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 Cronologia >> Letteratura >> Le ideologie di Verga


Come Giovanni Verga vedeva la società italiana dei suoi tempi.

Giovanni Verga passò la propria giovinezza nei pressi della sua città natale, Catania, e conobbe in prima persona i problemi che può presentare una vita povera, semplice e priva di grandi divertimenti. Quella che si conduceva in Sicilia, come in molte altre regioni meridionali nell'Ottocento, era una vita praticamente priva di certezze, una vita in cui ogni giorno bisognava assicurarsi denaro e viveri per i giorni seguenti. Un Verga trentenne giunse a Milano, seguendo i suoi interessi per la letteratura, con la speranza di entrare in contatto con grandi letterati dell'epoca o, ancora meglio, stringere rapporti e collaborazioni con alcuni esponenti della letteratura ottocentesca. A Milano riuscì ad entrare in contatto con alcuni scrittori, ma soprattutto si trovò di fronte ad una realtà così diversa, così lontana da quella che conosceva, che la trovò talvolta ingiusta. Questo stupore, nel vedere così tanta differenza tra la semplice e monotona vita di campagna e quella che si potevano permettere i borghesi milanesi, lo si ritrova in diverse opere di Verga. Per descrivere la vita che aveva conosciuto da giovane in Sicilia, scrive L'Ideale dell'Ostrica (Fantasticheria) nel quale immagina che una cittadina benestante si trasferisca in campagna per qualche giorno, nel caso specifico ad Aci-Trezza presso Catania. Il concetto di questo brano, l'ideale dell'ostrica appunto, racchiude l'opinione che la ricca signora si fa in quei pochi giorni degli abitanti di quel piccolo paese di campagna. La protagonista del racconto non si capacita di come la lotta per la sopravvivenza di quei campagnoli e soprattutto l'attaccamento tenace al paese, paragonato da Verga a quello di un'ostrica allo scoglio, possano rappresentare degli ideali. La signora, abituata a ben altro ritmo e stile di vita, ricco di impegni svago e divertimento, si sbalordisce di come possano gli abitanti di quel paese riuscire a vivere serenamente un'intera vita "lì". Questo racconto Verga lo scrisse dopo qualche anno dal suo trasferimento a Milano, quando cioè era già al corrente della vita che si conduceva in una grande città e riportò in una sua opera le proprie impressioni riguardo all'enorme differenza che intercorreva tra i due stili di vita, cittadino e campagnolo, o meglio borghese e popolano. Qualche anno più tardi, Verga, volendo raffigurare, dopo la vita rurale meridionale, le abitudini in una grande città compose una serie di novelle, raccolte poi in Per le Vie, nelle quali riporta frammenti di vita cittadina per le vie di Milano. Nel componimento In piazza della Scala, Verga racconta le vicende di Bigio, un conducente di carrozze. Dietro le impressioni di Bigio si cela piuttosto evidentemente lo stupore accompagnato sovente dallo sdegno che Verga provò nel vedere così tanta ricchezza sperperata dai nobili milanesi. Nella novella vengono spesso descritte le abitudini diffuse nel diciannovesimo secolo nella ricca società italiana; inoltre vengono citati i luoghi nei quali i borghesi erano soliti ritrovarsi, luoghi che il protagonista della novella conosceva bene perché doveva attendere proprio all'uscita di quei locali i suoi potenziali clienti. L'autore siciliano ha voluto così guardare la sfarzosa vita dei benestanti milanesi con l'occhio severo di chi non se la può permettere, ritornando a quando, qualche anno prima, si trovò nella medesima situazione appena giunto a Milano. Verga ha voluto così riprendere lo stesso filo conduttore intrapreso qualche anno prima con L'Ideale dell'Ostrica, nel quale ha messo a confronto diretto due diverse e quasi opposte concezioni di vita denunciando la grave discrepanza tra i due stili di vita; è questa, a mio giudizio, l'ideologia che Verga tiene maggiormente a trasmettere attraverso le sue opere.



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