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Prigionieri USA catturati e mostrati in tv.
Sono in cinque. Quattro uomini e una donna. Uno di
loro viene dal Kansas, un altro dal New Jersey, tre dal Texas. Bagdad dice
di averli catturati appena scesi da un elicottero nei pressi di Al Chibaich,
una città del sud del paese. Hanno i volti impauriti. E ferite al volto,
alle gambe, al torace. Rispondono meccanicamente alle domande pressanti
degli intervistatori della tv.
Le immagini choc dei primi americani caduti in mano irachena arrivano dalla
tv satellitare Al Jazeera. Che ha ripreso quelle trasmesse dalla tv
di Bagdad. Poche ora prima il vicepresidente iracheno Taha Yassin Ramadan
aveva annunciato la cattura di alcuni soldati alleati, annunciando che
sarebbero stati "mostrati presto in televisione". E così è
stato. Quattro dei cinque militari catturati sono ripresi seduti, alcuni con
ferite al volto o fasciature alle braccia e alle gambe. Uno invece è
sdraiato su un lettino, la mano sul fianco, il viso sanguinante.
Complessivamente, però, non sembrano in gravi condizioni. Le telecamere li
riprendono in primo piano, soffermandosi sui particolari solo per mostrare
fasciature e ferite. Una voce fuori campo - ma si intravede più volte un
microfono della tv irachena - li interroga con tono duro. Per esempio
chiede: "Allora, il popolo iracheno vi ha ricevuto con i fiori o con i
kalashnikov?". "Scusi, non capisco", risponde uno dei
prigionieri. Ad un altro viene chiesto: "Perchè sei venuto in
Iraq". E lui risponde: "me lo hanno ordinato". Tutti comunque
appaiono visibilmente spaventati. Uno in particolare, che dice di chiamarsi
James Reily, trema.
In precedenza la tv del Qatar aveva rilanciato altre immagini, altrettanto
drammatiche, nelle quali venivano mostrati i cadaveri di almeno dieci
militari americani caduti in battaglia. Il Pentagono, però, parla di 10
militari "tra prigionieri e morti". E dunque conferma, oltre ai
cinque catturati e mostrati in tv, l'uccisione di soli 5 soldati.
Sono immagini che fanno parte della "propaganda irachena",
commenta il ministro della Difesa Usa Donald Rumsfeld, secondo il quale
mostrare i prigionieri in tv è una "violazione della convenzione di
Ginevra". Il capo del Pentagono è sembrato molto contrariato per la
diffusione sui media statunitensi del video di Al Jazeera. "E'
inopportuno che i network trasmettano quelle immagini", ha detto,
chiedendo poi al regime di Bagdad di "trattare bene gli uomini
catturati, come noi facciamo con i loro prigionieri". Dalla parte
opposta l'Iraq ha assicurato che con gli uomini e le donne catturate adotterà
un comportamento in linea con il diritto internazionale. "Tratteremo i
prigionieri - dice il ministro della difesa Sultan Hachem Ahmed - secondo la
convenzione di Ginevra".
Poco più tardi è il presidente Bush in prima persona che torna
sull'agomento e chiede all'Iraq di trattare bene i soldati degli Stati Uniti
fatti prigionieri. "Mi aspetto - ha detto Bush rientrando alla Casa
Bianca dal week-end - che ricevano un trattamento umano".
Tornado inglese abbattuto da missili USA.
Si chiama "fuoco amico". Ma dietro questa definizione
apparentemente neutra si nasconde un elemento presente in tutte le guerre,
anche quelle annunciate come chirurgiche e iper-tecnologiche: l'errore che
finisce per provocare vittime nel proprio fronte. Accadde tante volte dodici
anni fa, nel primo conflitto del Golfo; accade ancora oggi, in questi primi
quattro giorni di attacco all'Iraq.
Gli ultimi due episodi si sono verificati nelle ultime 24 ore. Il più grave
è la scomparsa di un velivolo britannico, un Tornado, in missione
nell'area: il comando alleato, dopo molte ore di silenzio, ha ammesso che
l'apparecchio è stato abbattuto, per sbaglio, da un missile Patriot
americano, vicino al confine col Kuwait. Non è chiaro quanti militari ci
fossero sul Tornado, un aereo che di solito ha un equipaggio composto da una
o due persone. I vertici britannici hanno accolto la notizia con
rassegnazione: "Sono i rischi della guerra", si sono limitati a
commentare.
Forti perdite alleate a Nassiriya.
Avanzano, le truppe di terra anglo-americane dirette verso il cuore
dell'Iraq. Ma a Najaf, sulla strada verso la capitale, e a sud nel porto di
Umm Qasr, ci sono scontri e sacche di resistenza così come a Nassiriya dove
le forze americane avrebbero subito perdite "significative" e
almeno cinque prigionieri mentre, a detta del segretario alla Difesa Donald
Rumsfeld, ci sarebbero "meno di dieci soldati americani dispersi"
nel sud del Paese. Intanto, sempre oggi, aerei B52, col loro carico di
bombe, sono partiti dalle loro basi, pronti a colpire ancora una Bagdad in
cui, già in mattinata e nel primo pomeriggio ci sono state forti
esplosioni.
Battaglia a Nassiriya - E anche nell'altro centro urbano raggiunto
ieri dagli alleati, Nassiriya, la battaglia infuria. Secondo i giornalisti e
fonti americane i marines avrebbero subito "perdite
significative". Secondo AbcNews 11 marines sarebbero stati fatti
prigionieri e una cinquantina feriti colpiti dall'artiglieria irachena sul
mezzo sul quale stavano viaggiando. Invece, secondo Al Jazeera, sarebbero
decine i morti fra i marines mentre Cnn riferisce che un mezzo anfibio
americano è stato colpito da un razzo e ci sarebbero una decina di morti.
La Tv di Stato irachena, intanto, ha mostrato le immagini di 5 soldati
americani, fra cui una donna, prigionieri degli iracheni e il Pentagono
ammette che cinque marines sono stati uccisi e 5 fatti prigionieri. Mentre,
secondo fonti irachene, ci sono 25 soldati morti americani e britannici.
In marcia verso la capitale. Le forze della coalizione, incolonnate
in un convoglio lungo 4 chilometri e mezzo, hanno già superato l'Eufrate e
avanzano verso nord. Il cammino è ostacolato dalla resistenza, che ha
impegnato gli alleati in scontri durissimi a Najaf, 160 chilometri a sud di
Bagdad. Sono intervenuti gli elicotteri Apache, per consentire alla colonna
corazzata di riprendere il cammino. Il Pentagono ha detto che la marcia
verso la capitale è ormai a metà strada.
Battaglia a Umm Qasr. La difesa irachena ha messo ancora in difficoltà
i marines americani a Umm Qasr, la città della penisola di Faw, dove sono
in corso combattimenti. Lo ha dichiarato la tv Al Jazeera. Gli scontri a
fuoco, i più intensi da quando le forze americane hanno detto di aver
assunto il controllo della città meridionale, sono durati una mezz'ora. La
televisione ha mandato in onda le immagini dei soldati Usa commentandole
come "un tentativo di riconquista" del porto da parte delle forze
irachene. Il porto, ricordiamolo, si trova su un canale che ha lo sbocco sul
Golfo ed è considerato un punto strategico. Alla fine è stato necessario
l'intervento prolungato della forza aerea e dei carri armati della
coalizione per venire a capo della resistenza. Dopo due incursioni degli
aerei d'attacco britannici Harrier, che hanno sganciato devastanti bombe da
500 libbre, sono stati visti i combattenti iracheni agitare le bandiere
bianche in segno di resa. Dopo il calare delle tenebre rimaneva solo
un'ultima sacca di resistenza, per neutralizzare la quale gli americani
hanno continuato a sparare con le mitragliatrici, con i mortai e con altri
pezzi di artiglieria.
Incognite a Bassora. La prima città "non è ancora
sicura": lo ha ammesso oggi, dal Qatar, il comando delle operazioni.
Spiegando che all'interno non tutto è tranquillo, e che i soldati inglesi e
americani sono fermi alle porte. Secondo il ministero dell'Informazione
iracheno, a Bassora finora ci sono stati, tra i civili, 77 morti e 366
feriti. Tra loro, come confermano le autorità di Mosca, un giornalista
russo inviato in Iraq, vittima dei bombardamenti di ieri.
Bagdad senza pace. Dopo essere stata ancora una volta colpita in
piena notte (a intermittenza e non a tappeto), e dopo aver poi vissuto una
breve pausa di qualche ora, a giorno ormai fatto Bagdad è ritornata sotto
bombardamento alleato. Erano circa le 9 del mattino locali, le 7 in Italia,
quando sono risuonate le prime esplosioni. Alcune in centro, parecchie altre
alla periferia. Nuova ondata di fortissime esplosioni, questa volta nella
zona ovest, si sono udite nel primo pomeriggio. E la sirena è nuovamente
risuonata nel tardo pomeriggio accompagnata da un violento fuoco di
sbarramnento della contraerea. Un missile ha colpito un obbiettivo al
momento sconosciuto sulla riva est del Tigri. In mattinata era satta
bombardata anche Tikrit, la città natale di Saddam; colpito anche il suo
palazzo. I morti sarebbero quattro.
Raid in Kurdistan. L'aeronautica statunitense ha nuovamente attaccato
nella notte le posizioni della milizia integralista Ansar Al Islam,
sospettata di legami con Al Qaeda, nel Kurdistan iracheno. A quanto si
appreso sarebbero state sganciate almeno quattro bombe.
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