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  Aiuta il Mondo - CXLVIII - giovedì 28 aprile 2005

Post-elezioni in Togo: brogli, caos e civili in fuga.


Post-elezioni. Sui brogli pareri e testimonianze discordanti.
Mentre per le strade della capitale Lomé proseguono gli scontri tra le forze dell'ordine e i giovani sostenitori dell'opposizione che contestano il risultato elettorale delle presidenziali annunciato ieri dalla Commissione elettorale, si continua a discutere di brogli e irregolarità durante le operazioni di voto e nella fase di registrazione delle liste elettorali. In un comunicato diffuso ieri sera gli osservatori della Comunità economica degli Stati dell'Africa occidentale (Ecowas/Cedeao, l'organismo regionale di cui anche il Togo fa parte) hanno ribadito quanto sostenuto già nelle ore successive al voto, ovvero che "nel suo insieme, la consultazione di domenica ha risposto ai criteri e ai principi universalmente ammessi in materia d'elezioni". Gli "incidenti" riscontrati durante le operazioni di voto, prosegue secondo la nota dell'Ecowas, "non sono di natura tale da mettere in discussione la buona tenuta del voto". L'Ecowas aveva inviato in Togo 150 osservatori elettorali. La sostanziale correttezza del voto registrata dall'organismo regionale africano, ribadita stamani alla radio anche dal suo Segretario Generale Mohamed Ibn Chambas, non convince però l'opposizione che nella peggiore delle ipotesi accusa l'Ecowas di essere troppo vicina al partito di governo e nella migliore sottolinea come sia difficile fornire un quadro complessivo con le testimonianze di soli 150 osservatori. Riguardo all'andamento del voto di domenica, la MISNA ha raccolto due testimonianze di tono ben diverso. La prima è relativa al seggio di una scuola in uno dei quartieri di Lomé considerati roccaforte dell'opposizione (più precisamente quello di Bé), dove 7 delle 9 urne contenenti i voti si trovano ancora in quel seggio a tre giorni dalle elezioni e a 24 ore dalla proclamazione dei dati definitivi. La seconda proviene invece dalla città di Kara (nel nord del Paese), l'area di provenienza della famiglia del defunto presidente Gnassingbe Eyadema e per questo ritenuta un feudo del partito di governo, dove invece le operazioni di voto si sarebbero svolte nella più totale serenità.

Post-elezioni. Difficoltà di comunicazione; un paese isolato?
Da ormai due giorni le comunicazioni telefoniche e via posta elettronica con il Togo sono quasi del tutto impossibili: la difficoltà di raggiungere testimoni sul posto rende complicato ottenere racconti diretti sugli sviluppi della crisi, all’indomani della proclamazione ufficiale della vittoria di Faure Gnassingbé alle presidenziali di domenica scorsa. Per tutta la giornata di ieri la MISNA non è stata in grado di raggiungere alcun numero telefonico fisso né cellulare, ricevendo sporadiche informazioni solo con mezzi alternativi: gli stessi operatori telefonici italiani riferiscono che non è possibile stabilire un contatto con i loro colleghi togolesi, ma non sanno indicare se l’interruzione della linea è volontaria oppure causata da motivi tecnici. Stamani la MISNA è riuscita a mettersi in contatto con una propria fonte a Lomé, la quale ha riferito di aver ricevuto con estrema difficoltà la chiamata dall’Italia, ma dal Togo non è possibile effettuare telefonate internazionali. Sembra che anche le frequenze delle due principali emittenti radiofoniche internazionali – Radio France International (Rfi) e la britannica Bbc – siano state in parte oscurate.

Testimonianza da Lomé: donne e bambini in fuga mentre si continua a sparare. 
"La sensazione è che le tensioni e gli scontri proseguiranno a lungo e per questo molte persone stanno lasciando in fretta i quartieri periferici di Lomé, soprattutto quelli considerati vicini all'opposizione, per recarsi all'estero" racconta una fonte della MISNA contattata nella capitale del Togo in uno dei pochi collegamenti telefonici andati a buon fine nelle ultime 48 ore. "Il confine col Benin dista circa una ventina di minuti da Lomé, mentre per raggiungere la frontiera col Ghana ci vuole poco più di un'ora. Molti abitanti della capitale hanno parenti dall'altra parte della frontiera e si stanno dirigendo proprio da loro. A scappare dai quartieri vicini all'opposizione sono soprattutto donne e bambini che portano con se' le poche cose da cui non intendono separarsi" racconta la fonte della MISNA. "La gente sta lasciando la capitale a piedi, in macchina in autobus, ma ho visto persone scappare in moto e in biciletta" conclude l'intervistato. Un altro testimone, contattato dalla MISNA in una differente zona della città, si trova invece molto più a ridosso dell'area dove gli scontri tra i sostenitori dell'opposizione e la polizia sono più intensi: "Si sentono spari in continuazione da questa mattina" spiega. "Quando ci siamo svegliati la situazione sembrava essere meno grave e avevamo visto solo un gran dispiegamento di militari per le strade del quartiere, poi sono ripresi i rumori dei fucili e colonne di fumo sono tornate ad alzarsi da varie parti della città" aggiunge. La seconda giornata di scontri a Lomé è cominciata presto, dopo una notte durante la quale nelle zone vicine al fronte anti-governativo ci si è preparati a quella "mobilitazione popolare" invocata dai leader dell'opposizione costruendo nuove barricate e ampliando quelle già erette in precedenza. Secondo un primo bilancio, fatto circolare qualche ora fa da fonti ospedaliere, sarebbero almeno 11 i morti e 95 i feriti delle tensioni esplose ieri a pochi minuti dalla diffusione dei dati relativi alle elezioni presidenziali di domenica scorsa. I medici del principale ospedale di Lomé hanno anche precisato che "il 90% dei feriti è stato colpito da proiettili".

Il candidato dell'opposizione si autoproclama presidente.
Il candidato dell’opposizione Emmanuel Akitani-Bob, uscito sconfitto dal voto di domenica in base ai risultati ufficiali, si è autoproclamato oggi capo dello Stato e ha invitato i suoi sostenitori alla mobilitazione. “Togolesi, vi parla il vostro presidente: sì, il vostro presidente. Non abbiamo perso le elezioni, se servirà combatteremo mettendo a rischio la nostra vita” ha detto ai giornalisti nella capitale Lomé, mentre nelle strade proseguono gli scontri tra i suoi sostenitori e le forze dell’ordine. Il bilancio delle violenze è ancora incerto: fonti ospedaliere oggi avevano indicato almeno 11 morti e un centinaio di feriti. Poco fa fonti vicine all’opposizione hanno indicato che le vittime complessive da domenica a oggi sarebbero “più di 40”, in base a conteggi effettuati nelle camere mortuarie di Lomé (29 morti fino a lunedì) e Aného (10 corpi); altri morti sarebbero giunti nelle ore successive. La stessa fonte – che resta comunque priva di riscontri indipendenti – sostiene che ieri sono stati abbandonati corpi senza vita nelle strade di Lomé, Dékon e Kodjoviakopé, recuperati solo nella notte con il favore del buio, quando le violenze erano ormai terminate. 

Centinaia di togolesi arrivati in Benin.
Alcune centinaia di togolesi in fuga dalle violenze di questi giorni seguite alle elezioni di domenica scorsa sono già arrivati nel confinante Benin e stanno ricevendo assistenza da alcune parrocchie che si trovano a ridosso della frontiera. Lo ha detto alla MISNA Paul Lokossou, della Caritas Benin, raggiunto al telefono nella capitale beninese Cotonou. “Non abbiamo ancora numeri precisi ma solo stime di massima, però abbiamo già inviato i nostri operatori nella zona di frontiera di Hilacodji per organizzare l’accoglienza” ha spiegato. “Per garantire assistenza alle persone provenienti dal Togo si stanno già mobilitando le Caritas parrocchiali, sotto il coordinamento dell’Alto Commissariato dell’Onu per i rifugiati (Acnur)” ha detto ancora alla MISNA Lokossou. “Non siamo in grado di prevedere la portata del flusso di rifugiati – ha aggiunto – ma sappiamo che vi è un numero elevato di persone che ancora si trovano dal lato togolese del confine e stanno cercando di varcarlo. Al momento non sappiamo se la frontiera è chiusa o è stata riaperta”. Secondo l’Acnur sarebbero già 600 i rifugiati togolesi arrivati in Benin. Fonti della MISNA dalla capitale toglese Lomé oggi avevano segnalato la partenza di molta gente in direzione del Benin e del Ghana, soprattutto chi ha parenti e amici. 

Finestra di AiutailMondo sul Togo.


articoli tratti da www.misna.it 

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