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Mirra

L'idea della Mirra, composta tra il 1784 ed il 1786, venne ad Alfieri dalla lettura delle Metamorfosi del grande poeta latino Ovidio, nelle quali si racconta dell'amore incestuoso di Mirra per il padre Ciniro. La tragedia alfieriana è tutta centrata sul conflitto interiore della protagonista, divisa tra la passione incontrollabile che la dilania e la purezza del suo affetto filiale: a differenza di quanto avviene nelle Metamorfosi, l'amore incestuoso non viene consumato ma conduce Mirra al suicidio.
Ciniro e Cecri, re e regina di Cipro, hanno deciso di dare in sposa la figlia Mirra a Pereo, figlio del re dell'Epiro, ma la ragazza dà segno di un incomprensibile turbamento: non ha nulla contro il promesso sposo, ma il solo pensiero delle nozze la riempie di disperazione e di desideri di morte. I genitori e la nutrice Euriclea cercano in ogni modo di comprenderla ed aiutarla, ma Mirra non può confessare la passione di cui è vittima. Quando infine la cerimonia delle nozze si avvia, la ragazza, in una sorta di delirio, manifesta tutto il suo orrore verso quel matrimonio e sviene. Pereo, ormai sicuro di essere odiato da Mirra, si uccide. Ciniro, convinto che la causa di tutto sia l'amore di Mirra per qualcuno di cui non vuole rivelare il nome, la incalza con numerose domande; Mirra tenta per l'ultima volta di nascondere il suo grande segreto, ma alla fine si lascia sfuggire la verità. Ciniro fa il gesto di allontanarsi inorridito, ma la ragazza si slancia verso di lui, gli strappa dal fianco la spada e si trafigge.