliono prendersi una rivincita per gli sgarbi ricevuti. Geta e Sicone si vendicano riproponendo la scena precedente: trascinano Cnemone davanti alla porta di casa sua e poi iniziano a bussare chiedendo ai servi (che non ci sono) quel famoso calderoncino, per poi passare alle più svariate richieste, facendosi beffe di Cnemone.
Dopo un po' il vecchio burbero, sfinito dalle provocazioni del servo e del cuoco, accetta di essere portato al banchetto nuziale, dove di certo patirà meno pene rispetto a quelle che gli stanno infliggendo Geta e Sicone. E' questo il vero e proprio epilogo della vicenda, la conversione del misantropo.

PERSONAGGI PRINCIPALI: Cnemone, Sostrato, Gorgia, Geta, Sicone.

- Il Dyscolos è una commedia giovanile di Menandro (scritta a 25 anni), e gli valse la prima vittoria alle Lenee. Con Il Misantropo, Menandro inizia a delineare le caratteristiche della Commedia nuova, la sua comicità è meno "grassa" di quella di Aristofane. Menandro punta molto sul tema amoroso, visto come un sentimento umano e analizzato nelle sue diverse forme.
 

mb


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