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Francesco Petrarca concepì presto l'idea di raccogliere
la propria opera lirica in volgare in un libro organico, e ci lavorò fino
agli ultimi mesi di vita. E' giunto fino a noi in un insieme di fogli
di minute e appunti di mano del poeta, codice Vaticano 3196, che testimonia
una lavorazione incessante di correzione, revisione, ordinamento e
trascrizione delle rime. Analizzandolo, gli studiosi sono giunti all'ipotesi
che l'elaborazione di una raccolta sia passata attraverso ben nove fasi, dal
1342 in poi. L'ultima stesura, curata negli ultimi anni di vita e non del
tutto compiuta, è conservata in un manoscritto, codice Vaticano 3195, in
parte di mano del poeta, in parte di un copista alle sue dipendenze.
Questa versione finale porta il titolo di Rerum vulgarium fragmenta,
cioè frammenti di cose volgari, che mostra l'intenzione di presentare
l'opera come un lavoro di minore impegno rispetto alle opere latine.
Comprende 366 componimenti, in grande maggioranza sonetti, 317; vi
sono poi 29 canzoni, 9 sestine, 7 ballate e 4 madrigali. Il loro ordinamento
è approssimativamente cronologico, se ci si riferisce alla data in cui
probabilmente ogni componimento è stato concepito per la prima volta; ma
sappiamo che Petrarca correggeva e rifaceva intere strofe anche a distanza
di decenni.
Il manoscritto è diviso in due parti, che corrispondono alle due fasi di
una storia ideale d'amore; lo stacco è vicino al punto in cui dalle rime
in vita di Laura, si passa alle rime in morte di Laura.
Questo amore è il tema pressoché esclusivo del Canzoniere di Petrarca;
poche poesie hanno un argomento politico-morale, due canzoni sulle
condizioni dell'Italia e tre sonetti contro la Curia di Avignone, o sono
dedicate ad altri amori, o sono rime di corrispondenza e di riflessione
morale.
Alla base c'è un'esperienza realmente vissuta dal poeta, ma questo non
significa che l'opera è un'autobiografia oppure un diario di Petrarca, la
vicenda è infatti la trasposizione letteraria, una descrizione ideale.
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