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La luna volse lo sguardo, quella notte, al
Fosso di Helm
Non vide i flutti dell’odio schiantare la breccia
in un groviglio di assordante frastuono
quella notte, al Fosso di Helm
Non allungò le sue giovani ombre tra le schiere degli eroi
né scintillarono al suo vivo bagliore le possenti armature
quella notte, al Fosso di Helm
Le tenebre colarono il loro nero più pesto
ed un fiume di impenetrabile inchiostro
avvolse gli strapiombi e la grande piana
quella notte, al Fosso di Helm
L’angoscia e mostruose visioni
colmarono le sublimi caverne
offuscando le rifulgenti sale
con indicibile orrore;
i respiri si assopirono ed i cuori si fermarono
quella notte, al Fosso di Helm
Non udì, l’astro notturno
le altissime grida dei gloriosi condottieri
urlate tra le gelide forre
al cospetto dei colossali torrioni
quella notte, al Fosso di Helm
Non rabbrividì ai raccapriccianti ululati
delle diaboliche fiere
schiumanti e deliranti
sotto la sferza dell’Unico Padrone
quella notte, al Fosso di Helm
Non presso il suo lume
le implacabili durlindane dei prodi campioni
accesero il buio di scintille e fiamme riecheggiando
fino a Rohan
quella notte, al Fosso di Helm
E non fu lei
ad accecarsi lo sguardo
al grandioso splendore di Gandalf Il Bianco,
allorché precipitò sull’immonda fiumana
annientandola per sempre
in un tuonante fragore di
metallo e di luce
all’alba di un nuovo giorno, al Fosso di Helm
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