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Ultime lettere di Jacopo Ortis

Poche opere sono così ambiguamente autobiografiche come le Ultime lettere di Jacopo Ortis; le vicende, le idee, le passioni di Jacopo sono in gran parte quelle di Ugo Foscolo: alcune lettere che il poeta inviò alla Fagnani Arese, per esempio, sono utilizzate nel romanzo, ma è la figura complessiva di eroe tragico ed infelice del personaggio ad esprimere il groviglio di passioni e di miti che erano di Foscolo intorno al 1802.
Jacopo era una figura nuova, che colpiva, e Foscolo ne ebbe il riscontro dall'accoglienza riservata al romanzo; l'Ortis fu un autentico best-seller per il fascino che aveva una così accesa e insistita esibizione dei sentimenti e delle passioni, dell'ambientazione nel presenti e dei riconoscibilissimi elementi autobiografici, si presentava insomma non come finzione letteraria, ma come verità.

 La composizione

Le Ultime lettere di Jacopo Ortis si presentano sotto forma di romanzo epistolare: la scelta ha le sue radici in particolare nei Dolori del giovane Werther di Goethe. L'impianto narrativo creato da Foscolo si caratterizza tuttavia per alcune scelte originali: le lettere sono presentate come le ultime che Jacopo ha inviato all'amico Lorenzo prima di togliersi la vita e vengono incorniciate da due interventi di Lorenzo che punteggiano il testo; facendosi editore questi annuncia al lettore l'immagine di giovane infelice del protagonista e chiude col racconto della sua morte; è predisposta da Foscolo una struttura che inscrive la storia narrata in un fatale sviluppo, del quale indica come unica soluzione liberatoria il suicidio.
Lorenzo non assume lo spessore di un personaggio autonomo, ma si qualifica essenzialmente per la compassione con cui assiste da testimone al destino dell'amico.
Foscolo iniziò la composizione dell'Ortis nel 1798, tra Milano e Bologna, nel capoluogo emiliano prese accordi con l'editore Marsigli per la pubblicazione; Marsigli cominciò a stampare le parti già scritte, questo materiale è oggi indicato come primo Ortis. Foscolo dà alle stampe nel 1802 l'edizione che possiamo ritenere definitiva; nel 16, in Svizzera, l'autore riprendeva in mano l'Ortis e ne pubblicava una nuova edizione che conteneva una variante di maggior peso, una lettera (17 marzo 1798) dai toni fortemente antinapoleonici; senza mutamenti rilevanti è invece l'edizione londinese del 1817.

 Lo stile

La scelta di Foscolo è dare al protagonista il massimo e assoluto rilievo, ci sono soltanto lettere di Jacopo e il destinatario ha la sola funzione di ricevere le lettere dell'amico, fargli da spalla. Questa particolare soluzione della struttura del romanzo epistolare Foscolo la trovò realizzata nel Werther e fu un incontro illuminante. Essa implicava un impoverimento delle possibilità narrative del testo per privilegiare invece l'analisi e la riflessione del personaggio; era ciò che voleva per dare maggiore risalto al protagonista, vero eroe tragico.
La prosa dell'Ortis è caratterizzata da un tono costantemente teso ed enfatico, da un lessico che mira ad esprimere la natura eccezionale dei sentimenti del protagonista. Si tratta di un linguaggio lirico applicato alla prosa; Foscolo vuole così dare l'impressione di una lingua che esce direttamente dal cuore, senza mediazioni letterarie che ne attenuino l'autenticità. In realtà tutta l'operazione non solo è fortemente letteraria, ma denuncia anche la difficoltà di trovare un linguaggio per la narrazione romanzesca.