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articolo tratto da
lanuovaecologia.it
Il tribunale federale ha dichiarato illegale la pesca dei giapponesi
all'interno delle acque dell'Antartide. La sentenza, simbolica perché fuori
dal territorio australiano, era stata più volte bloccata dal precedente
governo conservatore
Il tribunale federale australiano ha dichiarato illegale la pesca dei
giapponesi all'interno delle acque dell'Antartide, che l'Australia ha
dedicato a santuario dei cetacei. La sentenza, di fatto simbolica perché
fuori dal territorio australiano, era stata più volte bloccata dal
precedente governo conservatore di John Howard, preoccupato di guastare i
rapporti con il Giappone.
Era stata la Humane Society International, nel 2004, a denunciare la Kyodo
Senpaku Kaisha Ltd, società che invia le baleniere nipponiche a caccia anche
nel santuario dei cetacei dell'Antartide. Secondo la HSI, da quando il
santuario è stato creato, nel 2000, i giapponesi avrebbero ucciso almeno
1.300 balene, tra cui balenottere azzurre.
Il giudice Jim Allsop - che nella sentenza di oggi ha chiesto ai giapponesi
di fermare immediatamente la pesca nel santuario - ha dichiarato che "senza
un ordine della magistratura, i giapponesi continuerebbero ad uccidere
all'interno dell'oasi protetta".
Nessuna reazione per ora da Tokyo, che comunque non ha mai riconosciuto i
confini dell'area protetta designata dall'Australia, e ha più volte detto
che non avrebbe ubbidito ad una sentenza di un tribunale australiano che
riguarda un territorio internazionale.
Le baleniere giapponesi, che hanno annunciato per questa stagione di pesca
uno straordinario target di 935 cetacei, tra i quali anche specie a rischio
di estinzione secondo gli ambientalisti, sono state intercettate da una nave
di Greenpeace in Antartide.
"Stiamo tallonando la Nisshin Maru, la nave che processa e congela la carne.
In questo modo, abbiamo di fatto bloccato la pesca, perché le altre
baleniere della flotta non possono scaricare la carne pescata", ha detto
Karli Thomas, portavoce di Greenpeace.
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