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| le poesie dell'Anello | ||||
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Adesso parlerei con le betulle ed i fiori della terra intenderei il palpito del bosco ed ogni più intimo, verde segreto. Perché non nacqui mago? Governerei sul nembo e la procella. Possiederei venti da orientare e messi da assegnare pensieri da afferrare e presagi da sognare… Perché non nacqui nano? Scandaglierei il cuore della terra. Avrei gallerie infinite da viaggiare; diamanti e smeraldi come stelle sulle volte sfolgoranti di sterminate grotte. Perché non nacqui ramingo? La fatica mi sarebbe ignota. Pianure sconfinate attraverserei d’incanto; possenti stalloni dal candido manto cavalcherei sul limitare del pensiero. E perché non nacqui re? Dominerei folle a me inneggianti. Avrei di lor nel pugno vita e morte e moltitudini di soldati audaci e a me fedeli con cui il mondo conquistare… …ma sono nato hobbit; minuto e assai impacciato! Non conosco il mondo né la gloria. Quell’esile steccato forse mai mi accingerò a varcare; troppo sciocco e di molto sprovveduto… o forse…amo oltre misura la mia gente, i prati su cui riposo, l’aria che sa di fragole, il grano che matura o la birra che rincuora. Affatto! Addio sogni di fama e assalti mai pugnati! Mai verrà quel tempo che mi vedrà costretto a tramutar in virtù il bisogno o dell’azzardo far tedioso vezzo!
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